Discussione:
benefici della dieta a Zona nel LUUUUNGO periodo...
(troppo vecchio per rispondere)
Eu Man
2005-05-17 09:04:22 UTC
Permalink
Ciao,
secondo voi (o secondo Sears), in un soggetto sano che segue la zona da
tempo, che non fa attività agonistica troppo spinta (ricordo di aver letto
che per l'atleta la zona va modificata un po), che non ha problemi di peso e
non la segue per dimagrire...

... quali possono essere gli eventuali benefici nel lungo periodo?
intendo dire, controllare sempre in maniera precisa il carico insulinico per
mesi e mesi alla lunga fa sentire meglio (si/no) e in che senso?

Grazie, ciao, Davide.
--
Davide
chicchi
2005-05-17 14:12:44 UTC
Permalink
"Eu Man" ha scritto
Post by Eu Man
... quali possono essere gli eventuali benefici nel lungo periodo?
intendo dire, controllare sempre in maniera precisa il carico insulinico
per mesi e mesi alla lunga fa sentire meglio (si/no) e in che senso?
a questa domanda puoi rispondere solo tu.

Per quello che mi riguarda io ho deciso di seguire la zona
ad libitum, perchè credo che comunque seguire un regime alimentare
sia meglio che improvvisare.
Io mi trovo bene con la zona,
ma non è detto che vada così per tutti.
Mangiando in modo controllato, comunque eviti
di affogarti senza misura e (almeno per me)
mangiando meno, posso scegliere i cibi con più attenzione,
privilegiando la qualità.
(mangiare molto e bene,
non sarebbe possibile per il mio portafoglio,
con quello che costano i cibi "veri"!)

Se è vero che siamo quello che mangiamo,
mangiare bene dovrebbe aiutare a invecchiare meglio...

ciao
albè
2005-05-17 22:24:13 UTC
Permalink
Post by Eu Man
Ciao,
secondo voi (o secondo Sears), in un soggetto sano che segue la zona da
tempo, che non fa attività agonistica troppo spinta (ricordo di aver letto
che per l'atleta la zona va modificata un po), che non ha problemi di peso e
non la segue per dimagrire...
... quali possono essere gli eventuali benefici nel lungo periodo?
intendo dire, controllare sempre in maniera precisa il carico
insulinico per
Post by Eu Man
mesi e mesi alla lunga fa sentire meglio (si/no) e in che senso?
Grazie, ciao, Davide.
--
Davide
Non alla lunga ma da subito, io in meno di una settimana ne ho
avvertito i benefici, c'è chi c'impiega un po' di più ma entro il
primo mese sei un uomo nuovo.
Nel senso che, le condizioni psicofisiche sono ottime, è difficile
spiegare sono sensazione che vanno vissute, ad esempio, a cominciare
dal mattino appena svegli si è da subito scattanti, non hai bisogno di
tempo per carburare e poi sei pieno d'energie per tutta la giornata,
sei più vigile e poi altri benefici di carattere generale ma anche
individuali.

Ciao Alberto.
Filippo
2005-05-18 06:49:02 UTC
Permalink
"alb�" <***@tiscali.it> ha scritto nel messaggio news:***@g44g2000cwa.googlegroups.com...


Non alla lunga ma da subito, io in meno di una settimana ne ho
avvertito i benefici, c'è chi c'impiega un po' di più ma entro il
primo mese sei un uomo nuovo.
Nel senso che, le condizioni psicofisiche sono ottime, è difficile
spiegare sono sensazione che vanno vissute, ad esempio, a cominciare
dal mattino appena svegli si è da subito scattanti, non hai bisogno di
tempo per carburare e poi sei pieno d'energie per tutta la giornata,
sei più vigile e poi altri benefici di carattere generale ma anche
individuali.

Però non è tutto rose e fiori...
Ci sono anche soggetti che questi benefici (dove l'effetto placebo gioca un
ruolo determinante) li perdono dopo qualche tempo.
I benefici nel lungo periodo sono quelli veri e legati al controllo
dell'insulina.
Enrico C
2005-05-18 09:12:28 UTC
Permalink
On Wed, 18 May 2005 06:49:02 GMT, Filippo wrote on it.salute.alimentazione
Post by albè
Non alla lunga ma da subito, io in meno di una settimana ne ho
avvertito i benefici, c'è chi c'impiega un po' di più ma entro il
primo mese sei un uomo nuovo.
Nel senso che, le condizioni psicofisiche sono ottime, è difficile
spiegare sono sensazione che vanno vissute, ad esempio, a cominciare
dal mattino appena svegli si è da subito scattanti, non hai bisogno di
tempo per carburare e poi sei pieno d'energie per tutta la giornata,
sei più vigile e poi altri benefici di carattere generale ma anche
individuali.
Premesso che non escudo ci possano essere benefici dalla Zona, [e che anzi
la mia attuale alimentazione non se ne discosta poi tanto!], scommetto però
che testimonianze simili di uomini e donne "rinati" si possono sentire
anche da chi segue altri regimi dietetici completamente differenti, provate
a chiedere agli entusiasti del veganesimo, per esempio... ^^

Credo che molto dipenda anche dalla situazione di provenienza, cioè se fino
a ieri si mangiava qualsiasi cosa capitasse nel piatto, se si mangiava il
triplo del necessario, se si trascorrevano ore sul divano...
e se all'inizio del nuovo regime alimentare si abbina una più generale
nuova attenzione verso il benessere, il mangiar sano, l'evitare eccessi, il
fare attività fisica, ecc.
[e non mi riferisco a te, ovviamente, ma a un generico nuovo adepto che
abbraccci con entusiasmo e positività una qualsiasi dieta...]
Post by albè
Però non è tutto rose e fiori...
Ci sono anche soggetti che questi benefici (dove l'effetto placebo gioca un
ruolo determinante) li perdono dopo qualche tempo.
Appunto, perché almeno parte dell'effetto è lo stimolo psicologico della
novità... Anche innamorarsi può dare le stesse sensazioni, che poi però
dopo un po' diminuiscono, no?...
Post by albè
I benefici nel lungo periodo sono quelli veri e legati al controllo
dell'insulina.
Questo ha senso, anche se mi chiedo se lo stesso beneficio non possa
ottenersi semplicemente evitando gli eccessi di carico glicemico, anche
senza ricalibrare il rapporto p/c di ogni pasto secondo le prescrizioni
della Zona...
?
--
Enrico C
Filippo
2005-05-18 09:36:53 UTC
Permalink
Post by Enrico C
On Wed, 18 May 2005 06:49:02 GMT, Filippo wrote on it.salute.alimentazione
Premesso che non escudo ci possano essere benefici dalla Zona, [e che anzi
la mia attuale alimentazione non se ne discosta poi tanto!], scommetto però
che testimonianze simili di uomini e donne "rinati" si possono sentire
anche da chi segue altri regimi dietetici completamente differenti, provate
a chiedere agli entusiasti del veganesimo, per esempio... ^^
Credo che molto dipenda anche dalla situazione di provenienza, cioè se fino
a ieri si mangiava qualsiasi cosa capitasse nel piatto, se si mangiava il
triplo del necessario, se si trascorrevano ore sul divano...
e se all'inizio del nuovo regime alimentare si abbina una più generale
nuova attenzione verso il benessere, il mangiar sano, l'evitare eccessi, il
fare attività fisica, ecc.
[e non mi riferisco a te, ovviamente, ma a un generico nuovo adepto che
abbraccci con entusiasmo e positività una qualsiasi dieta...]
Punto centrato alla perfezione.
Post by Enrico C
Post by Filippo
Però non è tutto rose e fiori...
Ci sono anche soggetti che questi benefici (dove l'effetto placebo gioca un
ruolo determinante) li perdono dopo qualche tempo.
Appunto, perché almeno parte dell'effetto è lo stimolo psicologico della
novità... Anche innamorarsi può dare le stesse sensazioni, che poi però
dopo un po' diminuiscono, no?...
Post by Filippo
I benefici nel lungo periodo sono quelli veri e legati al controllo
dell'insulina.
Questo ha senso, anche se mi chiedo se lo stesso beneficio non possa
ottenersi semplicemente evitando gli eccessi di carico glicemico, anche
senza ricalibrare il rapporto p/c di ogni pasto secondo le prescrizioni
della Zona...
?
Secondo Sears con la zona si ottiene il massimo, ma è anche vero che è
difficile pensare che una mela mangiata da sola (ad esepio) posso combinare
molti danni...
chicchi
2005-05-18 14:34:34 UTC
Permalink
"Filippo" ha scritto >
Post by Filippo
Secondo Sears con la zona si ottiene il massimo, ma è anche vero che è
difficile pensare che una mela mangiata da sola (ad esepio) posso combinare
molti danni...
per chi segue la zona da un pò,
mangiare una mela da sola non fa certo danni,
però ti sfastidia.
Per lo meno io dopo un pò ho di nuovo un sacco di fame.

ciao
Enrico C
2005-05-23 07:31:37 UTC
Permalink
On Wed, 18 May 2005 11:12:28 +0200, Enrico C wrote in
<news:***@news.lillathedog.net> on it.salute.alimentazione :

<snip>
Post by Enrico C
Credo che molto dipenda anche dalla situazione di provenienza, cioè se fino
a ieri si mangiava qualsiasi cosa capitasse nel piatto, se si mangiava
<snip>


Leggendo alcune delle FAQ del Dr Sears
http://www.drsears.com/drsearspages/toolsfaq.jsp

mi rafforzo in questa idea, cioè che diversi effetti positivi (reali)
possono venire dal semplice fatto di mettere finalmente ordine nella
propria alimentazione per chi partiva da un'alimentazione sregolata e
casuale tipica di moltissime persone, grazie a un sistema pratico e
persuasivo che può essere applicato da tutti...

Il fatto stesso di "regolamentare" ogni singolo pasto... "costringe" a far
caso a quello che si mette nel piatto, "costringe" a pasti equilibrati con
proteine, carbo e grassi ed evita merende a base di snack pieni di
zucchero!, per dire...
insomma porta davvero a una maggiore attenzione e consapevolezza
alimentare, rispetto alla situazione di partenza di tanti.
Questo mi pare di per sé un fatto positivo (anche se, secondo me, tutto ciò
funziona *a prescindere* dall'esatto raggiungimento del 40-30-30)...
Post by Enrico C
Post by Filippo
I benefici nel lungo periodo sono quelli veri e legati al controllo
dell'insulina.
Questo ha senso, anche se mi chiedo se lo stesso beneficio non possa
ottenersi semplicemente evitando gli eccessi di carico glicemico, anche
All'attenzione al carico glicemico, di cui parla anche Harvard
(consigliando per esempio gli integrali al posto dei cereali raffinati,
ecc.), aggiungiamo una scelta di alimenti che mi pare in vari punti simile
alle Linee guida: più frutta e verdura, attenzione alle fonti dense di
calorie, meno snack e dolciumi, evitare gli eccessi di sale, moderazione
sui grassi saturi, preferenza per l'olio d'oliva, ecc....

E una distribuzione dei macronutrienti che non mi pare molto lontana dai
valori possibili anche a norma di linee guida (specie per chi è interessato
a una dieta ipocalorica per perdere peso, quindi con ridotto apporto
energetico da carbo e grassi).
Negli AMDR americani che ho riportato in un altro post, per esempio,
l'intervallo dei carbo consigliati parte dal 45%, mentre i grassi e le
proteine possono arrivare entrambi al 35%... ^^
Eu Man
2005-05-23 07:52:31 UTC
Permalink
Post by Enrico C
Il fatto stesso di "regolamentare" ogni singolo pasto... "costringe" a far
caso a quello che si mette nel piatto, "costringe" a pasti equilibrati con
proteine, carbo e grassi ed evita merende a base di snack pieni di
zucchero!, per dire...
insomma porta davvero a una maggiore attenzione e consapevolezza
alimentare, rispetto alla situazione di partenza di tanti.
Questo mi pare di per sé un fatto positivo (anche se, secondo me, tutto ciò
funziona *a prescindere* dall'esatto raggiungimento del 40-30-30)...
All'attenzione al carico glicemico, di cui parla anche Harvard
(consigliando per esempio gli integrali al posto dei cereali raffinati,
ecc.), aggiungiamo una scelta di alimenti che mi pare in vari punti simile
alle Linee guida: più frutta e verdura, attenzione alle fonti dense di
calorie, meno snack e dolciumi, evitare gli eccessi di sale, moderazione
sui grassi saturi, preferenza per l'olio d'oliva, ecc....
Ciao Enrico, quoto TUTTO perchè secondo me questi sono i punti
principali....

Qualche tempo fa parlavo appunto di "consapevolezza alimentare", cosa che
moltissimi ignorano o semplicemente non hanno perchè non si pongono il
problema e/o non si documentano un minimo su un tema così fondamentale come
la nutrizione ed alimentazione... poi magari della benzina e dell'olio che
mettono nella loro auto sanno tutto (analogia con il nostro corpo che è la
nostra "macchina" più importante!).

Dunque, certamente come dici tu il punto non sta nel 40-30-30, magari anche
un 60-20-20 potrebbe andare bene ma un grandissimo numero di persone temo
che segua un 250-80-240 o qualcos'altro di simile ed esagerato (ho superato
il 100% proprio per evidenziare l'eccessivo apporto calorico, non che non
sappia che si parli di %...), per cui in effetti già seguire la zona o la
meditrerranea ma con maggiore cognizione di causa e controllo aiuterebbe
senza dubbio.

Sabato mattina ero in giro con amici, uno di loro doveva portare qualcosa da
mangiare alla sua ragazza che lavora in una libreria e non mangiava dalle
8.00 (era mezzogiorno), lui è entrato in un bar e le ha preso una di quelle
pizzette salate... possibile che non venga in mente a nessuno di portare uno
yogurt ed una mela, ad esempio?! Io sono stato zitto perchè altrimenti mi
dicono che rompo le scatole! :-)

A proposito, proprio riguardo alle proporzioni, da quando ho iniziato ad
usare il foglio excel del quale vi ho parlato (l'ho fatto più che altro per
controllare l'apporto dei macronutrienti perchè nei giorni precedenti non
mangiando praticamente carboidrati ero arrivato a stare male...), con la
scusa di verificare un apporto di carbo compreso tra 100 e 130 g al giorno e
dunque di bilanciare anche le proteine, inevitabilmente butto l'occhio anche
sulla colonna delle calorie per cui alla fine sono ancora più vigile e
consapevole ed infatti sto meglio (mangio più carbo che nelle settimane
precedenti), mi alleno meglio perchè ho più energie e ho ripreso a
dimagrire... non sono fanatico e precisino al punto di calcolare anche le
calorie di un eventuale cappuccino al bar (che poi non bevo cappucci, al
limite un mirto o un amaro il sabato sera ma non lo conto nemmeno), capisco
che non si possa chiedere/imporre a tutti di farsi la dieta giorno per
giorno stando 10 minuti davanti ad Excel la sera prima di andare a letto
come faccio io, però questo controllo (che a me piace perchè mi permette di
pianificare un minimo gli alimenti da assumere il giorno seguente, di
suddividere i macronutrienti nella giornata, di usare gli alimenti che
preferisco a rotazione...), per quanto spannometrico possa essere, permette
di vivere il rapporto con il cibo in modo più ragionato ed appunto come dici
tu, "consapevole".

Davide.
albè
2005-05-18 20:15:28 UTC
Permalink
Post by albè
Non alla lunga ma da subito, io in meno di una settimana ne ho
avvertito i benefici, c'è chi c'impiega un po' di più ma entro il
primo mese sei un uomo nuovo.
Nel senso che, le condizioni psicofisiche sono ottime, è difficile
spiegare sono sensazione che vanno vissute, ad esempio, a cominciare
dal mattino appena svegli si è da subito scattanti, non hai bisogno di
tempo per carburare e poi sei pieno d'energie per tutta la giornata,
sei più vigile e poi altri benefici di carattere generale ma anche
individuali.
Però non è tutto rose e fiori...
Ci sono anche soggetti che questi benefici (dove l'effetto placebo gioca un
ruolo determinante) li perdono dopo qualche tempo.
Ho cominciato a febbraio 2003, sono passati 27 mesi e i benefici che ho
descritto permangono tutti, inoltre conosco persone che da 5 anni e
più che continuano a beneficiarne. E' lecito parlare d'effetto
placebo per periodi così lunghi? Le analisi cliniche che erano tutte
sballate e ora tutte in ordine, pure effetto placebo è? Se l'effetto
placebo è riuscito a guarirmi dei molti mali che mi affliggevano, cosa
che i tanti medicinali sistematicamente fallivano, allora dico: Ma
perché non ci curiamo con l'effetto placebo?
Post by albè
I benefici nel lungo periodo sono quelli veri e legati al controllo
dell'insulina.
Hai detto niente!!
Io ho cercato di descrivere quelli falsi, vuoi essere così gentile e
ci descrivi quelli veri?
Filippo
2005-05-18 22:26:20 UTC
Permalink
Post by albè
Non alla lunga ma da subito, io in meno di una settimana ne ho
avvertito i benefici, c'è chi c'impiega un po' di più ma entro il
primo mese sei un uomo nuovo.
Nel senso che, le condizioni psicofisiche sono ottime, è difficile
spiegare sono sensazione che vanno vissute, ad esempio, a cominciare
dal mattino appena svegli si è da subito scattanti, non hai bisogno di
tempo per carburare e poi sei pieno d'energie per tutta la giornata,
sei più vigile e poi altri benefici di carattere generale ma anche
individuali.
Però non è tutto rose e fiori...
Ci sono anche soggetti che questi benefici (dove l'effetto placebo gioca un
ruolo determinante) li perdono dopo qualche tempo.
Ho cominciato a febbraio 2003, sono passati 27 mesi e i benefici che ho
descritto permangono tutti, inoltre conosco persone che da 5 anni e
più che continuano a beneficiarne. E' lecito parlare d'effetto
placebo per periodi così lunghi? Le analisi cliniche che erano tutte
sballate e ora tutte in ordine, pure effetto placebo è? Se l'effetto
placebo è riuscito a guarirmi dei molti mali che mi affliggevano, cosa
che i tanti medicinali sistematicamente fallivano, allora dico: Ma
perché non ci curiamo con l'effetto placebo?
Post by albè
I benefici nel lungo periodo sono quelli veri e legati al controllo
dell'insulina.
Hai detto niente!!
Io ho cercato di descrivere quelli falsi, vuoi essere così gentile e
ci descrivi quelli veri?

Anzittutto ti chiedo il perchè di questo tono.
Comunque, tu hai parlato di condizioni psicofisiche, di prontezza mentale,
ok agli eicosanoidi, ma ci sono anche altre cose che influiscono su queste
condizioni.
Io mi riferivo soprattutto a stato di infiammazione e ad equilibrio
endocrino.
Comunque come giustamente faceva notare Enrico, è anche interessante
considerare il punto di partenza.
Tu non conosci nessuno che ha avuto problemi con la zona ?
albè
2005-05-19 20:55:22 UTC
Permalink
Post by Filippo
Post by albè
Non alla lunga ma da subito, io in meno di una settimana ne ho
avvertito i benefici, c'è chi c'impiega un po' di più ma entro il
primo mese sei un uomo nuovo.
Nel senso che, le condizioni psicofisiche sono ottime, è difficile
spiegare sono sensazione che vanno vissute, ad esempio, a
cominciare
Post by Filippo
Post by albè
dal mattino appena svegli si è da subito scattanti, non hai
bisogno
Post by Filippo
di
Post by albè
tempo per carburare e poi sei pieno d'energie per tutta la
giornata,
Post by Filippo
Post by albè
sei più vigile e poi altri benefici di carattere generale ma anche
individuali.
Però non è tutto rose e fiori...
Ci sono anche soggetti che questi benefici (dove l'effetto placebo
gioca un
Post by albè
ruolo determinante) li perdono dopo qualche tempo.
Ho cominciato a febbraio 2003, sono passati 27 mesi e i benefici che ho
descritto permangono tutti, inoltre conosco persone che da 5 anni e
più che continuano a beneficiarne. E' lecito parlare d'effetto
placebo per periodi così lunghi? Le analisi cliniche che erano tutte
sballate e ora tutte in ordine, pure effetto placebo è? Se l'effetto
placebo è riuscito a guarirmi dei molti mali che mi affliggevano, cosa
che i tanti medicinali sistematicamente fallivano, allora dico: Ma
perché non ci curiamo con l'effetto placebo?
Post by albè
I benefici nel lungo periodo sono quelli veri e legati al controllo
dell'insulina.
Hai detto niente!!
Io ho cercato di descrivere quelli falsi, vuoi essere così gentile e
ci descrivi quelli veri?
Anzittutto ti chiedo il perchè di questo tono.
Comunque, tu hai parlato di condizioni psicofisiche, di prontezza mentale,
ok agli eicosanoidi, ma ci sono anche altre cose che influiscono su queste
condizioni.
Io mi riferivo soprattutto a stato di infiammazione e ad equilibrio
endocrino.
Comunque come giustamente faceva notare Enrico, è anche interessante
considerare il punto di partenza.
Tu non conosci nessuno che ha avuto problemi con la zona ?
albè
2005-05-19 21:17:06 UTC
Permalink
Post by Filippo
Post by albè
Non alla lunga ma da subito, io in meno di una settimana ne ho
avvertito i benefici, c'è chi c'impiega un po' di più ma entro il
primo mese sei un uomo nuovo.
Nel senso che, le condizioni psicofisiche sono ottime, è difficile
spiegare sono sensazione che vanno vissute, ad esempio, a
cominciare
Post by Filippo
Post by albè
dal mattino appena svegli si è da subito scattanti, non hai
bisogno
Post by Filippo
di
Post by albè
tempo per carburare e poi sei pieno d'energie per tutta la
giornata,
Post by Filippo
Post by albè
sei più vigile e poi altri benefici di carattere generale ma anche
individuali.
Però non è tutto rose e fiori...
Ci sono anche soggetti che questi benefici (dove l'effetto placebo
gioca un
Post by albè
ruolo determinante) li perdono dopo qualche tempo.
Ho cominciato a febbraio 2003, sono passati 27 mesi e i benefici che ho
descritto permangono tutti, inoltre conosco persone che da 5 anni e
più che continuano a beneficiarne. E' lecito parlare d'effetto
placebo per periodi così lunghi? Le analisi cliniche che erano tutte
sballate e ora tutte in ordine, pure effetto placebo è? Se l'effetto
placebo è riuscito a guarirmi dei molti mali che mi affliggevano, cosa
che i tanti medicinali sistematicamente fallivano, allora dico: Ma
perché non ci curiamo con l'effetto placebo?
Post by albè
I benefici nel lungo periodo sono quelli veri e legati al controllo
dell'insulina.
Hai detto niente!!
Io ho cercato di descrivere quelli falsi, vuoi essere così gentile e
ci descrivi quelli veri?
Anzittutto ti chiedo il perchè di questo tono.
Mi sono riletto il tutto, effettivamente trovo il tono un tantino più
deciso di quanto avrei voluto che fosse. Forse è dovuto
all'interpretazione della frase "I benefici nel lungo periodo sono
quelli veri..."
Mi era sembrato forse sbagliando, che tu avessi voluto intendere che i
benefici da me descritti erano falsi. Ho frainteso? Se è così,
scusami.
Post by Filippo
Comunque, tu hai parlato di condizioni psicofisiche, di prontezza mentale,
ok agli eicosanoidi, ma ci sono anche altre cose che influiscono su queste
condizioni.
Io mi riferivo soprattutto a stato di infiammazione e ad equilibrio
endocrino.
In pratica come si palesa, che sensazione si avverte in concreto?
Immagino, una sensazione di benessere, una sorte di stato di grazia.
Post by Filippo
Comunque come giustamente faceva notare Enrico, è anche interessante
considerare il punto di partenza.
Enrico dice delle cose ovvie, solo che l'entusiasmo e la positività,
alla lunga, non regge se non c'è qualcosa di sostanziale a
sorreggerlo.
Ad Enrico dico anche che non è come lui crede, che basta stare
all'interno del rapporto p/c 05<1 per essere in Zona di norma il
rapporto è 075 può capitare qualche caso che bisogna calibrare il
rapporto, trovato il rapporto giusto per quell'individuo questo
rimane.
Post by Filippo
Tu non conosci nessuno che ha avuto problemi con la zona ?
Si, di solito quelli che fanno fatica a lasciare le vecchie abitudini.

Ciao alberto.
Enrico C
2005-05-19 23:49:47 UTC
Permalink
Post by albè
Post by Filippo
Comunque come giustamente faceva notare Enrico, è anche interessante
considerare il punto di partenza.
Enrico dice delle cose ovvie, solo che l'entusiasmo e la positività,
alla lunga, non regge se non c'è qualcosa di sostanziale a
sorreggerlo.
Io, da quel che ho capito, penso che gli eventuali benefici siano un mix di
fenomeni strettamente "materiali", specifici di una certa dieta...

e del risultato degli stimoli psicologici positivi [non specifici della
dieta in sé, ma legati all'entusiasmo con cui vi si aderisce], stimoli che
possono agevolare il cambiamento di stile di vita complessivo, per esempio
facendoci abbandonare il divano in favore di qualche attività fisica ;)
E se questo cambiamento di stile di vita resiste... può dare effetti
concreti sul lungo periodo!

Comunque, le mie erano più che altro ipotesi su quali potrebbero essere i
meccanismi che portano le persone a sentire benefici.

Appro'... Ho appena trovato un articolo sulla Zona dal Journal of the
American College of Nutrition che, dalle prime righe, mi pare piuttosto
prudente, se non addirittura scettico, rispetto ad alcuni dei "benefici"
della Zona... però su altri (vedi omega3) mi pare più possibilista :)

Devo ancora leggerlo fino in fondo però.

http://www.jacn.org/cgi/content/full/22/1/9

Cito solo i key points dal sommario iniziale:

Key teaching points:

* The Zone Diet is a carbohydrate-restricted diet that postulates a
connection between diet, hormones and eicosanoids that ultimately leads to
improved health.

* There is no evidence that a 0.75 protein to carbohydrate ratio
(40/30/30), whether eaten as a small test meal or in the form of a complete
mixed diet, reduces the insulin response when compared to traditional
dietary guideline meal/food intakes and may even potentially produce a
larger area under the insulin curve.

* The Zone classification of eicosanoids as "bad" or "good" based on
receptor binding or on gross physiological functions is oversimplified, but
the recommendation to supplement the diet with omega-3 fatty acids or
progenitors of series-1 eicosanoids has some documented health merit.

* Although carbohydrate, protein, insulin and glucagon can impact delta
destaurase enzyme activity, those activities reported by the Zone clearly
and selectively ignore the known effects of macronutrients and hormones
that contradict the Zone theory.

* The scientific literature is in opposition to the purported benefits of
adopting a Zone Diet for improved health.
Post by albè
Ad Enrico dico anche che non è come lui crede, che basta stare
all'interno del rapporto p/c 05<1 per essere in Zona di norma il
rapporto è 075 può capitare qualche caso che bisogna calibrare il
rapporto, trovato il rapporto giusto per quell'individuo questo
rimane.
Sul rapporto p/c, facevo riferimento a quanto diceva Filippo, dai libri di
Sears :)

Oltre a questo, Filippo osservava anche - e personalmente mi sembra sensato
- che può essere necessario ricalibrare la dieta aumentando l'apporto di
grassi e di carbo una volta eliminato il grasso superfluo, e questo
significherebbe di conseguenza modificare anche il rapporto p/c, mi pare...
--
Enrico C
albè
2005-05-20 19:46:17 UTC
Permalink
Post by Enrico C
Post by albè
Post by Filippo
Comunque come giustamente faceva notare Enrico, è anche
interessante
Post by Enrico C
Post by albè
Post by Filippo
considerare il punto di partenza.
Enrico dice delle cose ovvie, solo che l'entusiasmo e la
positività,
Post by Enrico C
Post by albè
alla lunga, non regge se non c'è qualcosa di sostanziale a
sorreggerlo.
Io, da quel che ho capito, penso che gli eventuali benefici siano un mix di
fenomeni strettamente "materiali", specifici di una certa dieta...
e del risultato degli stimoli psicologici positivi [non specifici della
dieta in sé, ma legati all'entusiasmo con cui vi si aderisce], stimoli che
possono agevolare il cambiamento di stile di vita complessivo, per esempio
facendoci abbandonare il divano in favore di qualche attività fisica ;)
E se questo cambiamento di stile di vita resiste... può dare effetti
concreti sul lungo periodo!
Comunque, le mie erano più che altro ipotesi su quali potrebbero essere i
meccanismi che portano le persone a sentire benefici.
Appro'... Ho appena trovato un articolo sulla Zona dal Journal of the
American College of Nutrition che, dalle prime righe, mi pare
piuttosto
Post by Enrico C
prudente, se non addirittura scettico, rispetto ad alcuni dei
"benefici"
Post by Enrico C
della Zona... però su altri (vedi omega3) mi pare più possibilista :)
Devo ancora leggerlo fino in fondo però.
Quel poco d'inglese che mastico non mi permette di leggere un
articolo così complesso. Se dopo averlo letto mi fai un sunto, ti
ringrazio.
Post by Enrico C
http://www.jacn.org/cgi/content/full/22/1/9
* The Zone Diet is a carbohydrate-restricted diet that postulates a
connection between diet, hormones and eicosanoids that ultimately leads to
improved health.
* There is no evidence that a 0.75 protein to carbohydrate ratio
(40/30/30), whether eaten as a small test meal or in the form of a complete
mixed diet, reduces the insulin response when compared to traditional
dietary guideline meal/food intakes and may even potentially produce a
larger area under the insulin curve.
* The Zone classification of eicosanoids as "bad" or "good" based on
receptor binding or on gross physiological functions is
oversimplified, but
Post by Enrico C
the recommendation to supplement the diet with omega-3 fatty acids or
progenitors of series-1 eicosanoids has some documented health merit.
* Although carbohydrate, protein, insulin and glucagon can impact delta
destaurase enzyme activity, those activities reported by the Zone clearly
and selectively ignore the known effects of macronutrients and
hormones
Post by Enrico C
that contradict the Zone theory.
* The scientific literature is in opposition to the purported
benefits of
Post by Enrico C
adopting a Zone Diet for improved health.
Post by albè
Ad Enrico dico anche che non è come lui crede, che basta stare
all'interno del rapporto p/c 05<1 per essere in Zona di norma il
rapporto è 075 può capitare qualche caso che bisogna calibrare il
rapporto, trovato il rapporto giusto per quell'individuo questo
rimane.
Sul rapporto p/c, facevo riferimento a quanto diceva Filippo, dai libri di
Sears :)
Oltre a questo, Filippo osservava anche - e personalmente mi sembra sensato
- che può essere necessario ricalibrare la dieta aumentando
l'apporto di
Post by Enrico C
grassi e di carbo una volta eliminato il grasso superfluo, e questo
significherebbe di conseguenza modificare anche il rapporto p/c, mi pare...
Raggiunta la % di massa grassa desiderata, se si continua a dimagrire,
si aumenta l'assunzione di grassi mono-insaturi con gradualità, fino a
che il dimagrimento cessa. Il rapporto p/c resta invariato.
Post by Enrico C
--
Enrico C
Ciao Alberto.
Enrico C
2005-05-20 19:57:19 UTC
Permalink
Post by albè
Quel poco d'inglese che mastico non mi permette di leggere un
articolo così complesso. Se dopo averlo letto mi fai un sunto, ti
ringrazio.
Ci provo :)
Post by albè
Post by Enrico C
Oltre a questo, Filippo osservava anche - e personalmente mi sembra
sensato
Post by Enrico C
- che può essere necessario ricalibrare la dieta aumentando
l'apporto di
Post by Enrico C
grassi e di carbo una volta eliminato il grasso superfluo, e questo
significherebbe di conseguenza modificare anche il rapporto p/c, mi
pare...
Raggiunta la % di massa grassa desiderata, se si continua a dimagrire,
si aumenta l'assunzione di grassi mono-insaturi con gradualità, fino a
che il dimagrimento cessa. Il rapporto p/c resta invariato.
Ok, ma mi riferivo all'osservazione di Filippo :

| quando si arriva ad essere magri, necessita di
| modifiche (tipicamente aumento grassi monoinsaturi, probabilmente anche
| leggero aumento carboidrati).
| Purtroppo come implementare queste modifiche non è un argomento così
| trattato sui libri di Sears come altri.
--
Enrico C
Filippo
2005-05-21 07:38:51 UTC
Permalink
Post by albè
Raggiunta la % di massa grassa desiderata, se si continua a dimagrire,
si aumenta l'assunzione di grassi mono-insaturi con gradualità, fino a
che il dimagrimento cessa. Il rapporto p/c resta invariato.
Questa è la teoria.
La pratica a mio modo di vedere è ben differente.
albè
2005-05-21 13:00:56 UTC
Permalink
Post by Filippo
Post by albè
Raggiunta la % di massa grassa desiderata, se si continua a
dimagrire,
Post by Filippo
Post by albè
si aumenta l'assunzione di grassi mono-insaturi con gradualità, fino a
che il dimagrimento cessa. Il rapporto p/c resta invariato.
Questa è la teoria.
La pratica a mio modo di vedere è ben differente.
Per me e per le persone con cui sono in contatto tramite www.lazona.it
e i suoi forum, ( siamo in molti) la pratica ha confermato la teoria.

Ma tu continua a seminare i dubbi senza specificare nulla.

Chi ci legge non è stupido giudica anche questi atteggiamenti

Ciao Alberto
Filippo
2005-05-21 18:49:20 UTC
Permalink
Post by albè
Per me e per le persone con cui sono in contatto tramite www.lazona.it
e i suoi forum, ( siamo in molti) la pratica ha confermato la teoria.
Però di problemini (specie quando le persone sono dimagrite) ce ne sono
anche fra utenti di quel forum, secondo me.
Post by albè
Ma tu continua a seminare i dubbi senza specificare nulla.
Chi ci legge non è stupido giudica anche questi atteggiamenti
Non specifico perchè ho poco tempo e perchè sul ng si trovano parecchie mie
idee al riguardo.
Non devo certo farmi giudicare da chi legge, io scambio solo opinioni
Ti potrei dire che il fabbisogno di carboidrati è un parametro slegato da
quello proteico.
Ti potrei dire che i grassi saturi sono fondamentali per la salute e non
sono il demonio.
Ne discuteresti?

Ciao.
Filippo
2005-05-26 12:49:18 UTC
Permalink
Post by Filippo
Post by albè
Per me e per le persone con cui sono in contatto tramite www.lazona.it
e i suoi forum, ( siamo in molti) la pratica ha confermato la teoria.
Però di problemini (specie quando le persone sono dimagrite) ce ne sono
anche fra utenti di quel forum, secondo me.
Post by albè
Ma tu continua a seminare i dubbi senza specificare nulla.
Chi ci legge non è stupido giudica anche questi atteggiamenti
Non specifico perchè ho poco tempo e perchè sul ng si trovano parecchie mie
idee al riguardo.
Non devo certo farmi giudicare da chi legge, io scambio solo opinioni
Ti potrei dire che il fabbisogno di carboidrati è un parametro slegato da
quello proteico.
Ti potrei dire che i grassi saturi sono fondamentali per la salute e non
sono il demonio.
Ne discuteresti?
Deduco che quando si è detto di discutere non lo hai voluto fare ?
Peccato...

Ciao.
albè
2005-05-27 18:34:27 UTC
Permalink
Certo sono io che rifiuto di discutere, sta di fatto che tu fino ad ora
hai solo fatto il Bastian contrario senza mai approfondire un concetto,
limitandoti alla frasetta.
Ti chiedo di specificare e non hai tempo, hai paura di tediare se
racconti le tue esperienze, non mi pare che tu abbia poi sta gran
voglia di discutere.

"Ti potrei dire che il fabbisogno di carboidrati è un parametro
slegato da quello proteico.".

Non si era parlato di rapporto p\c che i carboidrati possono essere di
più o di meno a secondo del fabbisogno individuale?

"Ti potrei dire che i grassi saturi sono fondamentali per la salute e
non sono il demonio".

Ti risulta che i grassi saturi sono assenti nella Zona? Tutte le
proteine d'origine animale hanno grassi saturi.
I grassi insaturi, non sono fondamentali?

Credimi, io ancora non ho capito in cosa siamo in disaccordo.
Filippo
2005-05-30 12:45:40 UTC
Permalink
Post by albè
Non si era parlato di rapporto p\c che i carboidrati possono essere di
più o di meno a secondo del fabbisogno individuale?
Quello che intendo è che quando crescono le spese energetiche, non funziona
proprio come dice Sears.
Ad esempio un soggetto come me mangia 14 blocchi se sedentario e 18 se
sportivo.
Bene la differenza sono 36 gr di carboidrati, che non coprono il fabbisogno
dell'attività.
Il fabbisogno proteico è cresciuto, ma quello di carboidrati è cresciuto
ancora di più, in questo senso è un valore slegato.
Post by albè
Ti risulta che i grassi saturi sono assenti nella Zona?
Assenti, no perchè è impossibile, ma se si assumono ad esempio 40 gr di
grassi scegliendo le fonti più indicati il quantitativo totale è realmente
molto basso.
Post by albè
Tutte le proteine d'origine animale hanno grassi saturi.
Vero, ma c'è chi vaneggia del 50% delle proteine giornaliere da soia
derivati...
Post by albè
I grassi insaturi, non sono fondamentali?
Non capisco cosa vuoi dire.
Post by albè
Credimi, io ancora non ho capito in cosa siamo in disaccordo.
Essenzialmente siamo in disaccordo sul mistificare la Zona.
Perchè se da un lato è innegabile che una zona correttemente applicata sia
una ottima dieta per un soggetto sedentario ed in sovrappeso è anche vero
che quando le persone hanno raggiunto una bassa % di massa grassa in diversi
casi inziano problemi.
In alcuni soggetti la zona non favorisce un vero swicth metabolico, verso
l'ossidazione dei grassi.
Queste sono constatazioni empiriche come quelle che riporti tu.
Se tante persone si trovano bene con la zona, è innegabile che tante si
siano trovate male. Quando queste ultime vengono liquidate con "non hanno
applicato bene la zona" qui si procede ad una opera di mistificazione.Cioè,
la zona funziona sempre, se non ti trovi bene, è colpa tua.
Purtroppo la fisiologia ci insegna che diversi soggetti hanno reazioni
metaboliche differenti.

Filippo
2005-05-22 10:20:55 UTC
Permalink
Post by albè
Per me e per le persone con cui sono in contatto tramite www.lazona.it
e i suoi forum, ( siamo in molti) la pratica ha confermato la teoria.
Ma tu continua a seminare i dubbi senza specificare nulla.
Chi ci legge non è stupido giudica anche questi atteggiamenti
Ciao Alberto
Forse era il caso di mantenere la discussione qui.
Ho mai detto che la zona non regge alla lunga ?
Al limite ho semplicemente detto che diverse persona una volta dimagrite,
hanno problemi.
Cmq discutiamo approfonditamente di quanto ho scritto sopra, poi forse
potrei anche convincerti io di alcune cose...
Enrico C
2005-05-22 11:01:29 UTC
Permalink
Post by albè
Per me e per le persone con cui sono in contatto tramite www.lazona.it
e i suoi forum, ( siamo in molti) la pratica ha confermato la teoria.
Scusa, ma non è questione di contarsi.
Anche i vegetariani, per dire, sono "in molti".
Anche quelli che seguono la Atkins sono "in molti".
Anche quelli che seguono una dieta mediterranea tradizionale e stanno in
ottima salute sono "in molti"! ^^
--
Enrico C
albè
2005-05-27 20:20:50 UTC
Permalink
Post by Enrico C
Post by albè
Per me e per le persone con cui sono in contatto tramite www.lazona.it
e i suoi forum, ( siamo in molti) la pratica ha confermato la teoria.
Scusa, ma non è questione di contarsi.
Anche i vegetariani, per dire, sono "in molti".
Anche quelli che seguono la Atkins sono "in molti".
Anche quelli che seguono una dieta mediterranea tradizionale e stanno in
ottima salute sono "in molti"! ^^
--
Enrico C
Non si vuole far la conta, si vuole capire se sei il solo, in tal caso
è probabile che ti ha dato di volta il cervello, se si è in tanti e
se non c'è stata un'epidemia, è probabile che le sensazioni non
sono frutto di demenza senile.

Voglio farti una confidenza che forse ti sorprenderà:
Conosco alcuni vegetariani che si alimentano attenendosi ai dettami
della Zona.

In Italia si prevede per il 2015 che i diabetici saranno 5 milioni,
oggi ne sono 3 milioni, in Italia oltre il 99% si nutre secondo la
dieta mediterranea tradizionale.

Ciao Alberto.
Enrico C
2005-05-27 21:39:59 UTC
Permalink
On 27 May 2005 13:20:50 -0700, albè wrote in
Post by albè
Conosco alcuni vegetariani che si alimentano attenendosi ai dettami
della Zona.
Non mi sorprende, avevo visto nelle Faq del Dr Sears che consiglia soia ai
vegetariani...
C'è anche il libro "The Soy Zone" by Dr. Barry Sears".
[Su questo ng mi pare che qualcuno avesse delle perplessità sulla soia, ma
non è un argomento che ho mai approfondito.]


24. I'm a pure vegetarian. How can I make this diet work for me?

Simply add protein-rich vegetarian foods to your current diet to maintain
the correct protein to carbohydrate ratio. Ideal choices are firm and extra
firm tofu and isolated soybean protein powder. The new generation of
soybean-based meat substitutes (hot dogs, hamburgers, sausages, etc.) are
another excellent way of turning a carbohydrate-rich vegetarian diet into a
vegetarian Zone Diet. Traditional vegetarian protein sources, such as
beans, have an exceptionally high amount of carbohydrate for the amount of
protein they provide, which makes it impossible to achieve the desired
protein-to-carbohydrate balance to enter the Zone. Also, check out "The Soy
Zone" by Dr. Barry Sears.


Mi chiedo però come facciano i vegetariani per gli omega-3...

Le Faq di Sears consigliano olio d'alghe al posto dell'olio di pesce...


44. I'm a vegetarian and can't use fish oil, what should I do?

There is a new generation of algae-based oils that are rich in long-chain
Omega-3 fats. This allows the vegetarian to get adequate levels of these
critical fats.
Post by albè
In Italia si prevede per il 2015 che i diabetici saranno 5 milioni,
oggi ne sono 3 milioni,
Ci credo, se continuiamo l'andazzo attuale... tra l'altro, credo sia colpa
dei troppi zuccheri aggiunti dappertutto. Prova a guardare gli ingredienti
dei prodotti al supermercato, sono tantissimi quelli che hanno lo zucchero
come primo ingrediente della lista, quindi l'ingrediente più abbondante...
Post by albè
in Italia oltre il 99% si nutre secondo la
dieta mediterranea tradizionale.
Intendi questo?

"sono caratteristiche essenziali della dieta mediterranea tradizionale il
consumo abbondante di cereali e dei loro derivati, di legumi, di verdure e
ortaggi, di frutta fresca e secca, con minori quantità di pesce, di
derivati dal latte e minori porzioni di carne; questi alimenti si
condiscono abitualmente con olio d'oliva e si accompagnano con un consumo
moderato di vino durante i pasti; tutto questo in conformità con i costumi,
le abitudini e le credenze religiose;"

"una attività fisica regolare è una caratteristica della forma di vita
mediterranea e un completamento importante della salutare dieta
mediterranea tradizionale; "

http://www.dietamediterranea.it/DICHIARAZIONE%20INTERNAZIONALE%20SULLA%20DIETA%20MEDITERRANEA.htm


The Mediterranean Diet Pyramid
http://www.oldwayspt.org/pyramids/med/p_med.html
albè
2005-05-29 15:43:44 UTC
Permalink
Post by Enrico C
On 27 May 2005 13:20:50 -0700, albè wrote in
Post by albè
Conosco alcuni vegetariani che si alimentano attenendosi ai dettami
della Zona.
Non mi sorprende, avevo visto nelle Faq del Dr Sears che consiglia soia ai
vegetariani...
C'è anche il libro "The Soy Zone" by Dr. Barry Sears".
[Su questo ng mi pare che qualcuno avesse delle perplessità sulla soia, ma
non è un argomento che ho mai approfondito.]
24. I'm a pure vegetarian. How can I make this diet work for me?
Simply add protein-rich vegetarian foods to your current diet to maintain
the correct protein to carbohydrate ratio. Ideal choices are firm and extra
firm tofu and isolated soybean protein powder. The new generation of
soybean-based meat substitutes (hot dogs, hamburgers, sausages, etc.) are
another excellent way of turning a carbohydrate-rich vegetarian diet into a
vegetarian Zone Diet. Traditional vegetarian protein sources, such as
beans, have an exceptionally high amount of carbohydrate for the amount of
protein they provide, which makes it impossible to achieve the desired
protein-to-carbohydrate balance to enter the Zone. Also, check out "The Soy
Zone" by Dr. Barry Sears.
Mi chiedo però come facciano i vegetariani per gli omega-3...
Le Faq di Sears consigliano olio d'alghe al posto dell'olio di pesce...
44. I'm a vegetarian and can't use fish oil, what should I do?
There is a new generation of algae-based oils that are rich in long-chain
Omega-3 fats. This allows the vegetarian to get adequate levels of these
critical fats.
Post by albè
In Italia si prevede per il 2015 che i diabetici saranno 5 milioni,
oggi ne sono 3 milioni,
Ci credo, se continuiamo l'andazzo attuale... tra l'altro, credo sia colpa
dei troppi zuccheri aggiunti dappertutto. Prova a guardare gli ingredienti
dei prodotti al supermercato, sono tantissimi quelli che hanno lo zucchero
come primo ingrediente della lista, quindi l'ingrediente più abbondante...
Lo zucchero, non è solo quello che aggiungi al caffè. Tutti i
carboidrati ingeriti, si trasformano in zuccheri. Con una strategia
mirata, si può introdurre una quantità e qualità di zuccheri (leggi
carboidrati) sufficienti a soddisfare l'effettivo bisogno e non di
più. Tale strategia, serve ad evitare un eccessivo lavoro al pancreas,
altrimenti costretto a produzione considerevole d'insulina, che a sua
volta provoca accumulo di grassi adiposi e poi si diventa obesi. Con il
persistere di tale situazione, si diventa insulino-resistente, a questo
punto per il diabete conclamato è veramente questione d'inerzia.
Post by Enrico C
Post by albè
in Italia oltre il 99% si nutre secondo la
dieta mediterranea tradizionale.
Intendi questo?
"sono caratteristiche essenziali della dieta mediterranea tradizionale il
consumo abbondante di cereali e dei loro derivati, di legumi, di verdure e
ortaggi, di frutta fresca e secca, con minori quantità di pesce, di
derivati dal latte e minori porzioni di carne; questi alimenti si
condiscono abitualmente con olio d'oliva e si accompagnano con un consumo
moderato di vino durante i pasti; tutto questo in conformità con i costumi,
le abitudini e le credenze religiose;"
"una attività fisica regolare è una caratteristica della forma di vita
mediterranea e un completamento importante della salutare dieta
mediterranea tradizionale; "
Che stupidata è questa? Abbondante?! Cosa è una nuova unità di
misura? Minori quantità! Sarà un sottomultiplo.

Ciao Alberto.

P.S. Succedono strani fenomeni, non trovavo più il thread, era finito
nelle pagine meno recente quanto gli ultimi interventi risalgono a
non più di due giorni fa.
Post by Enrico C
http://www.dietamediterranea.it/DICHIARAZIONE%20INTERNAZIONALE%20SULLA%20DIETA%20MEDITERRANEA.htm
The Mediterranean Diet Pyramid
http://www.oldwayspt.org/pyramids/med/p_med.html
Enrico C
2005-05-29 16:23:05 UTC
Permalink
On 29 May 2005 08:43:44 -0700, albè wrote in
Post by albè
Post by Enrico C
Post by albè
In Italia si prevede per il 2015 che i diabetici saranno 5 milioni,
oggi ne sono 3 milioni,
Ci credo, se continuiamo l'andazzo attuale... tra l'altro, credo sia colpa
dei troppi zuccheri aggiunti dappertutto. Prova a guardare gli ingredienti
dei prodotti al supermercato, sono tantissimi quelli che hanno lo zucchero
come primo ingrediente della lista, quindi l'ingrediente più abbondante...
Lo zucchero, non è solo quello che aggiungi al caffè. Tutti i
carboidrati ingeriti, si trasformano in zuccheri. Con una strategia
mirata, si può introdurre una quantità e qualità di zuccheri (leggi
carboidrati)
Appunto, "qualità". Al supermercato vedo tanto saccarosio o amidi ad alto
IG tra gli ingredienti e pochi cereali integrali ricchi di fibre e sali
minerali.
Post by albè
sufficienti a soddisfare l'effettivo bisogno e non di
più.
Giusto, anch'io sono per soddisfare l'effettivo fabbisogno. Sono gli
eccessi che fregano. Questo per tutti i nutrienti, naturalmente.
Post by albè
Tale strategia, serve ad evitare un eccessivo lavoro al pancreas,
altrimenti costretto a produzione considerevole d'insulina, che a sua
volta provoca accumulo di grassi adiposi e poi si diventa obesi. Con il
persistere di tale situazione, si diventa insulino-resistente, a questo
punto per il diabete conclamato è veramente questione d'inerzia.
Post by Enrico C
Post by albè
in Italia oltre il 99% si nutre secondo la
dieta mediterranea tradizionale.
Intendi questo?
"sono caratteristiche essenziali della dieta mediterranea tradizionale il
consumo abbondante di cereali e dei loro derivati, di legumi, di verdure e
ortaggi, di frutta fresca e secca, con minori quantità di pesce, di
derivati dal latte e minori porzioni di carne; questi alimenti si
condiscono abitualmente con olio d'oliva e si accompagnano con un consumo
moderato di vino durante i pasti; tutto questo in conformità con i costumi,
le abitudini e le credenze religiose;"
"una attività fisica regolare è una caratteristica della forma di vita
mediterranea e un completamento importante della salutare dieta
mediterranea tradizionale; "
Che stupidata è questa? Abbondante?! Cosa è una nuova unità di
misura? Minori quantità! Sarà un sottomultiplo.
Beh, il fatto è che la "dieta mediterranea tradizionale" non è una dieta
scritta a tavolino, ma l'osservazione di come si nutrivano tradizionalmente
i popoli del Mediterraneo, quindi non avrebbe molto senso esprimerla in
percentuali precise, mi pare... Quello che conta invece è l'indicazione del
tipo di fonti piuttosto che altre... Per esempio il pesce anziché no...
Post by albè
Post by Enrico C
http://www.dietamediterranea.it/DICHIARAZIONE%20INTERNAZIONALE%20SULLA%20DIETA%20MEDITERRANEA.htm
The Mediterranean Diet Pyramid
http://www.oldwayspt.org/pyramids/med/p_med.html
P.S. Succedono strani fenomeni, non trovavo più il thread, era finito
nelle pagine meno recente quanto gli ultimi interventi risalgono a
non più di due giorni fa.
Se leggi il ng in Google, prova a usare l'ordinamento dei thread per data
ma a partire da quelli con nuovi messaggi più recenti...

http://groups-beta.google.com/group/it.salute.alimentazione?tsc=1&hl=en
--
Enrico C

"To sustain weight loss in adulthood: Participate in at least 60 to 90
minutes of daily moderate-intensity physical activity while not exceeding
caloric intake requirements."
(http://www.health.gov/dietaryguidelines/dga2005/recommendations.htm)
Enrico C
2005-05-21 15:09:22 UTC
Permalink
Post by Enrico C
Post by Enrico C
Appro'... Ho appena trovato un articolo sulla Zona dal Journal of the
American College of Nutrition che, dalle prime righe, mi pare
piuttosto
Post by Enrico C
prudente, se non addirittura scettico, rispetto ad alcuni dei
"benefici"
Post by Enrico C
della Zona... però su altri (vedi omega3) mi pare più possibilista
:)
Post by Enrico C
Devo ancora leggerlo fino in fondo però.
Quel poco d'inglese che mastico non mi permette di leggere un
articolo così complesso. Se dopo averlo letto mi fai un sunto, ti
ringrazio.
Ci provo, sperando di evitare troppi errori e imprecisioni! ^^


http://www.jacn.org/cgi/content/full/22/1/9

Journal of the American College of Nutrition, Vol. 22, No. 1, 9-17 (2003)
Published by the American College of Nutrition

Review Article

"The Zone Diet Phenomenon: A Closer Look at the Science behind the Claims"

Samuel N. Cheuvront, PhD, RD
U.S. Army Research Institute of Environmental Medicine, Natick, Maine


L'argomento sono i "The purported health benefits" della Zona, cioè i
benefici asseriti dalla Zona. L'articolo passa in rassegna la
documentazione scientifica esistente per verificare quali effetti siano
dimostrati e quali no... Tra i benefici documentati, secondo l'articolo,
i vantaggi degli Omega-3. Sugli altri aspetti della teoria della Zona però
l'articolo dice che mancano studi scientifici verificabili, quindi non
resta che passare in rassegna gli studi esistenti su argomenti vicini.
Questi studi, secondo l'articolo, portano a conclusioni diverse da quelle
della Zona, per esempio riguardo al rapporto proteine/carboidrati
raccomndato, e quindi alla distribuzione dei macronutrienti...
[Nell'articolo però non si prendono in considerazione i possibili effetti
psicologico, lo stimolo positivo a cambiar vita, di cui parlavamo nel
thread.]


L'articolo esordisce con un parorama generale sulla diffusione delle diete
"low-carb", intendendo "low" come basso rispetto alle raccomandazioni
ufficiali... in questo senso include tra le "low carb" anche la Zona, anche
se come sappiamo non è a bassissimi carb, anzi...


ABSTRACT [Sintesi]

The purported health benefits of low-carbohydrate diets have been advocated
intermittently over the last century and have enjoyed increasing popularity
over the last decade. Although most revolve around the emphatic theme that
carbohydrates are to blame for many chronic diseases, their specific
ideologies are more variable and in some cases quite sophisticated. The
Zone Diet phenomenon represents a new generation of modern low carbohydrate
food fad with sales placing it among the most popular diet books in recent
history.


Si ricordano quindi alcuni dei postulati della Zona, e alcuni dei benefici
asseriti... [per ora solo in sintesi]

The Zone is a 40% carbohydrate, 30% protein and 30% fat eating plan that
advocates only sparing use of grains and starches. The precise 0.75 protein
to carbohydrate ratio required with each meal is promoted to reduce the
insulin to glucagon ratio, which purportedly affects eicosanoid metabolism
and ultimately produces a cascade of biological events leading to a
reduction in chronic disease risk, enhanced immunity, maximal physical and
mental performance, increased longevity and permanent weight loss.


Si dice, però, che certi collegamenti non sono stati dimostrati, anzi la
letteratura scientifica suggerisce che chi ci siano alcune contraddizioni
nella teoria della Zona. Ci si propone quindi di discutere cosa della Zona
ha solidi fondamenti scientifici e cosa no...

There is presently little scientific support for the connections made
between diet, endocrinology and eicosanoid metabolism. In fact, a review of
the literature suggests that there are scientific contradictions in the
Zone Diet hypothesis that cast unquestionable doubt on its potential
efficacy. The purpose of this review is to evaluate the scientific merit of
the Zone Diet and its health claims in an effort to help delineate what is
and what is not sound nutrition science.


Le conclusioni dell'articolo sono anticipate in questi punti (traduco
velocemente e saltando qualche dettaglio che mi pare meno decisivo, scusate
le approssimazioni...):

Key teaching points:

• The Zone Diet is a carbohydrate-restricted diet that postulates a
connection between diet, hormones and eicosanoids that ultimately leads to
improved health.

La zona è una dieta a bassi carbo che postula un collegamento tra dieta,
ormoni e eicosanoidi per ottenere risultati benefici sulla salute.


• There is no evidence that a 0.75 protein to carbohydrate ratio
(40/30/30), whether eaten as a small test meal or in the form of a complete
mixed diet, reduces the insulin response when compared to traditional
dietary guideline meal/food intakes and may even potentially produce a
larger area under the insulin curve.

Non ci sono prove, secondo l'articolo, che un rapporto 0.75 tra proteine e
carbo (dieta 40/30/30) riduca la risposta insulinica, a confonto di
un'alimentazione da linee guida, e anzi potrebbe portare persino,
potenzialmente, a un'area più grande sotto la curva dell'insulina. Questo
sia per piccoli pasti di test si per pasti completi come nell'alimentazione
reale.

• The Zone classification of eicosanoids as "bad" or "good" based on
receptor binding or on gross physiological functions is oversimplified, but
the recommendation to supplement the diet with omega-3 fatty acids or
progenitors of series-1 eicosanoids has some documented health merit.

La classificazione degli eiconosanoidi tra "buoni" e "cattivi" della Zona è
troppo semplificata. Tuttavia, la raccomandazione di integrare la dieta con
grassi acidi omega-3 o "progenitori di eicosanoidi della serie-1", ha
qualche merito salutistico documentato.

• Although carbohydrate, protein, insulin and glucagon can impact delta
desaturase enzyme activity, those activities reported by the Zone clearly
and selectively ignore the known effects of macronutrients and hormones
that contradict the Zone theory.

Sebbene carbo, proteine, insulina e glucalone possono effettivamente aver
effetto sull'attività dell'enzima desaturasi, la teoria della Zona ignora
però altri effetti conosciuti di macronutrienti ed ormoni che contraddicono
la Zona...

• The scientific literature is in opposition to the purported benefits of
adopting a Zone Diet for improved health.

La letteratura scientifica si trova in contrasto con i benefici asseriti
della Zona...


Segue il testo di dettaglio... Introduco [tra parentesi quadre] qualche mia
nota che forse può aiutare la lettura... sempre se ho capito bene anch'io!
^^


INTRODUCTION

The purported [asseriti] health benefits of low-carbohydrate diets have
been advocated [sostenuti] intermittently over the last century and have
enjoyed increasing popularity over the last decade [decennio]. Although the
extremity of dietary carbohydrate restriction varies among popular low
carbohydrate diets, the belief that carbohydrates are in one way or another
to blame for most chronic diseases [da incolpare per la maggior parte delle
malattie croniche] remains a consistent [costante] and emphatic theme. On
the other hand [D'altra parte], the theories offered to explain the
association between lower carbohydrate intakes and improved health are more
variable and have become progressively more sophisticated. For the
credulous consumer identifying with the recognized link between science,
nutrition and health, the appearance of a scientific basis for popular low
carbohydrate diet claims is alluring. [in parole povere: le teorie sempre
più sofisiticate invocate alla base delle diete low carb finiscono per
attrarre il consumatore credulo, anche se a volte si tratta solo di
apparenza di scientificità]. The Zone Diet phenomenon represents a new
generation of modern low carbohydrate food fad with sales placing it among
the most popular diet books in recent history.

The Zone Diet’s theoretical basis is intricate, and some of its detailed
content enigmatic. As a result, many health and nutrition scientists choose
simply to dismiss its health claims. [molti nutrizionisti si limitano
semplicemente a non dar valore ai benefici asseriti dalla Zona]. However,
while the Zone Diet is generally regarded as fiction, the foundations for
its theories are based on real scientific facts. [Però, anche se le Dieta a
Zona è generalmente considerata come "fiction", le fondamenta delle sue
toerie sono costruite a partire da alcuni fatti scientifici reali]. Since
even a pure myth usually contains a particle of truth [particella di
verità], an unbalanced dismissal of the Zone Diet argument is ineffective
in combating its claims and may even serve to perpetuate confusion among
the popular media when nutrition and health professionals attempt
communicating to the consumer what is and what is not sound nutrition
science. [in parole povere: la semplice scrollata di spalle del
nutrizionista ufficiale non chiarisce le idee alla gente, perché anche
nelle teorie infondate c'è pur sempre un granello di verità, e quindi per
fare chiarezza occorre spiegare bene cosa ha fondamento scientifico e cosa
no].

Carbophobia is a form of nutrition misinformation infused into the
American psyche through multiple advertising avenues that include magazine
ads, television infomercials and especially best selling diet books.
[La paura dei carboidrati è una forma di disinformazione nutrizionale
infusa nella psiche americana da molti canali di propaganda, come gli
annunci pubblicitari, gli spot che mischiano informazione alla pubblicità,
e i libri best-seller sulle diete popolari]]

Due to the freedom of press guaranteed under the First Amendment, the
lucrative publication of dubious nutrition information is difficult to
combat. The success of the Zone Diet book by Barry Sears [1] in 1995 led to
publication of at least ten Zone-related books or Zone "knock-offs". The
American Dietetic Association promotes dissemination of sound,
science-based nutrition information to correct and counter pervasive
nutrition misinformation [2]. Therefore, the purpose of this review is to
evaluate the scientific merit of the Zone Diet and its health claims in an
effort to help delineate what is and what is not sound nutrition science.

WHAT IS THE ZONE DIET?

The recommendation to achieve a dietary macronutrient distribution of
approximately 55% carbohydrate, 15% protein and 30% fat is widely
acknowledged and based upon an extraordinary depth of scientific research
spanning more than 25 years [3–7]. [in sintesi: la raccomandazione
ufficiale di circa 55C-15P-30G è basata su ricerche scientifiche
approfondite nel corso di oltre 25 anni].
In contrast, the Zone Diet is defined as a 40% carbohydrate, 30% protein
and 30% fat eating plan that specifically advocates sparing use of grains
and starches [1]. [All'opposto, la Zona 40-30-30 sostiene un uso contenuto
di cereali e amidi]. More importantly, the protein to carbohydrate ratio
(P:C) of the diet is 0.75, or 3g of protein for every 4g of carbohydrate.
[E soprattutto, il rapporto p/c 0,75, cioè 3 g di proteine ogni 4 di
carbo]. This is approximately three times the ratio (0.25) resulting from
conventional diet recommendations. [Ovvero, il triplo del rapporto p/c 0,25
delle linee guida]. According to Zone Diet doctrine, every meal must
conform to this 0.75 P:C in order to realize the purported health benefits.
[Per la Zona, ogni singolo pasto deve avere un p/c 0,75 per ottenere
benefici]. The Zone Diet prescription is centered primarily on protein
intake, which is specified as 1.1–2.2 g/kg fat-free mass, depending on
activity level [1]. [La Zona suppone un fabbisogno di proteine da 1,1 a 2,2
g per Kg di massa magra, a seconda dell'attività fisica]. The carbohydrate
component is derived from the desired 0.75 P:C, while fat intake makes up
the remaining 30% of total energy. [Di conseguenza si calcolano i carbo, e
il restante 30% delle calorie in grassi]. The Zone Diet prescription for
three body mass indexes (BMI) [indice di massa corporea] and corresponding
body fat percentages [8] associated with the need for weight loss are
presented in Table 1. Assuming a sedentary lifestyle, Table 1 makes it
clear that a Zone Diet is both a low energy and low carbohydrate diet.
[Come si vede dalla tabella 1, che appare cliccando, la Zona è una dieta
ipocalorica, oltre ad essere low carb]. Once a desired amount of body fat
is lost, dieters [coloro che fanno la dieta] may add fat back to the diet
to maintain appropriate body fat levels while keeping the P:C of the diet
and every meal at 0.75. [Una volta raggunto il dimagrimento desiderato, per
la Zona si può aggiungere grassi alla dieta, mantenendo però il rapporto
p/c di 0,75]. In this way, the Zone transforms from a weight loss diet to a
lifestyle diet [1,9]. [In questo modo, la Zona si trasforma da dieta
dimagrante in regime alimentare ordinario per la vita].


View this table:
[in this window]
[in a new window]
Table 1. Sample Zone Diet Prescriptions at Three Undesirable Body Mass
Indexes


The "Zone" is defined as a metabolic state in which the human body operates
at optimal efficiency [1]. [La Zona viene definita come uno stato
metabolico in cui il corpo umano opera ad efficienza ottimale]. The
specific health benefits of the Zone Diet purportedly include, but are not
limited to, permanent weight loss, prevention of chronic diseases, enhanced
immunity, maximum physical and mental performance and even greater
longevity [1]. [Tra i benefici asseriti, dimagrimento, prevenzione di
malattie croniche, rafforzamento immunitario, massime performance fisiche e
mentali e persino maggior longività]. Zone Diet claims of maximum physical
performance have been both refuted [10–13] and rebutted 14]; however, all
benefits attributed to the Zone Diet are based on the same mechanistic
premise. [I vanti di massima performance fisica sono stati "confutati" (se
capisco bene "refuted and rebutted"), ma tutti i benefici attribuiti alla
Zona si basano sulle stessa premessa]. Fig. 1 illustrates the proposal that
a 0.75 P:C will reduce the insulin to glucagon ratio (I:G), allow excess
body fat to be "burned" (weight loss) and ultimately lead to the production
of "good" eicosanoids [1,9]. According to the Zone theory, eicosanoids are
extremely powerful biological agents and the specific production of "good"
eicosanoids is responsible for all the diet’s purported health benefits
[1]. Therefore, the Zone Diet is a carbohydrate-restricted diet that
postulates a connection between diet, hormones and eicosanoids that
ultimately leads to improved health. [Secondo la Zona, il rappporto p/c di
0,75 riduce il rapporto tra insulina e glucalone, consente di bruciare il
grasso corporeo in eccesso e porta infine alla produzione di eicosanoidi
"buoni", agenti biologici estremamente potenti che sarebbero responsabili
di tutti i benefici asseriti.] The scientific questions of interest in this
review are 1) Does changing the dietary P:C from 0.25 to 0.75 alter the
insulin to glucagon ratio (I:G) enough to reduce or suppress the anabolic
actions of insulin? 2) Can an alteration in the I:G result in the precise
control of eicosanoid metabolism? [Le questioni scientifiche da chiariree
sono: 1) se davvero il rapporto p/c 0,75 modifichi il rapporto I:G tra
insulina e glucalone e 2) se tale modifica porti a un preciso controllo del
metabolismo degli eicosanoidi.]

Fig. 1. Postulated biological sequence of events linking a lower
carbohydrate intake with a state of superior health known as the Zone [1,9]
(P:C = protein to carbohydrate ratio; I:G = insulin to glucagon ratio).

THE SCIENCE BEHIND THE ZONE: A CLOSER LOOK

Diet and Blood Glucose Homeostasis [La dieta e l'omeostasi (equilibrio) del
glucosio nel sangue].
The endocrine pancreas produces two hormones that regulate blood glucose
concentrations. [Il pancreas produce due ormoni che regolamo le
concentrazioni del glucosio nel sangue]. Insulin is a glucose-lowering
hormone produced by pancreatic beta cells while neighboring alpha cells
produce its antagonist glucose-raising hormone glucagon. [L'insulina è un
ormone che abbassa la concentrazione di glucosio mentre il glucalone è
l'ormone suo antagonista, che invece tiene alto il glucosio]. The exact
mechanisms to explain the control of blood glucose homeostasis have been
recently clarified in a series of intricate glucose, insulin and glucagon
clamping studies. [L'esatto meccanismo di azione che spiega uk controllo
del glucosio sanguigno è stato recentemente chiarito in una serie di studi
sugli intricati rapporti tra glucosio, insulina e glucalone]. Fig. 2
illustrates that, within the physiological range of fasting and
postprandial blood glucose concentrations, glucose homeostasis is achieved
almost exclusively by variations in insulin release and withdrawal
[16–18].. It is only when blood glucose concentrations fall below this
biological range that glucagon and other counterregulatory hormones prevent
or correct hypoglycemia in a hierarchical manner. [In sostanza: Nei valori
fisiologici normali, il livello del glucosio è in sostanza controllato dai
rilasci di insulina. Solo quando il glucosio sanguigno scende sotto certi
livelli, intervengono anche il glucalone e altri ormoni per correggere e
prevenire l'ipoglicemia] Both glucagon activity and release are suppressed
through one or more mechanisms involving direct or indirect alpha cell
inhibition by glucose, glucose transport, glucose metabolism, or insulin
[16,19–22]. In the most simplistic sense, the net metabolic trend toward
anabolism (insulin) or catabolism (glucagon) depends on the insulin to
glucagon ratio (I:G). However, the metabolic release of insulin and
glucagon are so highly sensitive to blood glucose concentrations that the
activity of glucagon is largely suppressed in the postprandial period so
long as blood glucose concentrations remain within the physiological range
[16–18] (Fig. 2). [Nei termini più sempplicistici, il metabolismo tende
all'anablismo (insulina) o catabolismo (glucalone) in base al rapporto I_G
tra insulina e glucalone. Però, l'attività del glucalone è largamente
sopressa durante il periodo post-pranzo, finché il glucosio e l'insulina
restano nei valori fisiologici, come nell'esempio che segue...]. For
example, ordinary postprandial insulin concentrations (25–100 µU/mL)
abolish the lipolytic actions of glucagon (200 pg/mL) [23] during
euglycemia both in vitro [24] and in vivo [25]. [Per esempio, una normale
concentrazione di insulina post-pranzo di 200..., sopprime l'azione
lipolitica del glucalone (l'azione cioè di "bruciare i grassi", se non
erro...)]

Fig. 2. Construct of normal blood glucose regulation and associated
glycemic thresholds [soglie] suggests that insulin release and withdrawal
[rilascio o ritiro di insulina] exclusively regulates [regola in maniera
esclusiva] plasma glucose in the resting, postabsorptive state. Adapted
from reference [17].

[Insomma, se ho ben capito, si dice che a dirigere il gioco normalmente è
l'insulina, ma il glucalone entra in gioco quando si tratta di evitare
l'ipoglicemia o abbassamento eccessivo del glucosio sanguigno]

The classic insulin and glucagon responses to the ingestion of single
nutrients are well documented. Carbohydrates (hyperglycemia) stimulate
insulin release while protein (hyperaminoacidemia) stimulates the release
of glucagon and insulin [16,26–28]. The hormonal response to protein intake
promotes amino acid uptake and protein synthesis (insulin) while preventing
hypoglycemia (glucagon) [16]. This is conceivably an advantageous
evolutionary adaptation for any carnivorous animal subsisting largely on a
meat diet. However, when protein and carbohydrate are consumed mixed
together, a synergy is produced resulting in a larger release of insulin
when compared to carbohydrate or protein eaten alone [29–31]. According to
the principles of the Zone Diet [1], a 0.75 P:C (acceptable range of
0.6–1.0) represents the ideal macronutrient balance to reduce plasma
insulin and shift the I:G ratio in favor of the catabolic, lipolytic
hormonal milieu most suitable for weight loss and "good" eicosanoid
production (discussed below). Because there are no peer-reviewed scientific
data on the Zone Diet that would specifically allow an explicit examination
of this claim, related literature must be examined and the implications of
these data extrapolated to the Zone condition.
[Le classiche risposte dell'insulina e del glucalone all'ingestione di
singoli nutrienti sono ben documentate. I carbo stimolano il rilascio di
insulina mentre le proteine stumolano il rilascio di glucalone e insulina,
in modo da favorire l'assorbimento degli aminoacidi e la sintesi proteica
(con l'insulina) evitando però l'ipoglicemia (grazie al glucalone). Perà,
quando proteine e carbo sono consumati nello stesso pasto, si produe una
sinergia che risulta in un rilascio maggiore di insulina rispetto a un
pasto solo di carbo o solo di proteine. Secondo i principi della Zona, un
rapporto p/c di 0,75 [con un range accettabile tra 0,6 e 1] rappresenta
l'equilibrio ideale per ridurre l'insulina nel plasma e modificare il
rapporto I:G insulina-glucalone in modo da favorire l'azione ormonale
catabolica e lipolitica che porta al dimagrimento e alla produzione di
eicosanoidi "buoni" (discussi in seguito). Occorre però sottoporre a vaglio
queta affermazione, e siccome non ci sono dati scientifici relativi alla
Zona "peer-reviewed", verificati cioè da altri scienziati, occorre
esaminare la letteratura scientifica connessa e le implicazioni che si
possono trarre rispetto alla Zona. Di sequito, quindi, si citano alcuni
esperimenti che hanno verificato le concentrazoni di insulina e glucosio
sanguigno dopo pasti di test con diversi rapporti p/c...].

Protein/Carbohydrate Ratios and the Endocrine Pancreas
Spiller et al. [29] fed different combinations of liquid P:C food boluses
to normal subjects and measured their acute (2 hour) glucose and insulin
responses to those meals. The results of these experiments [29] showed that
the area under the curve (AUC) for glucose was significantly greater for a
P:C of 0.27 (conventional diet recommendations) than either 0.58 or 0.86
(ratios within Zone Diet recommendations). However, this difference was due
solely to what occurred in the first 30-minute postprandial period, and
blood glucose levels returned to normal in each condition within ~60
(0.27), ~45 (0.58) and ~35 (0.86) minutes, respectively [29]. More
importantly, the AUC for insulin was not different among the three P:C’s.
Therefore, the release and withdrawal of insulin required to regulate these
small differences in blood glucose was similar for all three dietary
ratios.
[L'esperimento di Spiller ha mostrato che un p/c più alto, 0,58 o 0,86,
anziché lo 0,27 convenzionale, riduce l'"Area sotto la curva" AUC del
glucosio sanguigno (limitatamente ai primi 30 minuti dopo il pasto) ma non
l'AUC dell'insulina].

Westpahl et al. [30] also examined the effects of food bolus P:C’s (mixed
solid and liquid food) similar to conventional (0.20) and Zone Diet (0.60,
1.0) levels on 4 hour glucose, insulin and glucagon measurements. This
study showed no differences in glucose, insulin or glucagon AUC
attributable to P:C ratios [30]. There was, however, a clear trend for both
insulin and glucagon concentrations to be higher in proportion to higher
P:C ratios. This is not surprising given the known metabolic effects of
this macronutrient combination. No statistical comparison was made among
the I:G of the diets, but the data do support a reduction in I:G when the
P:C is increased. However, this is of little metabolic consequence when
blood glucose concentrations are within the physiological range (fasting
and postprandial), since insulin suppresses the activity of glucagon. In
fact, because absolute insulin areas rose in step-wise fashion as the P:C
increased [30], a higher P:C could be argued to stimulate a more anabolic
condition, perhaps favorable for weight gain and "bad" eicosanoid
production (discussed below).

[L'esperimento di Westpahl non ha trovato differenze nelle AUC di insulina,
glucalone e glucosio attribuibili a variazioni del rapporto p/c. Si è
notato, comunque, una tendenza all'aumento sia dell'insulina che del
glucalone all'aumentare del p/c, con presumibile riduzione del rapporto
I:G, ma ciò ha scarse conseguenze metabiliche quando le concentrazioni di
glucosio sono all'interno dei limiti fisiologici normali ("fasting and
postprandial", che credo si traduca: a digiuno e dopo un pranzo), perché
l'insulina sopprime l'attività del glucalone. Addirittura, nota l'articolo,
l'aumento assoluto dell'insulina al crescere del p/c potrebbe favorire
l'aumento di peso e la produzione di eicosanoidi "cattivi"...!]

In one of the only peer-reviewed studies to examine and compare long-term
(six months) effects of Zone-like (0.78) and conventional (0.24) P:C’s on
human metabolism, Linn et al. [32] showed that 1) there was no significant
difference in fasting lipid oxidation when people consumed either diet, 2)
glucagon suppression (release) by insulin was equally sensitive on both
diets, 3) the glucose threshold for insulin release was reduced by 15%
after a 0.78 P:C diet, and 4) glucose sensitivity was reduced by 26% on the
0.78 P:C diet. All of these data indicate that consuming a diet with a
Zone-recommended P:C (0.6–1.0) has no greater potential to promote fat
burning, weight loss or any other phenomenon related to I:G alterations
(see below) when compared to a diet consistent with conventional
nutritional recommendations because associated insulin levels are likely to
be as high or higher in response to increasing the P:C.

[In uno dei soli studi peer-reviewed che abbiano confrontato gli effetti
sul metabolismo di diete tipo Zona (p/c 0,78) e convenzionali (p/c 0,24)
sul lungo termine (sei mesi), non si sono notate differenze sul metabolismo
che porta a bruciare grasso corporeo, perdere peso o altri fenomeni
collegati a modefiche del rapporto I:G insulina - glucalone, poiché i
livelli di insulina sono altrettanto o più alti aumentando il rapporto p/c
rispetto a quello delle raccomandazioni nutrizionali...]

More complicated, but applicable, metabolic interactions of dietary protein
and carbohydrate in whole-foods diets must be carefully considered. Added
fat, fiber and the type of dietary carbohydrate fed can all significantly
affect the I:G ratio. Coulston et al. [33] compared the effects of
consuming two whole foods diets (60% carbohydrate, 21% fat vs. 40%
carbohydrate, 41% fat) for ten days each on the postprandial insulin
response measured at the noon-time meal (mean of days 9 and 10). The
insulin response was significantly blunted for two hours following the 40%
carbohydrate meal when compared to the higher carbohydrate meal. These data
might wrongfully be interpreted to support the validity of the Zone Diet
concept when in fact neither diet was Zone-like in its P:C (60% = 0.32 vs.
40% = 0.48). Since fiber intake was similar (26–35 g) for both trials, the
delayed gastric emptying afforded by the higher fat intake probably
explains the lower insulin levels best. There were no differences in
chronic fasting glucose or insulin levels when comparing the two trials
after ten days. Clearly, the metabolic response to whole food diets is not
as predictable as those measured when consuming single or dual nutrients.
Similarly, other complicating factors may explain many of the putative
deleterious effects attributed to "high carbohydrate" diets. For example,
studies of diets that provide a large portion of carbohydrates as simple
sugars often observe transiently higher insulin concentrations and
unfavorable blood lipid changes [33–35] (see Frayn and Kingman [36] for
review). However, these have employed "high carbohydrate" diets not
representative of those outlined by conventional food intake
recommendations (~55% carbohydrates from fruits, vegetables, legumes and
whole grains) [3–7]. To conclude, there is no evidence that a 0.75 P:C
(40/30/30), whether eaten as a small test meal or in the form of a complete
mixed diet, reduces the insulin response when compared to traditional
dietary guideline food intakes and may even potentially produce a larger
area under the insulin curve.

[Molto sinteticamente: in pasti che si avvicinano di più alle condizioni
reali rispetto ai pasti di test fatti solo di proteine e carbo, cioè che
includono anche fibre, grassi, e diversi tipi di carbo, anche questi
fattori hanno effetto sul rapporto I:G insulina-glucalone e la situazione è
più complessa. Coulston, per esempio, ha confrontato gli effetti di diete
con "whole foods" (60% carbohydrate, 21% fat vs. 40% carbohydrate, 41% fat)
per dieci giorni sulla risposta insulinica postprandiale misurata a pasto
di mezzzogiorno (media dei giorni 9 e 10). La risposta insulinica era
significativamente meno alta per due ore dopo il pasto con 40% di carbo
rispetto a quello con più carbo. Questi dati potrebbero erroneamente
(secondo l'articolo) essere interpretati per supportare la validità della
Zona mentre in realtà nessuna delle due diete era nel p/c della Zona (60% =
0.32 vs. 40% = 0.48). /mia nota: però, lasciatemi osservare, la seconda
dieta era più vicina alla Zona, mmmh... ma continiamo con la traduzione/
Poiche la quantità di fibre era simile (26–35 g), il ritardo nello
svuotamento gastrico dovuto alla maggiore percentuale di grassi spiega
probabilmente meglio i livelli più bassi di insulina. Non si sono notate
differenze, comunque, nei livelli cronici di insulina e di glucosio a
digiuno confrontando le due diete dopo dieci giorni. Chiaramente, il
responso metabolico a diete con "whole foods" non è così prevedibile come
quello misurato quando si consumano un solo nutriente o soli due nutrienti.
Analogamente, altri fattori complicanti, come alti apporti di zuccheri
semplici, possono spiegare l'osservazione di sbalzi insulinici maggiori ed
effetti sfavorevoli sui lipidi sanguigni, cioè degli "effetti deleteri"
attribuiti alle diete cosiddette "high carb". (mentre, se ho capito quanto
vuol dire l'articolo, il problema non è la quantità di carbo ma il *tipo*
di carbo).].


With regard to body weight control, any weight loss experienced by
adherents to the Zone Diet prescription (40/30/30) is easily explained by
the severe energy restriction of the diet (Table 1) rather than enhanced
fat metabolism resulting from manipulations in the dietary P:C. Weight loss
produced by a negative energy balance is hardly a new concept. However, the
Zone Diet also purports that this same P:C and presumed I:G alteration
provides health benefits beyond weight loss via changes in eicosanoid
metabolism. Despite a lack of scientific support for the enhancement of fat
metabolism claimed by Zone Diet proponents, the Zone Diet eicosanoid theory
deserves evaluation since it is a relatively new and obscure wrinkle in the
low carbohydrate diet phenomenon that is generally not well understood, but
is widely touted as the "key" to optimal health [1].

[Per quanto riguarda il controllo del peso corporeo, le perdite di peso
sperimentate da chi aderisce alle prescrizioni della Zona (40/30/30) sono
facilmnte spiegabili con le restrizioni di calorie nella dieta, cioè dal
regime fortemente ipocalorico, piuttosto che dalle modifiche nel rapporto
p/c proteine/carbo. Perdere peso con un bilancio calorico negativo non è
una novità. Però, la Zona asserisce che altri benefici per la salute si
ottengono grazie al rapporto p/c raccomandato e quindi alle modifiche nel
rapporto I:G insulina/glucalone, attraverso il metabolismo degli
eicosanoidi, considerato dalla zona come "chiave" alla salute ottimale...]

DIET, HORMONES, AND EICOSANOID METABOLISM

[Questa parte sugli eiconsanoidi l'ho scorsa solo velocemente per ora...
Vale comunque quanto si diceva all'inizio, cioè pur criticando una
suddivisione troppo semplicistica tra "buoni" e "cattivi", e nonostante
alcuni meccanismi di azione restino ancora oscuri, si riconosce un certo
valore al consiglio di curare l'apporto di Omega-3, considerando tra
l'altro che nella dieta occidentale "americana" con molta carne e poco
pesce i pochi omega-3 a catena lunga che si ottengono dal pesce subiscono
la "concorrenza" degli omega-6 a catena lunga della carne... "more longer
chain omega-6’s from animal meats, fewer longer chain omega-3’s from fatty
fish [42], competitive pressure against omega-3 fatty acid incorporation
into membrane phospholipids can occur [44–46]."


Essential Fatty Acids and Eicosanoid Metabolism
Eicosanoids are the ubiquitous hormone-like products of essential dietary
fatty acid (omega-3 and omega-6) metabolism. In fact, part of the
essentiality of omega-3 and omega-6 fatty acids in human nutrition is
attributed to the role of each in the biosynthesis of eicosanoids [37–40].
The major dietary sources of omega-6 and omega-3 fatty acids are
polyunsaturated vegetable oils. The typical occidental diet provides
roughly three times the omega-6 fatty acid (linoleic acid) necessary to
prevent deficiency [41,42]. This is approximately ten times higher than
omega-3 fatty acid ({alpha}-linolenic acid) intakes [41–43]. Because
Americans also consume more longer chain omega-6’s from animal meats, but
fewer longer chain omega-3’s from fatty fish [42], competitive pressure
against omega-3 fatty acid incorporation into membrane phospholipids can
occur [44–46].

Arachidonic acid (AA) is formed primarily from the elongation and
desaturation of linoleic acid or is obtained directly from the diet and
acts as the predominant tissue precursor of eicosanoids [45,47] (Fig. 3).
The action of phospholipase releases AA from phospholipids within the
plasma membranes of cells. AA acts as a precursor for different eicosanoids
depending on the nature of both the tissue and the stimulus involved. Fig.
3 illustrates that when the metabolic pathway involves the cyclo-oxygenase
(COX) enzyme system, unstable intermediates are formed that produce
prostaglandins (PG), prostacyclins (PGI) or thromboxanes (TX), depending on
the action of additional tissue-specific enzymes. When the pathway involves
the lipoxygenase enzyme, leukotrienes (LT) are formed. Therefore, the
physiological actions of eicosanoids in vivo depend largely on the
tissue(s) in which they are synthesized.

Fig. 3. Simplified schematic of eicosanoid biosynthesis from food sources
of omega-6 and omega-3 fatty acids or their derived metabolic intermediate
progenitors GLA, DGLA, AA, and EPA (GLA = gamma linolenic acid, DGLA =
dihomo-gamma linolenic acid, AA = arachidonic acid, EPA = eicosapentaenoic
acid; COX = cyclooxygenase, LIPOX = lipoxegenase; PG = prostaglandin, PGI =
prostacyclin, TX = thromboxane, LT = leukotriene, OH-DGLA =
15-hydroxydihomo-gamma linolenic acid; {Delta}5, {Delta}6 = delta 5 and 6
desaturase enzymes). Subscripts denote the total number of double bonds in
each molecules structure and the series to which it belongs.


The major physiological actions of the series-2/4 eicosanoids (e.g., PGE2,
PGI2, TXA2, LTB4) are presented in Table 2. Similar functions are observed
for series-1 and series-3/5 eicosanoids arising from homologue AA
precursors (Fig. 3), but with notable caveats. For example, the conversion
of {alpha}-linolenic acid or omega-3 metabolic intermediates into
series-3/5 eicosanoids is less efficient than for the omega-6’s and their
actions in vivo are also noticeably weaker [48]. However, the consumption
of dietary omega-3 fatty acids or their homologue AA precursor
eicosapentaenoic acid (EPA) impacts series-2/4 eicosanoid metabolism by
competing for receptor sites, enzyme activity and also by competing for
acylation into membrane phospholipids [43,45,49–51], thus diminishing
omega-6 eicosanoid formation and function. Other series-1 and series-3
metabolites, such as 15-hydroxydihomo gamma linolenic acid (OH-DGLA) and
docosahexaenoic acid (DHA) also directly inhibit rate-limiting enzymes
involved in series-2/4 leukotriene [52] and prostaglandin [53] formation,
respectively. These metabolic interactions play important roles in human
physiology, health and disease.

Table 2. General Effects of Series-2/4 Eicosanoids in Regulating Biological
Processes


Eicosanoids in Health and Disease
The possibility that excessive omega-6 intakes and subsequent series-2/4
eicosanoid synthesis may influence untoward physiological outcomes and
increase the risk for a variety of chronic diseases is receiving more
attention [40,43,45,46,54]. Lands et al. [44,45] describe an algorithm that
accurately predicts dietary intakes of essential fatty acids and eicosanoid
precursors from their plasma levels measured in triacylglycerols and
phospholipids (reciprocal prediction also valid). The omega-6 to omega-3
fatty acid ratio from these measures may actually be useful as a biomarker
in predicting morbidity and mortality related to cellular events linking a
compromised vascular system to excessive omega-6, series-2/4 eicosanoid
synthesis [45,46]. Because essential fatty acids serve as substrates for
eicosanoid production, alterations in the balance of omega-3 and omega-6
fatty acid membrane phospholipid pools can influence eicosanoid synthesis
and, thus, the specific physiological processes in which they are involved
[39,43,45].

Most eicosanoids produce local (autocrine/paracrine) intracellular effects
by binding to plasma membrane receptors to activate or inhibit second
messenger systems (cAMP, cGMP or IP3/DAG) [55]. The membrane receptors for
the most common second messenger system (cAMP) are coupled to adenylate
cyclase through separate stimulatory or inhibitory G-proteins. Therefore,
whether an eicosanoid stimulates or inhibits cAMP formation depends on
whether the eicosanoid binds to an inhibitory or stimulatory receptor
[55,56]. In this way, eicosanoids are hormone-like in their temporal
activation of intracellular second messengers and bi-directional mediation
(stimulation or inhibition) of cellular activity.

According to the Zone theory, "bad" eicosanoids (series-2/4, Table 2) are
those operating through the IP3/DAG second messenger pathway, while "good"
eicosanoids (PGE1) operate through cAMP [14]. This classification is
probably based on the observation that ischemic and thrombotic
cardiovascular diseases are aggravated by pathologic arteriolar
vasoconstriction and platelet aggregation [45,49,51]. Increasing cellular
cAMP inhibits a myriad of Ca2+ dependent signal transduction pathways
involved in the manufacture of platelets and platelet aggregation [57,58],
while IP3/DAG second messengers promote Ca2+ release in the cell cytoplasm
[51,55], thereby stimulating those pathways for platelet formation and
aggregation. However, the designation of IP3/DAG as the pathway by which
"bad" eicosanoids act ignores the fact that activation of this same second
messenger system is critical in the mechanism to vasodilate the cerebral
microvasculature [59], an action that reduces the potential for thrombotic
cerebrovascular accident.

Some eicosanoids also bind to multiple receptors, thereby stimulating more
than one second messenger system. The Zone theory suggests that EP2
receptors for PGE2 are "good" because they stimulate cAMP formation, while
EP3 receptors are "bad" because they inhibit cAMP formation [14]. This
explanation is correct, but critically incomplete. There are also at least
three other EP3 isoforms which have no effect on cAMP because they operate
through different second messenger systems [60]. In addition, although EP3
knock-out mice demonstrate a reduced risk for thromboembolism [61], the
absence of the EP3 receptor also produces derangements in febrile responses
to pyrogens and on the regulation of bicarbonate secretion in response to
duodenal acidification [62]. Clearly, an overgeneralized classification of
eicosanoids as "good" or "bad" ignores the balanced effects produced by
diverse actions of eicosanoids in human physiological regulation [63].

The Zone Diet recommendation to supplement with omega-3 fatty acids
(specifically EPA or fish oil) and progenitor series-1 eicosanoid
homologues of AA (GLA/DGLA) is not novel but is consistent with
conventional diet and health recommendations. The modest intake of fish,
fish oil, EPA supplements or plant omega-3 fatty acids is generally
associated with a reduced risk for morbidity and mortality from various
chronic vascular and inflammatory diseases [40,42,49,51,64,65–67]. The
mechanism to explain this health benefit has generally centered on EPA
competition with AA for phospholipid membrane acylation, rate-limiting
enzyme activity and receptor sites [43,45,49–51]. Although the use of
omega-3 fatty acids to diminish omega-6 eicosanoid signaling is well
documented, the direct impact of omega-6 eicosanoid progenitors (GLA, DGLA)
on series-1 eicosanoid synthesis (Fig. 3) and reduced series-2/4 eicosanoid
signaling is more equivocal.

The importance of GLA or DGLA supplementation in human nutrition has
recently been reviewed as particularly promising in relieving inflammatory
and rheumatic conditions [52,53,66–68]. However, human GLA and DGLA
supplementation studies illustrate greater unpredictability associated with
eicosanoid production and platelet aggregation. Dietary supplementation
with GLA or DGLA in humans given 1–6 g doses for three to four weeks
results in a rise in serum DGLA and AA concentrations [69–71]. Although 21
days of GLA supplementation decreased inflammatory LTB4 formation by 58% in
one study [71], a similar dose given over 42 days increased platelet
aggregation in another [72]. These conflicting results may reflect the
potential for the DGLA metabolite OH-DGLA to either inhibit lipoxygenase
activity directly [52] or, alternatively, undergo metabolism to AA and TXA2
(Fig. 3), thus stimulating vasoconstriction and platelet aggregation. Stone
et al. [69] observed an increase in the production of both PGE1 and PGE2
after 28 days of DGLA supplementation [69]. Therefore, supplemental GLA
undergoes elongation to DGLA, which undergoes ample desaturation ({Delta}5)
to AA in vivo [70,73], despite a reportedly low {Delta}5 desaturase
activity in man [69,73].

The Zone classification of eicosanoids as "bad" or "good" based on receptor
binding or on gross physiological functions is oversimplified, but the
recommendation to supplement the diet with omega-3 fatty acids or
progenitors of series-1 eicosanoids has some documented health merit.
Although much of how to control or manipulate omega-6 fatty acid metabolism
is still unknown, according to the Zone Diet theory, dietary and hormonal
control of desaturase enzyme activity can regulate eicosanoid production
and metabolism with drug-like precision [1].

Dietary and Hormonal Control of Desaturase Activity
Dietary and hormonal effects on essential fatty acid desaturase enzyme
activity have been studied for decades [73,74–83], but heretofore, no
connection between diet, endocrinology, eicosanoids and health [1,15] is
documented. Diet-induced reductions in the I:G are promoted by Zone Diet
advocates as the key to controlling eicosanoid metabolism through
manipulation of desaturase enzyme activity [1,15]. However, as explained
above, any alteration in the I:G is likely to be very small and of no
foreseeable metabolic consequence due to the synergistic release of insulin
resulting from carbohydrate and protein eaten together and the dominant
physiological actions of insulin over glucagon. Nevertheless, to be
complete this analysis of the Zone theory must be considered for its
proposed effects on desaturase enzyme activity because Zone advocates
misleadingly offer only select scientific information in support of this
health promoting metabolic pathway.

According to the Zone [1,15], carbohydrates inhibit the {Delta}6 desaturase
enzyme ({Delta}6), while insulin accelerates its {Delta}5 desaturase
counterpart ({Delta}5). In contrast, protein intake is said to stimulate
{Delta}6, while the accompanying glucagon stimulus is purported to inhibit
{Delta}5. Therefore, a smaller insulin and larger glucagon release
accompanying a low carbohydrate, high protein diet would result in greater
omega-6 desaturation to GLA (more active {Delta}6 enzyme) and less DGLA
desaturation to AA (less active {Delta}5 enzyme), thus producing more
series-1 and less series-2/4 eicosanoids (Fig. 3). However, this
explanation ignores scientific findings to the contrary.

In vitro animal studies clearly demonstrate that carbohydrate diets ranging
from 50% to 73% of energy intake inhibit both {Delta}5 and {Delta}6
desaturase enzyme activity [74,77], an effect mediated by elevated blood
glucose concentrations [83], but desaturase enzyme inhibition by glucose is
rapidly reversed in vivo following insulin injection [73,83]. Dietary
protein intakes ranging from 20% to 73% of energy intake stimulate both
{Delta}5 and {Delta}6 enzymes [74,77,78,82], while glucagon inhibits both
enzymes [79,80]. These observations concerning the effects of diet and
hormones on desaturase activity is summarized in Fig. 4. It is difficult to
reconcile why the Zone Diet views carbohydrate unfavorably because it
inhibits {Delta}6, while glucagon is viewed favorably even though it too
inhibits {Delta}6. Similarly, the Zone Diet views insulin as unfavorable
because it stimulates {Delta}5, but protein is viewed as favorable even
though it too has the same effect (Fig. 4). Although carbohydrate, protein,
insulin and glucagon can impact delta destaurase enzyme activity, it is
clear that information is selectively reported by Zone Diet advocates and
contradictory facts are ignored (Fig. 4). In reality, the effects of
glucose and amino acids on the desaturase enzymes is most notable in vitro
and is likely masked in vivo by the pancreatic hormones they stimulate
[81]. However, the precise regulation of desaturase enzyme function using
dietary endocrinology in free-living people has never been demonstrated.


Fig. 4. Select nutritional and hormonal factors stimulating (+) or
inhibiting (-) desaturase enzyme activity. (* = hormone actions supersede
macronutrient actions in vivo [81]). Adapted from reference [12].


It is additionally important to recognize that desaturase enzyme activity
is influenced by a multitude of other physiological and dietary variables
including temperature, circadian oscillations, product feedback inhibition
other hormones operating through the cAMP second messenger and alcohol
consumption [45,75,81,82,84]. In fact, the conversion of DGLA to AA may
also be influenced by other factors not directly related to desaturase
activity, such as competitive deacylation-reacylation reactions [85].
Pharmaceutical interventions targeted at occupying omega-6 eicosanoid
receptor sites or decreasing the rate of omega-6, series-2/4 eicosanoid
synthesis (e.g., aspirin), coupled with dietary changes that increase
omega-3 fatty acid intakes and/or reduce omega-6 fatty acid intakes
represent the only scientifically sound approach to ameliorating many of
the chronic health disorders linked to excessive omega-6, series-2/4
eicosanoid signaling [45,65,86].


CONCLUSIONS

The biological plausibility of any diet and health relationship is crucial
when deciding whether or not it is worthy of assessment [4]. The connection
made between diet, endocrinology, eicosanoid metabolism and health [1,15]
is enticing [tentante] and indeed plausible. While there are no cross
sectional or longitudinal studies examining the potential health merit of
adopting a Zone Diet per se, closely related peer-reviewed findings from
scientific research cast strong doubt over the purported benefits of this
diet. When properly evaluated, the theories and arguments of popular low
carbohydrate diet books like the Zone rely on poorly controlled,
non-peer-reviewed studies, anecdotes and non-science rhetoric. This review
illustrates the complexity of nutrition misinformation perpetrated by some
popular press diet books. A closer look at the science behind the claims
made for the Zone Diet reveals nothing more than a modern twist on an
antique food fad.

[Si conclude in buona sostanza che in mancanza di riscontri
scientificamente verificabili sui reali effetti della dieta a Zona, l'esame
della letteratura scientifica esistente su temi vicini, passata in rassegna
dall'ariticolo, getta forti dubbi sui possibili benefici della Zona....]

ACKNOWLEDGMENTS

[...]

Received June 18, 2002. Accepted August 30, 2002.

REFERENCES

[...]

[Unicode Message / Messaggio Unicode]
Filippo
2005-05-21 18:57:43 UTC
Permalink
Post by Enrico C
Post by Enrico C
Post by Enrico C
Appro'... Ho appena trovato un articolo sulla Zona dal Journal of the
American College of Nutrition che, dalle prime righe, mi pare
piuttosto
Post by Enrico C
prudente, se non addirittura scettico, rispetto ad alcuni dei
"benefici"
Post by Enrico C
della Zona... però su altri (vedi omega3) mi pare più possibilista
:)
Post by Enrico C
Devo ancora leggerlo fino in fondo però.
Quel poco d'inglese che mastico non mi permette di leggere un
articolo così complesso. Se dopo averlo letto mi fai un sunto, ti
ringrazio.
Ci provo, sperando di evitare troppi errori e imprecisioni! ^^
http://www.jacn.org/cgi/content/full/22/1/9
Journal of the American College of Nutrition, Vol. 22, No. 1, 9-17 (2003)
Published by the American College of Nutrition
Review Article
"The Zone Diet Phenomenon: A Closer Look at the Science behind the Claims"
Samuel N. Cheuvront, PhD, RD
U.S. Army Research Institute of Environmental Medicine, Natick, Maine
L'argomento sono i "The purported health benefits" della Zona, cioè i
benefici asseriti dalla Zona. L'articolo passa in rassegna la
documentazione scientifica esistente per verificare quali effetti siano
dimostrati e quali no... Tra i benefici documentati, secondo l'articolo,
i vantaggi degli Omega-3. Sugli altri aspetti della teoria della Zona però
l'articolo dice che mancano studi scientifici verificabili, quindi non
resta che passare in rassegna gli studi esistenti su argomenti vicini.
Questi studi, secondo l'articolo, portano a conclusioni diverse da quelle
della Zona, per esempio riguardo al rapporto proteine/carboidrati
raccomndato, e quindi alla distribuzione dei macronutrienti...
[Nell'articolo però non si prendono in considerazione i possibili effetti
psicologico, lo stimolo positivo a cambiar vita, di cui parlavamo nel
thread.]
L'articolo esordisce con un parorama generale sulla diffusione delle diete
"low-carb", intendendo "low" come basso rispetto alle raccomandazioni
ufficiali... in questo senso include tra le "low carb" anche la Zona, anche
se come sappiamo non è a bassissimi carb, anzi...
ABSTRACT [Sintesi]
The purported health benefits of low-carbohydrate diets have been advocated
intermittently over the last century and have enjoyed increasing popularity
over the last decade. Although most revolve around the emphatic theme that
carbohydrates are to blame for many chronic diseases, their specific
ideologies are more variable and in some cases quite sophisticated. The
Zone Diet phenomenon represents a new generation of modern low
carbohydrate
food fad with sales placing it among the most popular diet books in recent
history.
Si ricordano quindi alcuni dei postulati della Zona, e alcuni dei benefici
asseriti... [per ora solo in sintesi]
The Zone is a 40% carbohydrate, 30% protein and 30% fat eating plan that
advocates only sparing use of grains and starches. The precise 0.75 protein
to carbohydrate ratio required with each meal is promoted to reduce the
insulin to glucagon ratio, which purportedly affects eicosanoid metabolism
and ultimately produces a cascade of biological events leading to a
reduction in chronic disease risk, enhanced immunity, maximal physical and
mental performance, increased longevity and permanent weight loss.
Si dice, però, che certi collegamenti non sono stati dimostrati, anzi la
letteratura scientifica suggerisce che chi ci siano alcune contraddizioni
nella teoria della Zona. Ci si propone quindi di discutere cosa della Zona
ha solidi fondamenti scientifici e cosa no...
There is presently little scientific support for the connections made
between diet, endocrinology and eicosanoid metabolism. In fact, a review of
the literature suggests that there are scientific contradictions in the
Zone Diet hypothesis that cast unquestionable doubt on its potential
efficacy. The purpose of this review is to evaluate the scientific merit of
the Zone Diet and its health claims in an effort to help delineate what is
and what is not sound nutrition science.
Le conclusioni dell'articolo sono anticipate in questi punti (traduco
velocemente e saltando qualche dettaglio che mi pare meno decisivo, scusate
. The Zone Diet is a carbohydrate-restricted diet that postulates a
connection between diet, hormones and eicosanoids that ultimately leads to
improved health.
La zona è una dieta a bassi carbo che postula un collegamento tra dieta,
ormoni e eicosanoidi per ottenere risultati benefici sulla salute.
. There is no evidence that a 0.75 protein to carbohydrate ratio
(40/30/30), whether eaten as a small test meal or in the form of a complete
mixed diet, reduces the insulin response when compared to traditional
dietary guideline meal/food intakes and may even potentially produce a
larger area under the insulin curve.
Non ci sono prove, secondo l'articolo, che un rapporto 0.75 tra proteine e
carbo (dieta 40/30/30) riduca la risposta insulinica, a confonto di
un'alimentazione da linee guida, e anzi potrebbe portare persino,
potenzialmente, a un'area più grande sotto la curva dell'insulina. Questo
sia per piccoli pasti di test si per pasti completi come
nell'alimentazione
reale.
. The Zone classification of eicosanoids as "bad" or "good" based on
receptor binding or on gross physiological functions is oversimplified, but
the recommendation to supplement the diet with omega-3 fatty acids or
progenitors of series-1 eicosanoids has some documented health merit.
La classificazione degli eiconosanoidi tra "buoni" e "cattivi" della Zona è
troppo semplificata. Tuttavia, la raccomandazione di integrare la dieta con
grassi acidi omega-3 o "progenitori di eicosanoidi della serie-1", ha
qualche merito salutistico documentato.
. Although carbohydrate, protein, insulin and glucagon can impact delta
desaturase enzyme activity, those activities reported by the Zone clearly
and selectively ignore the known effects of macronutrients and hormones
that contradict the Zone theory.
Sebbene carbo, proteine, insulina e glucalone possono effettivamente aver
effetto sull'attività dell'enzima desaturasi, la teoria della Zona ignora
però altri effetti conosciuti di macronutrienti ed ormoni che
contraddicono
la Zona...
. The scientific literature is in opposition to the purported benefits of
adopting a Zone Diet for improved health.
La letteratura scientifica si trova in contrasto con i benefici asseriti
della Zona...
Segue il testo di dettaglio... Introduco [tra parentesi quadre] qualche mia
nota che forse può aiutare la lettura... sempre se ho capito bene anch'io!
^^
INTRODUCTION
The purported [asseriti] health benefits of low-carbohydrate diets have
been advocated [sostenuti] intermittently over the last century and have
enjoyed increasing popularity over the last decade [decennio]. Although the
extremity of dietary carbohydrate restriction varies among popular low
carbohydrate diets, the belief that carbohydrates are in one way or another
to blame for most chronic diseases [da incolpare per la maggior parte delle
malattie croniche] remains a consistent [costante] and emphatic theme. On
the other hand [D'altra parte], the theories offered to explain the
association between lower carbohydrate intakes and improved health are more
variable and have become progressively more sophisticated. For the
credulous consumer identifying with the recognized link between science,
nutrition and health, the appearance of a scientific basis for popular low
carbohydrate diet claims is alluring. [in parole povere: le teorie sempre
più sofisiticate invocate alla base delle diete low carb finiscono per
attrarre il consumatore credulo, anche se a volte si tratta solo di
apparenza di scientificità]. The Zone Diet phenomenon represents a new
generation of modern low carbohydrate food fad with sales placing it among
the most popular diet books in recent history.
The Zone Diet's theoretical basis is intricate, and some of its detailed
content enigmatic. As a result, many health and nutrition scientists choose
simply to dismiss its health claims. [molti nutrizionisti si limitano
semplicemente a non dar valore ai benefici asseriti dalla Zona]. However,
while the Zone Diet is generally regarded as fiction, the foundations for
its theories are based on real scientific facts. [Però, anche se le Dieta a
Zona è generalmente considerata come "fiction", le fondamenta delle sue
toerie sono costruite a partire da alcuni fatti scientifici reali]. Since
even a pure myth usually contains a particle of truth [particella di
verità], an unbalanced dismissal of the Zone Diet argument is ineffective
in combating its claims and may even serve to perpetuate confusion among
the popular media when nutrition and health professionals attempt
communicating to the consumer what is and what is not sound nutrition
science. [in parole povere: la semplice scrollata di spalle del
nutrizionista ufficiale non chiarisce le idee alla gente, perché anche
nelle teorie infondate c'è pur sempre un granello di verità, e quindi per
fare chiarezza occorre spiegare bene cosa ha fondamento scientifico e cosa
no].
Carbophobia is a form of nutrition misinformation infused into the
American psyche through multiple advertising avenues that include magazine
ads, television infomercials and especially best selling diet books.
[La paura dei carboidrati è una forma di disinformazione nutrizionale
infusa nella psiche americana da molti canali di propaganda, come gli
annunci pubblicitari, gli spot che mischiano informazione alla pubblicità,
e i libri best-seller sulle diete popolari]]
Due to the freedom of press guaranteed under the First Amendment, the
lucrative publication of dubious nutrition information is difficult to
combat. The success of the Zone Diet book by Barry Sears [1] in 1995 led to
publication of at least ten Zone-related books or Zone "knock-offs". The
American Dietetic Association promotes dissemination of sound,
science-based nutrition information to correct and counter pervasive
nutrition misinformation [2]. Therefore, the purpose of this review is to
evaluate the scientific merit of the Zone Diet and its health claims in an
effort to help delineate what is and what is not sound nutrition science.
WHAT IS THE ZONE DIET?
The recommendation to achieve a dietary macronutrient distribution of
approximately 55% carbohydrate, 15% protein and 30% fat is widely
acknowledged and based upon an extraordinary depth of scientific research
spanning more than 25 years [3-7]. [in sintesi: la raccomandazione
ufficiale di circa 55C-15P-30G è basata su ricerche scientifiche
approfondite nel corso di oltre 25 anni].
In contrast, the Zone Diet is defined as a 40% carbohydrate, 30% protein
and 30% fat eating plan that specifically advocates sparing use of grains
and starches [1]. [All'opposto, la Zona 40-30-30 sostiene un uso contenuto
di cereali e amidi]. More importantly, the protein to carbohydrate ratio
(P:C) of the diet is 0.75, or 3g of protein for every 4g of carbohydrate.
[E soprattutto, il rapporto p/c 0,75, cioè 3 g di proteine ogni 4 di
carbo]. This is approximately three times the ratio (0.25) resulting from
conventional diet recommendations. [Ovvero, il triplo del rapporto p/c 0,25
delle linee guida]. According to Zone Diet doctrine, every meal must
conform to this 0.75 P:C in order to realize the purported health benefits.
[Per la Zona, ogni singolo pasto deve avere un p/c 0,75 per ottenere
benefici]. The Zone Diet prescription is centered primarily on protein
intake, which is specified as 1.1-2.2 g/kg fat-free mass, depending on
activity level [1]. [La Zona suppone un fabbisogno di proteine da 1,1 a 2,2
g per Kg di massa magra, a seconda dell'attività fisica]. The carbohydrate
component is derived from the desired 0.75 P:C, while fat intake makes up
the remaining 30% of total energy. [Di conseguenza si calcolano i carbo, e
il restante 30% delle calorie in grassi]. The Zone Diet prescription for
three body mass indexes (BMI) [indice di massa corporea] and corresponding
body fat percentages [8] associated with the need for weight loss are
presented in Table 1. Assuming a sedentary lifestyle, Table 1 makes it
clear that a Zone Diet is both a low energy and low carbohydrate diet.
[Come si vede dalla tabella 1, che appare cliccando, la Zona è una dieta
ipocalorica, oltre ad essere low carb]. Once a desired amount of body fat
is lost, dieters [coloro che fanno la dieta] may add fat back to the diet
to maintain appropriate body fat levels while keeping the P:C of the diet
and every meal at 0.75. [Una volta raggunto il dimagrimento desiderato, per
la Zona si può aggiungere grassi alla dieta, mantenendo però il rapporto
p/c di 0,75]. In this way, the Zone transforms from a weight loss diet to a
lifestyle diet [1,9]. [In questo modo, la Zona si trasforma da dieta
dimagrante in regime alimentare ordinario per la vita].
[in this window]
[in a new window]
Table 1. Sample Zone Diet Prescriptions at Three Undesirable Body Mass
Indexes
The "Zone" is defined as a metabolic state in which the human body operates
at optimal efficiency [1]. [La Zona viene definita come uno stato
metabolico in cui il corpo umano opera ad efficienza ottimale]. The
specific health benefits of the Zone Diet purportedly include, but are not
limited to, permanent weight loss, prevention of chronic diseases, enhanced
immunity, maximum physical and mental performance and even greater
longevity [1]. [Tra i benefici asseriti, dimagrimento, prevenzione di
malattie croniche, rafforzamento immunitario, massime performance fisiche e
mentali e persino maggior longività]. Zone Diet claims of maximum physical
performance have been both refuted [10-13] and rebutted 14]; however, all
benefits attributed to the Zone Diet are based on the same mechanistic
premise. [I vanti di massima performance fisica sono stati "confutati" (se
capisco bene "refuted and rebutted"), ma tutti i benefici attribuiti alla
Zona si basano sulle stessa premessa]. Fig. 1 illustrates the proposal that
a 0.75 P:C will reduce the insulin to glucagon ratio (I:G), allow excess
body fat to be "burned" (weight loss) and ultimately lead to the production
of "good" eicosanoids [1,9]. According to the Zone theory, eicosanoids are
extremely powerful biological agents and the specific production of "good"
eicosanoids is responsible for all the diet's purported health benefits
[1]. Therefore, the Zone Diet is a carbohydrate-restricted diet that
postulates a connection between diet, hormones and eicosanoids that
ultimately leads to improved health. [Secondo la Zona, il rappporto p/c di
0,75 riduce il rapporto tra insulina e glucalone, consente di bruciare il
grasso corporeo in eccesso e porta infine alla produzione di eicosanoidi
"buoni", agenti biologici estremamente potenti che sarebbero responsabili
di tutti i benefici asseriti.] The scientific questions of interest in this
review are 1) Does changing the dietary P:C from 0.25 to 0.75 alter the
insulin to glucagon ratio (I:G) enough to reduce or suppress the anabolic
actions of insulin? 2) Can an alteration in the I:G result in the precise
control of eicosanoid metabolism? [Le questioni scientifiche da chiariree
sono: 1) se davvero il rapporto p/c 0,75 modifichi il rapporto I:G tra
insulina e glucalone e 2) se tale modifica porti a un preciso controllo del
metabolismo degli eicosanoidi.]
Fig. 1. Postulated biological sequence of events linking a lower
carbohydrate intake with a state of superior health known as the Zone [1,9]
(P:C = protein to carbohydrate ratio; I:G = insulin to glucagon ratio).
THE SCIENCE BEHIND THE ZONE: A CLOSER LOOK
Diet and Blood Glucose Homeostasis [La dieta e l'omeostasi (equilibrio) del
glucosio nel sangue].
The endocrine pancreas produces two hormones that regulate blood glucose
concentrations. [Il pancreas produce due ormoni che regolamo le
concentrazioni del glucosio nel sangue]. Insulin is a glucose-lowering
hormone produced by pancreatic beta cells while neighboring alpha cells
produce its antagonist glucose-raising hormone glucagon. [L'insulina è un
ormone che abbassa la concentrazione di glucosio mentre il glucalone è
l'ormone suo antagonista, che invece tiene alto il glucosio]. The exact
mechanisms to explain the control of blood glucose homeostasis have been
recently clarified in a series of intricate glucose, insulin and glucagon
clamping studies. [L'esatto meccanismo di azione che spiega uk controllo
del glucosio sanguigno è stato recentemente chiarito in una serie di studi
sugli intricati rapporti tra glucosio, insulina e glucalone]. Fig. 2
illustrates that, within the physiological range of fasting and
postprandial blood glucose concentrations, glucose homeostasis is achieved
almost exclusively by variations in insulin release and withdrawal
[16-18].. It is only when blood glucose concentrations fall below this
biological range that glucagon and other counterregulatory hormones prevent
or correct hypoglycemia in a hierarchical manner. [In sostanza: Nei valori
fisiologici normali, il livello del glucosio è in sostanza controllato dai
rilasci di insulina. Solo quando il glucosio sanguigno scende sotto certi
livelli, intervengono anche il glucalone e altri ormoni per correggere e
prevenire l'ipoglicemia] Both glucagon activity and release are suppressed
through one or more mechanisms involving direct or indirect alpha cell
inhibition by glucose, glucose transport, glucose metabolism, or insulin
[16,19-22]. In the most simplistic sense, the net metabolic trend toward
anabolism (insulin) or catabolism (glucagon) depends on the insulin to
glucagon ratio (I:G). However, the metabolic release of insulin and
glucagon are so highly sensitive to blood glucose concentrations that the
activity of glucagon is largely suppressed in the postprandial period so
long as blood glucose concentrations remain within the physiological range
[16-18] (Fig. 2). [Nei termini più sempplicistici, il metabolismo tende
all'anablismo (insulina) o catabolismo (glucalone) in base al rapporto I_G
tra insulina e glucalone. Però, l'attività del glucalone è largamente
sopressa durante il periodo post-pranzo, finché il glucosio e l'insulina
restano nei valori fisiologici, come nell'esempio che segue...]. For
example, ordinary postprandial insulin concentrations (25-100 µU/mL)
abolish the lipolytic actions of glucagon (200 pg/mL) [23] during
euglycemia both in vitro [24] and in vivo [25]. [Per esempio, una normale
concentrazione di insulina post-pranzo di 200..., sopprime l'azione
lipolitica del glucalone (l'azione cioè di "bruciare i grassi", se non
erro...)]
Fig. 2. Construct of normal blood glucose regulation and associated
glycemic thresholds [soglie] suggests that insulin release and withdrawal
[rilascio o ritiro di insulina] exclusively regulates [regola in maniera
esclusiva] plasma glucose in the resting, postabsorptive state. Adapted
from reference [17].
[Insomma, se ho ben capito, si dice che a dirigere il gioco normalmente è
l'insulina, ma il glucalone entra in gioco quando si tratta di evitare
l'ipoglicemia o abbassamento eccessivo del glucosio sanguigno]
The classic insulin and glucagon responses to the ingestion of single
nutrients are well documented. Carbohydrates (hyperglycemia) stimulate
insulin release while protein (hyperaminoacidemia) stimulates the release
of glucagon and insulin [16,26-28]. The hormonal response to protein
intake
promotes amino acid uptake and protein synthesis (insulin) while preventing
hypoglycemia (glucagon) [16]. This is conceivably an advantageous
evolutionary adaptation for any carnivorous animal subsisting largely on a
meat diet. However, when protein and carbohydrate are consumed mixed
together, a synergy is produced resulting in a larger release of insulin
when compared to carbohydrate or protein eaten alone [29-31]. According to
the principles of the Zone Diet [1], a 0.75 P:C (acceptable range of
0.6-1.0) represents the ideal macronutrient balance to reduce plasma
insulin and shift the I:G ratio in favor of the catabolic, lipolytic
hormonal milieu most suitable for weight loss and "good" eicosanoid
production (discussed below). Because there are no peer-reviewed scientific
data on the Zone Diet that would specifically allow an explicit examination
of this claim, related literature must be examined and the implications of
these data extrapolated to the Zone condition.
[Le classiche risposte dell'insulina e del glucalone all'ingestione di
singoli nutrienti sono ben documentate. I carbo stimolano il rilascio di
insulina mentre le proteine stumolano il rilascio di glucalone e insulina,
in modo da favorire l'assorbimento degli aminoacidi e la sintesi proteica
(con l'insulina) evitando però l'ipoglicemia (grazie al glucalone). Perà,
quando proteine e carbo sono consumati nello stesso pasto, si produe una
sinergia che risulta in un rilascio maggiore di insulina rispetto a un
pasto solo di carbo o solo di proteine. Secondo i principi della Zona, un
rapporto p/c di 0,75 [con un range accettabile tra 0,6 e 1] rappresenta
l'equilibrio ideale per ridurre l'insulina nel plasma e modificare il
rapporto I:G insulina-glucalone in modo da favorire l'azione ormonale
catabolica e lipolitica che porta al dimagrimento e alla produzione di
eicosanoidi "buoni" (discussi in seguito). Occorre però sottoporre a vaglio
queta affermazione, e siccome non ci sono dati scientifici relativi alla
Zona "peer-reviewed", verificati cioè da altri scienziati, occorre
esaminare la letteratura scientifica connessa e le implicazioni che si
possono trarre rispetto alla Zona. Di sequito, quindi, si citano alcuni
esperimenti che hanno verificato le concentrazoni di insulina e glucosio
sanguigno dopo pasti di test con diversi rapporti p/c...].
Protein/Carbohydrate Ratios and the Endocrine Pancreas
Spiller et al. [29] fed different combinations of liquid P:C food boluses
to normal subjects and measured their acute (2 hour) glucose and insulin
responses to those meals. The results of these experiments [29] showed that
the area under the curve (AUC) for glucose was significantly greater for a
P:C of 0.27 (conventional diet recommendations) than either 0.58 or 0.86
(ratios within Zone Diet recommendations). However, this difference was due
solely to what occurred in the first 30-minute postprandial period, and
blood glucose levels returned to normal in each condition within ~60
(0.27), ~45 (0.58) and ~35 (0.86) minutes, respectively [29]. More
importantly, the AUC for insulin was not different among the three P:C's.
Therefore, the release and withdrawal of insulin required to regulate these
small differences in blood glucose was similar for all three dietary
ratios.
[L'esperimento di Spiller ha mostrato che un p/c più alto, 0,58 o 0,86,
anziché lo 0,27 convenzionale, riduce l'"Area sotto la curva" AUC del
glucosio sanguigno (limitatamente ai primi 30 minuti dopo il pasto) ma non
l'AUC dell'insulina].
Westpahl et al. [30] also examined the effects of food bolus P:C's (mixed
solid and liquid food) similar to conventional (0.20) and Zone Diet (0.60,
1.0) levels on 4 hour glucose, insulin and glucagon measurements. This
study showed no differences in glucose, insulin or glucagon AUC
attributable to P:C ratios [30]. There was, however, a clear trend for both
insulin and glucagon concentrations to be higher in proportion to higher
P:C ratios. This is not surprising given the known metabolic effects of
this macronutrient combination. No statistical comparison was made among
the I:G of the diets, but the data do support a reduction in I:G when the
P:C is increased. However, this is of little metabolic consequence when
blood glucose concentrations are within the physiological range (fasting
and postprandial), since insulin suppresses the activity of glucagon. In
fact, because absolute insulin areas rose in step-wise fashion as the P:C
increased [30], a higher P:C could be argued to stimulate a more anabolic
condition, perhaps favorable for weight gain and "bad" eicosanoid
production (discussed below).
[L'esperimento di Westpahl non ha trovato differenze nelle AUC di insulina,
glucalone e glucosio attribuibili a variazioni del rapporto p/c. Si è
notato, comunque, una tendenza all'aumento sia dell'insulina che del
glucalone all'aumentare del p/c, con presumibile riduzione del rapporto
I:G, ma ciò ha scarse conseguenze metabiliche quando le concentrazioni di
glucosio sono all'interno dei limiti fisiologici normali ("fasting and
postprandial", che credo si traduca: a digiuno e dopo un pranzo), perché
l'insulina sopprime l'attività del glucalone. Addirittura, nota l'articolo,
l'aumento assoluto dell'insulina al crescere del p/c potrebbe favorire
l'aumento di peso e la produzione di eicosanoidi "cattivi"...!]
In one of the only peer-reviewed studies to examine and compare long-term
(six months) effects of Zone-like (0.78) and conventional (0.24) P:C's on
human metabolism, Linn et al. [32] showed that 1) there was no significant
difference in fasting lipid oxidation when people consumed either diet, 2)
glucagon suppression (release) by insulin was equally sensitive on both
diets, 3) the glucose threshold for insulin release was reduced by 15%
after a 0.78 P:C diet, and 4) glucose sensitivity was reduced by 26% on the
0.78 P:C diet. All of these data indicate that consuming a diet with a
Zone-recommended P:C (0.6-1.0) has no greater potential to promote fat
burning, weight loss or any other phenomenon related to I:G alterations
(see below) when compared to a diet consistent with conventional
nutritional recommendations because associated insulin levels are likely to
be as high or higher in response to increasing the P:C.
[In uno dei soli studi peer-reviewed che abbiano confrontato gli effetti
sul metabolismo di diete tipo Zona (p/c 0,78) e convenzionali (p/c 0,24)
sul lungo termine (sei mesi), non si sono notate differenze sul metabolismo
che porta a bruciare grasso corporeo, perdere peso o altri fenomeni
collegati a modefiche del rapporto I:G insulina - glucalone, poiché i
livelli di insulina sono altrettanto o più alti aumentando il rapporto p/c
rispetto a quello delle raccomandazioni nutrizionali...]
More complicated, but applicable, metabolic interactions of dietary protein
and carbohydrate in whole-foods diets must be carefully considered. Added
fat, fiber and the type of dietary carbohydrate fed can all significantly
affect the I:G ratio. Coulston et al. [33] compared the effects of
consuming two whole foods diets (60% carbohydrate, 21% fat vs. 40%
carbohydrate, 41% fat) for ten days each on the postprandial insulin
response measured at the noon-time meal (mean of days 9 and 10). The
insulin response was significantly blunted for two hours following the 40%
carbohydrate meal when compared to the higher carbohydrate meal. These data
might wrongfully be interpreted to support the validity of the Zone Diet
concept when in fact neither diet was Zone-like in its P:C (60% = 0.32 vs.
40% = 0.48). Since fiber intake was similar (26-35 g) for both trials, the
delayed gastric emptying afforded by the higher fat intake probably
explains the lower insulin levels best. There were no differences in
chronic fasting glucose or insulin levels when comparing the two trials
after ten days. Clearly, the metabolic response to whole food diets is not
as predictable as those measured when consuming single or dual nutrients.
Similarly, other complicating factors may explain many of the putative
deleterious effects attributed to "high carbohydrate" diets. For example,
studies of diets that provide a large portion of carbohydrates as simple
sugars often observe transiently higher insulin concentrations and
unfavorable blood lipid changes [33-35] (see Frayn and Kingman [36] for
review). However, these have employed "high carbohydrate" diets not
representative of those outlined by conventional food intake
recommendations (~55% carbohydrates from fruits, vegetables, legumes and
whole grains) [3-7]. To conclude, there is no evidence that a 0.75 P:C
(40/30/30), whether eaten as a small test meal or in the form of a complete
mixed diet, reduces the insulin response when compared to traditional
dietary guideline food intakes and may even potentially produce a larger
area under the insulin curve.
[Molto sinteticamente: in pasti che si avvicinano di più alle condizioni
reali rispetto ai pasti di test fatti solo di proteine e carbo, cioè che
includono anche fibre, grassi, e diversi tipi di carbo, anche questi
fattori hanno effetto sul rapporto I:G insulina-glucalone e la situazione è
più complessa. Coulston, per esempio, ha confrontato gli effetti di diete
con "whole foods" (60% carbohydrate, 21% fat vs. 40% carbohydrate, 41% fat)
per dieci giorni sulla risposta insulinica postprandiale misurata a pasto
di mezzzogiorno (media dei giorni 9 e 10). La risposta insulinica era
significativamente meno alta per due ore dopo il pasto con 40% di carbo
rispetto a quello con più carbo. Questi dati potrebbero erroneamente
(secondo l'articolo) essere interpretati per supportare la validità della
Zona mentre in realtà nessuna delle due diete era nel p/c della Zona (60% =
0.32 vs. 40% = 0.48). /mia nota: però, lasciatemi osservare, la seconda
dieta era più vicina alla Zona, mmmh... ma continiamo con la traduzione/
Poiche la quantità di fibre era simile (26-35 g), il ritardo nello
svuotamento gastrico dovuto alla maggiore percentuale di grassi spiega
probabilmente meglio i livelli più bassi di insulina. Non si sono notate
differenze, comunque, nei livelli cronici di insulina e di glucosio a
digiuno confrontando le due diete dopo dieci giorni. Chiaramente, il
responso metabolico a diete con "whole foods" non è così prevedibile come
quello misurato quando si consumano un solo nutriente o soli due nutrienti.
Analogamente, altri fattori complicanti, come alti apporti di zuccheri
semplici, possono spiegare l'osservazione di sbalzi insulinici maggiori ed
effetti sfavorevoli sui lipidi sanguigni, cioè degli "effetti deleteri"
attribuiti alle diete cosiddette "high carb". (mentre, se ho capito quanto
vuol dire l'articolo, il problema non è la quantità di carbo ma il *tipo*
di carbo).].
With regard to body weight control, any weight loss experienced by
adherents to the Zone Diet prescription (40/30/30) is easily explained by
the severe energy restriction of the diet (Table 1) rather than enhanced
fat metabolism resulting from manipulations in the dietary P:C. Weight loss
produced by a negative energy balance is hardly a new concept. However, the
Zone Diet also purports that this same P:C and presumed I:G alteration
provides health benefits beyond weight loss via changes in eicosanoid
metabolism. Despite a lack of scientific support for the enhancement of fat
metabolism claimed by Zone Diet proponents, the Zone Diet eicosanoid theory
deserves evaluation since it is a relatively new and obscure wrinkle in the
low carbohydrate diet phenomenon that is generally not well understood, but
is widely touted as the "key" to optimal health [1].
[Per quanto riguarda il controllo del peso corporeo, le perdite di peso
sperimentate da chi aderisce alle prescrizioni della Zona (40/30/30) sono
facilmnte spiegabili con le restrizioni di calorie nella dieta, cioè dal
regime fortemente ipocalorico, piuttosto che dalle modifiche nel rapporto
p/c proteine/carbo. Perdere peso con un bilancio calorico negativo non è
una novità. Però, la Zona asserisce che altri benefici per la salute si
ottengono grazie al rapporto p/c raccomandato e quindi alle modifiche nel
rapporto I:G insulina/glucalone, attraverso il metabolismo degli
eicosanoidi, considerato dalla zona come "chiave" alla salute ottimale...]
DIET, HORMONES, AND EICOSANOID METABOLISM
[Questa parte sugli eiconsanoidi l'ho scorsa solo velocemente per ora...
Vale comunque quanto si diceva all'inizio, cioè pur criticando una
suddivisione troppo semplicistica tra "buoni" e "cattivi", e nonostante
alcuni meccanismi di azione restino ancora oscuri, si riconosce un certo
valore al consiglio di curare l'apporto di Omega-3, considerando tra
l'altro che nella dieta occidentale "americana" con molta carne e poco
pesce i pochi omega-3 a catena lunga che si ottengono dal pesce subiscono
la "concorrenza" degli omega-6 a catena lunga della carne... "more longer
chain omega-6's from animal meats, fewer longer chain omega-3's from fatty
fish [42], competitive pressure against omega-3 fatty acid incorporation
into membrane phospholipids can occur [44-46]."
Essential Fatty Acids and Eicosanoid Metabolism
Eicosanoids are the ubiquitous hormone-like products of essential dietary
fatty acid (omega-3 and omega-6) metabolism. In fact, part of the
essentiality of omega-3 and omega-6 fatty acids in human nutrition is
attributed to the role of each in the biosynthesis of eicosanoids [37-40].
The major dietary sources of omega-6 and omega-3 fatty acids are
polyunsaturated vegetable oils. The typical occidental diet provides
roughly three times the omega-6 fatty acid (linoleic acid) necessary to
prevent deficiency [41,42]. This is approximately ten times higher than
omega-3 fatty acid ({alpha}-linolenic acid) intakes [41-43]. Because
Americans also consume more longer chain omega-6's from animal meats, but
fewer longer chain omega-3's from fatty fish [42], competitive pressure
against omega-3 fatty acid incorporation into membrane phospholipids can
occur [44-46].
Arachidonic acid (AA) is formed primarily from the elongation and
desaturation of linoleic acid or is obtained directly from the diet and
acts as the predominant tissue precursor of eicosanoids [45,47] (Fig. 3).
The action of phospholipase releases AA from phospholipids within the
plasma membranes of cells. AA acts as a precursor for different eicosanoids
depending on the nature of both the tissue and the stimulus involved. Fig.
3 illustrates that when the metabolic pathway involves the cyclo-oxygenase
(COX) enzyme system, unstable intermediates are formed that produce
prostaglandins (PG), prostacyclins (PGI) or thromboxanes (TX), depending on
the action of additional tissue-specific enzymes. When the pathway involves
the lipoxygenase enzyme, leukotrienes (LT) are formed. Therefore, the
physiological actions of eicosanoids in vivo depend largely on the
tissue(s) in which they are synthesized.
Fig. 3. Simplified schematic of eicosanoid biosynthesis from food sources
of omega-6 and omega-3 fatty acids or their derived metabolic intermediate
progenitors GLA, DGLA, AA, and EPA (GLA = gamma linolenic acid, DGLA =
dihomo-gamma linolenic acid, AA = arachidonic acid, EPA = eicosapentaenoic
acid; COX = cyclooxygenase, LIPOX = lipoxegenase; PG = prostaglandin, PGI =
prostacyclin, TX = thromboxane, LT = leukotriene, OH-DGLA =
15-hydroxydihomo-gamma linolenic acid; {Delta}5, {Delta}6 = delta 5 and 6
desaturase enzymes). Subscripts denote the total number of double bonds in
each molecules structure and the series to which it belongs.
The major physiological actions of the series-2/4 eicosanoids (e.g., PGE2,
PGI2, TXA2, LTB4) are presented in Table 2. Similar functions are observed
for series-1 and series-3/5 eicosanoids arising from homologue AA
precursors (Fig. 3), but with notable caveats. For example, the conversion
of {alpha}-linolenic acid or omega-3 metabolic intermediates into
series-3/5 eicosanoids is less efficient than for the omega-6's and their
actions in vivo are also noticeably weaker [48]. However, the consumption
of dietary omega-3 fatty acids or their homologue AA precursor
eicosapentaenoic acid (EPA) impacts series-2/4 eicosanoid metabolism by
competing for receptor sites, enzyme activity and also by competing for
acylation into membrane phospholipids [43,45,49-51], thus diminishing
omega-6 eicosanoid formation and function. Other series-1 and series-3
metabolites, such as 15-hydroxydihomo gamma linolenic acid (OH-DGLA) and
docosahexaenoic acid (DHA) also directly inhibit rate-limiting enzymes
involved in series-2/4 leukotriene [52] and prostaglandin [53] formation,
respectively. These metabolic interactions play important roles in human
physiology, health and disease.
Table 2. General Effects of Series-2/4 Eicosanoids in Regulating Biological
Processes
Eicosanoids in Health and Disease
The possibility that excessive omega-6 intakes and subsequent series-2/4
eicosanoid synthesis may influence untoward physiological outcomes and
increase the risk for a variety of chronic diseases is receiving more
attention [40,43,45,46,54]. Lands et al. [44,45] describe an algorithm that
accurately predicts dietary intakes of essential fatty acids and eicosanoid
precursors from their plasma levels measured in triacylglycerols and
phospholipids (reciprocal prediction also valid). The omega-6 to omega-3
fatty acid ratio from these measures may actually be useful as a biomarker
in predicting morbidity and mortality related to cellular events linking a
compromised vascular system to excessive omega-6, series-2/4 eicosanoid
synthesis [45,46]. Because essential fatty acids serve as substrates for
eicosanoid production, alterations in the balance of omega-3 and omega-6
fatty acid membrane phospholipid pools can influence eicosanoid synthesis
and, thus, the specific physiological processes in which they are involved
[39,43,45].
Most eicosanoids produce local (autocrine/paracrine) intracellular effects
by binding to plasma membrane receptors to activate or inhibit second
messenger systems (cAMP, cGMP or IP3/DAG) [55]. The membrane receptors for
the most common second messenger system (cAMP) are coupled to adenylate
cyclase through separate stimulatory or inhibitory G-proteins. Therefore,
whether an eicosanoid stimulates or inhibits cAMP formation depends on
whether the eicosanoid binds to an inhibitory or stimulatory receptor
[55,56]. In this way, eicosanoids are hormone-like in their temporal
activation of intracellular second messengers and bi-directional mediation
(stimulation or inhibition) of cellular activity.
According to the Zone theory, "bad" eicosanoids (series-2/4, Table 2) are
those operating through the IP3/DAG second messenger pathway, while "good"
eicosanoids (PGE1) operate through cAMP [14]. This classification is
probably based on the observation that ischemic and thrombotic
cardiovascular diseases are aggravated by pathologic arteriolar
vasoconstriction and platelet aggregation [45,49,51]. Increasing cellular
cAMP inhibits a myriad of Ca2+ dependent signal transduction pathways
involved in the manufacture of platelets and platelet aggregation [57,58],
while IP3/DAG second messengers promote Ca2+ release in the cell cytoplasm
[51,55], thereby stimulating those pathways for platelet formation and
aggregation. However, the designation of IP3/DAG as the pathway by which
"bad" eicosanoids act ignores the fact that activation of this same second
messenger system is critical in the mechanism to vasodilate the cerebral
microvasculature [59], an action that reduces the potential for thrombotic
cerebrovascular accident.
Some eicosanoids also bind to multiple receptors, thereby stimulating more
than one second messenger system. The Zone theory suggests that EP2
receptors for PGE2 are "good" because they stimulate cAMP formation, while
EP3 receptors are "bad" because they inhibit cAMP formation [14]. This
explanation is correct, but critically incomplete. There are also at least
three other EP3 isoforms which have no effect on cAMP because they operate
through different second messenger systems [60]. In addition, although EP3
knock-out mice demonstrate a reduced risk for thromboembolism [61], the
absence of the EP3 receptor also produces derangements in febrile responses
to pyrogens and on the regulation of bicarbonate secretion in response to
duodenal acidification [62]. Clearly, an overgeneralized classification of
eicosanoids as "good" or "bad" ignores the balanced effects produced by
diverse actions of eicosanoids in human physiological regulation [63].
The Zone Diet recommendation to supplement with omega-3 fatty acids
(specifically EPA or fish oil) and progenitor series-1 eicosanoid
homologues of AA (GLA/DGLA) is not novel but is consistent with
conventional diet and health recommendations. The modest intake of fish,
fish oil, EPA supplements or plant omega-3 fatty acids is generally
associated with a reduced risk for morbidity and mortality from various
chronic vascular and inflammatory diseases [40,42,49,51,64,65-67]. The
mechanism to explain this health benefit has generally centered on EPA
competition with AA for phospholipid membrane acylation, rate-limiting
enzyme activity and receptor sites [43,45,49-51]. Although the use of
omega-3 fatty acids to diminish omega-6 eicosanoid signaling is well
documented, the direct impact of omega-6 eicosanoid progenitors (GLA, DGLA)
on series-1 eicosanoid synthesis (Fig. 3) and reduced series-2/4 eicosanoid
signaling is more equivocal.
The importance of GLA or DGLA supplementation in human nutrition has
recently been reviewed as particularly promising in relieving inflammatory
and rheumatic conditions [52,53,66-68]. However, human GLA and DGLA
supplementation studies illustrate greater unpredictability associated with
eicosanoid production and platelet aggregation. Dietary supplementation
with GLA or DGLA in humans given 1-6 g doses for three to four weeks
results in a rise in serum DGLA and AA concentrations [69-71]. Although 21
days of GLA supplementation decreased inflammatory LTB4 formation by 58% in
one study [71], a similar dose given over 42 days increased platelet
aggregation in another [72]. These conflicting results may reflect the
potential for the DGLA metabolite OH-DGLA to either inhibit lipoxygenase
activity directly [52] or, alternatively, undergo metabolism to AA and TXA2
(Fig. 3), thus stimulating vasoconstriction and platelet aggregation. Stone
et al. [69] observed an increase in the production of both PGE1 and PGE2
after 28 days of DGLA supplementation [69]. Therefore, supplemental GLA
undergoes elongation to DGLA, which undergoes ample desaturation ({Delta}5)
to AA in vivo [70,73], despite a reportedly low {Delta}5 desaturase
activity in man [69,73].
The Zone classification of eicosanoids as "bad" or "good" based on receptor
binding or on gross physiological functions is oversimplified, but the
recommendation to supplement the diet with omega-3 fatty acids or
progenitors of series-1 eicosanoids has some documented health merit.
Although much of how to control or manipulate omega-6 fatty acid metabolism
is still unknown, according to the Zone Diet theory, dietary and hormonal
control of desaturase enzyme activity can regulate eicosanoid production
and metabolism with drug-like precision [1].
Dietary and Hormonal Control of Desaturase Activity
Dietary and hormonal effects on essential fatty acid desaturase enzyme
activity have been studied for decades [73,74-83], but heretofore, no
connection between diet, endocrinology, eicosanoids and health [1,15] is
documented. Diet-induced reductions in the I:G are promoted by Zone Diet
advocates as the key to controlling eicosanoid metabolism through
manipulation of desaturase enzyme activity [1,15]. However, as explained
above, any alteration in the I:G is likely to be very small and of no
foreseeable metabolic consequence due to the synergistic release of insulin
resulting from carbohydrate and protein eaten together and the dominant
physiological actions of insulin over glucagon. Nevertheless, to be
complete this analysis of the Zone theory must be considered for its
proposed effects on desaturase enzyme activity because Zone advocates
misleadingly offer only select scientific information in support of this
health promoting metabolic pathway.
According to the Zone [1,15], carbohydrates inhibit the {Delta}6 desaturase
enzyme ({Delta}6), while insulin accelerates its {Delta}5 desaturase
counterpart ({Delta}5). In contrast, protein intake is said to stimulate
{Delta}6, while the accompanying glucagon stimulus is purported to inhibit
{Delta}5. Therefore, a smaller insulin and larger glucagon release
accompanying a low carbohydrate, high protein diet would result in greater
omega-6 desaturation to GLA (more active {Delta}6 enzyme) and less DGLA
desaturation to AA (less active {Delta}5 enzyme), thus producing more
series-1 and less series-2/4 eicosanoids (Fig. 3). However, this
explanation ignores scientific findings to the contrary.
In vitro animal studies clearly demonstrate that carbohydrate diets ranging
from 50% to 73% of energy intake inhibit both {Delta}5 and {Delta}6
desaturase enzyme activity [74,77], an effect mediated by elevated blood
glucose concentrations [83], but desaturase enzyme inhibition by glucose is
rapidly reversed in vivo following insulin injection [73,83]. Dietary
protein intakes ranging from 20% to 73% of energy intake stimulate both
{Delta}5 and {Delta}6 enzymes [74,77,78,82], while glucagon inhibits both
enzymes [79,80]. These observations concerning the effects of diet and
hormones on desaturase activity is summarized in Fig. 4. It is difficult to
reconcile why the Zone Diet views carbohydrate unfavorably because it
inhibits {Delta}6, while glucagon is viewed favorably even though it too
inhibits {Delta}6. Similarly, the Zone Diet views insulin as unfavorable
because it stimulates {Delta}5, but protein is viewed as favorable even
though it too has the same effect (Fig. 4). Although carbohydrate, protein,
insulin and glucagon can impact delta destaurase enzyme activity, it is
clear that information is selectively reported by Zone Diet advocates and
contradictory facts are ignored (Fig. 4). In reality, the effects of
glucose and amino acids on the desaturase enzymes is most notable in vitro
and is likely masked in vivo by the pancreatic hormones they stimulate
[81]. However, the precise regulation of desaturase enzyme function using
dietary endocrinology in free-living people has never been demonstrated.
Fig. 4. Select nutritional and hormonal factors stimulating (+) or
inhibiting (-) desaturase enzyme activity. (* = hormone actions supersede
macronutrient actions in vivo [81]). Adapted from reference [12].
It is additionally important to recognize that desaturase enzyme activity
is influenced by a multitude of other physiological and dietary variables
including temperature, circadian oscillations, product feedback inhibition
other hormones operating through the cAMP second messenger and alcohol
consumption [45,75,81,82,84]. In fact, the conversion of DGLA to AA may
also be influenced by other factors not directly related to desaturase
activity, such as competitive deacylation-reacylation reactions [85].
Pharmaceutical interventions targeted at occupying omega-6 eicosanoid
receptor sites or decreasing the rate of omega-6, series-2/4 eicosanoid
synthesis (e.g., aspirin), coupled with dietary changes that increase
omega-3 fatty acid intakes and/or reduce omega-6 fatty acid intakes
represent the only scientifically sound approach to ameliorating many of
the chronic health disorders linked to excessive omega-6, series-2/4
eicosanoid signaling [45,65,86].
CONCLUSIONS
The biological plausibility of any diet and health relationship is crucial
when deciding whether or not it is worthy of assessment [4]. The connection
made between diet, endocrinology, eicosanoid metabolism and health [1,15]
is enticing [tentante] and indeed plausible. While there are no cross
sectional or longitudinal studies examining the potential health merit of
adopting a Zone Diet per se, closely related peer-reviewed findings from
scientific research cast strong doubt over the purported benefits of this
diet. When properly evaluated, the theories and arguments of popular low
carbohydrate diet books like the Zone rely on poorly controlled,
non-peer-reviewed studies, anecdotes and non-science rhetoric. This review
illustrates the complexity of nutrition misinformation perpetrated by some
popular press diet books. A closer look at the science behind the claims
made for the Zone Diet reveals nothing more than a modern twist on an
antique food fad.
[Si conclude in buona sostanza che in mancanza di riscontri
scientificamente verificabili sui reali effetti della dieta a Zona, l'esame
della letteratura scientifica esistente su temi vicini, passata in rassegna
dall'ariticolo, getta forti dubbi sui possibili benefici della Zona....]
Non mi piace la fonte dello studio, roba militare.
Secondo me :
1) Omega 3 non si possono mettere in discussione e infatti non lo fanno
2) Sull'abbassamento della risposta insulinica, non ci sono gli studi, se li
facessero, dubito che otterrebbero risultati differenti da quelli provati da
Sears.
3) Eicosanoidi buoni e cattivi effettivamente sono un po' la pecca di Sears.
La PG2 ad esempio.
Ed anche l'acido arachidonico quale suo precursore non sarebbe da annullare
in una dieta (da tenere sotto controllo si, da annullare no).
4) Nell'articolo, che ho letto alla velocità della luce, non ho notato
riferimenti alle fonti raccomandate da Sears da cui prendere i carboidrati.
Siamo sempre qui, secondo me, più che i conti al millesimo sono importanti
le fonti.

Ciao.
Enrico C
2005-05-21 21:23:08 UTC
Permalink
On Sat, 21 May 2005 18:57:43 GMT, Filippo wrote on it.salute.alimentazione
Post by Filippo
Non mi piace la fonte dello studio, roba militare.
Beh, quello neanche a me ^^
Post by Filippo
1) Omega 3 non si possono mettere in discussione e infatti non lo fanno
Ok
Post by Filippo
2) Sull'abbassamento della risposta insulinica, non ci sono gli studi, se li
facessero, dubito che otterrebbero risultati differenti da quelli provati da
Sears.
Colpisce, in effetti, che non ci siano studi "peer-reviewed" che affrintano
il toro per le corna!
Però l'articolo dice che il rapporto I:G insulina:glucalone obietivo del
40:30, o p/c 0,75, non funzionerebbe come lo racconta Sears, in quanto,
da esperimenti con pasti test di sole proteine/carbo,

a) l'area della curva insulinica non varia significativamente al variare
del rapporto p/c
|>> the AUC for insulin was not different among the three P:C's.
|>> Therefore, the release and withdrawal of insulin required to regulate
|>> these
|>> small differences in blood glucose was similar for all three dietary
|>> ratios.

b) nei range fisiologici di glucosio sanguigno, l'attività del glucalone
[alla base di alcune azioni metaboliche supposte da Sears] è soppressa
dall'insulina, mentre il glucalone esplica la sua attività metabolica solo
in situazione di ipoglicemia...
|>> the data do support a reduction in I:G when the
|>> P:C is increased. However, this is of little metabolic consequence when
|>> blood glucose concentrations are within the physiological range (fasting
|>> and postprandial), since insulin suppresses the activity of glucagon.
Post by Filippo
3) Eicosanoidi buoni e cattivi effettivamente sono un po' la pecca di Sears.
La PG2 ad esempio.
Ed anche l'acido arachidonico quale suo precursore non sarebbe da annullare
in una dieta (da tenere sotto controllo si, da annullare no).
Capisco
Post by Filippo
4) Nell'articolo, che ho letto alla velocità della luce, non ho notato
riferimenti alle fonti raccomandate da Sears da cui prendere i carboidrati.
Siamo sempre qui, secondo me, più che i conti al millesimo sono importanti
le fonti.
Sì, lo penso anch'io. Anche per altri regimi alimentari, d'altra parte, le
fonti contano forse più della esatta distribuzione dei macronutrienti,
credo.

Però l'articolo, a torto o ragione, prende in esame soprattutto i due/tre
aspetti più noti e pubblicizzati della Zona, come il famoso C40:P30 (o p/c
0,75) oltre agli omega3 e a eicosanoidi "buoni" e "cattivi".
--
Enrico C
Enrico C
2005-05-21 21:26:18 UTC
Permalink
On Sat, 21 May 2005 18:57:43 GMT, Filippo wrote on it.salute.alimentazione
Post by Filippo
Non mi piace la fonte dello studio, roba militare.
Beh, quello neanche a me ^^
Post by Filippo
1) Omega 3 non si possono mettere in discussione e infatti non lo fanno
Ok
Post by Filippo
2) Sull'abbassamento della risposta insulinica, non ci sono gli studi, se li
facessero, dubito che otterrebbero risultati differenti da quelli provati da
Sears.
Colpisce, in effetti, che non ci siano studi "peer-reviewed" che affrontino
il toro per le corna!
Però l'articolo dice che il rapporto I:G insulina:glucalone obiettivo del
40:30, o p/c 0,75, non funzionerebbe come lo racconta Sears, in quanto,
da esperimenti con pasti test di sole proteine/carbo:

a) l'area della curva insulinica non varia significativamente al variare
del rapporto p/c
|>> the AUC for insulin was not different among the three P:C's.
|>> Therefore, the release and withdrawal of insulin required to regulate
|>> these
|>> small differences in blood glucose was similar for all three dietary
|>> ratios.

b) nei range fisiologici di glucosio sanguigno, l'attività del glucalone
[alla base di alcune azioni metaboliche supposte da Sears] è soppressa
dall'insulina, mentre il glucalone esplica la sua attività metabolica solo
in situazioni di ipoglicemia...
|>> the data do support a reduction in I:G when the
|>> P:C is increased. However, this is of little metabolic consequence when
|>> blood glucose concentrations are within the physiological range (fasting
|>> and postprandial), since insulin suppresses the activity of glucagon.
Post by Filippo
3) Eicosanoidi buoni e cattivi effettivamente sono un po' la pecca di Sears.
La PG2 ad esempio.
Ed anche l'acido arachidonico quale suo precursore non sarebbe da annullare
in una dieta (da tenere sotto controllo si, da annullare no).
Capisco.
Post by Filippo
4) Nell'articolo, che ho letto alla velocità della luce, non ho notato
riferimenti alle fonti raccomandate da Sears da cui prendere i carboidrati.
Siamo sempre qui, secondo me, più che i conti al millesimo sono importanti
le fonti.
Sì, lo penso anch'io. Anche in altri regimi alimentari, d'altra parte, le
fonti contano probabilmente più della esatta distribuzione dei
macronutrienti, credo.

Però l'articolo, a torto o ragione, prende in esame soprattutto i due/tre
aspetti più noti e pubblicizzati della Zona, come il famoso C40:P30 (o p/c
0,75) oltre agli omega3 e agli eicosanoidi "buoni" e "cattivi".
--
Enrico C
Filippo
2005-05-20 06:42:34 UTC
Permalink
Post by albè
Mi sono riletto il tutto, effettivamente trovo il tono un tantino più
deciso di quanto avrei voluto che fosse. Forse è dovuto
all'interpretazione della frase "I benefici nel lungo periodo sono
quelli veri..."
Mi era sembrato forse sbagliando, che tu avessi voluto intendere che i
benefici da me descritti erano falsi. Ho frainteso? Se è così,
scusami.
Non intendevo dire che quelli descritti da te fossero falsi.
Con veri intendevo dire, quelli depurati di ogni sensazione. Lo dovevo
mettere in un altro punto della frase.
Post by albè
In pratica come si palesa, che sensazione si avverte in concreto?
Immagino, una sensazione di benessere, una sorte di stato di grazia.
E' proprio lo stato di grazia che mi lascia perplesso.
Post by albè
Enrico dice delle cose ovvie, solo che l'entusiasmo e la positività,
alla lunga, non regge se non c'è qualcosa di sostanziale a
sorreggerlo.
Ad Enrico dico anche che non è come lui crede, che basta stare
all'interno del rapporto p/c 05<1 per essere in Zona di norma il
rapporto è 075 può capitare qualche caso che bisogna calibrare il
rapporto, trovato il rapporto giusto per quell'individuo questo
rimane.
No. Il rapporto può variare in funzione di tanti fattori. Parlo del rapporto
fra proteine e carboidrati che ti porta benessere e che meglio incontra le
tue caratteristiche (metaboliche e di attività fisica).
Le regole sono quelle che hai scritto tu, su quello non ci piove.
Potrei raccontarti le mie esperienze, ma ti tedierei.
albè
2005-05-20 20:43:35 UTC
Permalink
Post by Filippo
Post by albè
Mi sono riletto il tutto, effettivamente trovo il tono un tantino più
deciso di quanto avrei voluto che fosse. Forse è dovuto
all'interpretazione della frase "I benefici nel lungo periodo sono
quelli veri..."
Mi era sembrato forse sbagliando, che tu avessi voluto intendere che i
benefici da me descritti erano falsi. Ho frainteso? Se è così,
scusami.
Non intendevo dire che quelli descritti da te fossero falsi.
Con veri intendevo dire, quelli depurati di ogni sensazione. Lo dovevo
mettere in un altro punto della frase.
Post by albè
In pratica come si palesa, che sensazione si avverte in concreto?
Immagino, una sensazione di benessere, una sorte di stato di grazia.
E' proprio lo stato di grazia che mi lascia perplesso.
Vabbé!! Se tu ti formalizzi Su singole parole, daltronte, uno che ha
sofferto di patologie serie, risolte come gia detto è normale che si
sente un po' graziato. Non trovi?
Post by Filippo
Post by albè
Enrico dice delle cose ovvie, solo che l'entusiasmo e la
positività,
Post by Filippo
Post by albè
alla lunga, non regge se non c'è qualcosa di sostanziale a
sorreggerlo.
Ad Enrico dico anche che non è come lui crede, che basta stare
all'interno del rapporto p/c 05<1 per essere in Zona di norma il
rapporto è 075 può capitare qualche caso che bisogna calibrare il
rapporto, trovato il rapporto giusto per quell'individuo questo
rimane.
No. Il rapporto può variare in funzione di tanti fattori. Parlo del rapporto
fra proteine e carboidrati che ti porta benessere e che meglio
incontra le
Post by Filippo
tue caratteristiche (metaboliche e di attività fisica).
Le regole sono quelle che hai scritto tu, su quello non ci piove.
Mi pare che stiamo dicendo le stesse cose.
Post by Filippo
Potrei raccontarti le mie esperienze, ma ti tedierei.
Il racconto è così noioso?
Filippo
2005-05-18 06:57:59 UTC
Permalink
Post by Eu Man
... quali possono essere gli eventuali benefici nel lungo periodo?
intendo dire, controllare sempre in maniera precisa il carico insulinico
per mesi e mesi alla lunga fa sentire meglio (si/no) e in che senso?
Indipendentemente da Sears o da qualsiasi altro schema alimentare che ti
permetta di tenere sotto controllo la produzione di insulina e soprattutto
ti dia stabilità glicemica i benefici che si riscontrano sono a livello
ormonale.
Posto che controllare in modo preciso questi dati non è possibile (quando
mangi non sai mai come reagirà il tuo corpo), generalmente puoi *sperare* di
alleviare qualche tuo problema.
Ad esempio un soggetto letargico con un sistema di comunicazione ormonale
più efficiente è possibile che diventi più attivo, un soggetto tendente alla
depressione potrebbe tenere un po' sotto controllo il problema. Tanto per
fare qualche esempio(dando per scontato che oltre alla dieta ci siano anche
gli omega3...).
Nel lungo periodo, con la dieta zona in particolare, si potrebbero notare
alcune problemi da protratto deficit di calorie, perchè essendo la zona
fortemente ipocalorica, quando si arriva ad essere magri, necessita di
modifiche (tipicamente aumento grassi monoinsaturi, probabilmente anche
leggero aumento carboidrati).
Purtroppo come implementare queste modifiche non è un argomento così
trattato sui libri di Sears come altri.

Ciao.
Enrico C
2005-05-18 09:12:30 UTC
Permalink
On Wed, 18 May 2005 06:57:59 GMT, Filippo wrote on it.salute.alimentazione
:

<snip>
Post by Filippo
Nel lungo periodo, con la dieta zona in particolare, si potrebbero notare
alcune problemi da protratto deficit di calorie, perchè essendo la zona
fortemente ipocalorica, quando si arriva ad essere magri, necessita di
modifiche (tipicamente aumento grassi monoinsaturi, probabilmente anche
leggero aumento carboidrati).
Purtroppo come implementare queste modifiche non è un argomento così
trattato sui libri di Sears come altri.
In pratica, uno che è dimagrito con una dieta a Zona fortemente ipocalorica
con distribuzione C40-P30-G30, per esempio, potrebbe dover passare a un
C43-P24-G33 (per dire), a regime , quando torna ad aumentare le calorie...?

La cosa, per quel che capisco, potrebbe avere senso, visto che nella fase
ipocalorica credo si debbano tenere a freno soprattutto le "fonti di
energia", grassi e carbo, ma mantenere costanti le proteine necessarie
all'organismo... e viceversa quando si vogliono aumentare le calorie credo
che le calorie in più debbano essere appunto grassi e carbo, lasciando
costanti le proteine... giusto?
e tutto questo restando compatibili con rapporti p/c "da Zona" tra 0,5 e
1...
--
Enrico C
==================================
Filippo
2005-05-18 09:38:39 UTC
Permalink
Post by Enrico C
On Wed, 18 May 2005 06:57:59 GMT, Filippo wrote on it.salute.alimentazione
<snip>
Post by Filippo
Nel lungo periodo, con la dieta zona in particolare, si potrebbero notare
alcune problemi da protratto deficit di calorie, perchè essendo la zona
fortemente ipocalorica, quando si arriva ad essere magri, necessita di
modifiche (tipicamente aumento grassi monoinsaturi, probabilmente anche
leggero aumento carboidrati).
Purtroppo come implementare queste modifiche non è un argomento così
trattato sui libri di Sears come altri.
In pratica, uno che è dimagrito con una dieta a Zona fortemente ipocalorica
con distribuzione C40-P30-G30, per esempio, potrebbe dover passare a un
C43-P24-G33 (per dire), a regime , quando torna ad aumentare le calorie...?
La cosa, per quel che capisco, potrebbe avere senso, visto che nella fase
ipocalorica credo si debbano tenere a freno soprattutto le "fonti di
energia", grassi e carbo, ma mantenere costanti le proteine necessarie
all'organismo... e viceversa quando si vogliono aumentare le calorie credo
che le calorie in più debbano essere appunto grassi e carbo, lasciando
costanti le proteine... giusto?
e tutto questo restando compatibili con rapporti p/c "da Zona" tra 0,5 e
1...
Giusto, anche se le fonti di energia "supplementare" dovrebbero essere
grassi monoinsaturi.
E' anche vero, però che quando si è più magri, qualche carboidrato in più fa
al caso.
Cibbao
2005-05-18 08:05:25 UTC
Permalink
.... quali possono essere gli eventuali benefici nel lungo periodo?
Nel lungo periodo? Per esempio, da www.atkinsexposed.org:

- gravi rischi per la salute
- malnutrizione per carenze alimentari
- cancro
- danni e calcoli ai reni
- osteoporosi
- innalzamento colesterolo
- rischi cardiovascolari


Cibbao
--
questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad ***@newsland.it
M
2005-05-18 08:47:18 UTC
Permalink
.... quali possono essere gli eventuali benefici nel lungo periodo?
Vedo che sei molto espero a dare come riferimento un sito che critica la
dieta di Atkins e dire che zona (che non ha niente a che fare con la atkins)
fa male.
A parte che bisognerebbe capire da dove vengono i risultati riportati su
quel sito...
@ndre@
2005-05-19 14:48:50 UTC
Permalink
.... quali possono essere gli eventuali benefici nel lungo periodo?
Certo che per confondere zona e atkins bisogna essere proprio dei bei
cocomeri.

andrea
Enrico C
2005-05-19 15:57:10 UTC
Permalink
Post by @ndre@
Certo che per confondere zona e atkins bisogna essere proprio dei bei
cocomeri.
Già, sono completamente diverse... e non solo come livello dei carb, ma
anche come scelta delle fonti di grassi e proteine e vari altri aspetti, mi
pare...
--
Enrico C
albè
2005-05-29 18:19:34 UTC
Permalink
Enrico C ha scritto:

- Nascondi testo tra virgolette -
Post by Enrico C
On 27 May 2005 13:20:50 -0700, albè wrote in
Post by albè
Conosco alcuni vegetariani che si alimentano attenendosi ai dettami
della Zona.
Non mi sorprende, avevo visto nelle Faq del Dr Sears che consiglia soia ai
vegetariani...
C'è anche il libro "The Soy Zone" by Dr. Barry Sears".
[Su questo ng mi pare che qualcuno avesse delle perplessità sulla soia, ma
non è un argomento che ho mai approfondito.]
24. I'm a pure vegetarian. How can I make this diet work for me?
Simply add protein-rich vegetarian foods to your current diet to maintain
the correct protein to carbohydrate ratio. Ideal choices are firm and extra
firm tofu and isolated soybean protein powder. The new generation of
soybean-based meat substitutes (hot dogs, hamburgers, sausages, etc.) are
another excellent way of turning a carbohydrate-rich vegetarian diet into a
vegetarian Zone Diet. Traditional vegetarian protein sources, such as
beans, have an exceptionally high amount of carbohydrate for the amount of
protein they provide, which makes it impossible to achieve the desired
protein-to-carbohydrate balance to enter the Zone. Also, check out "The Soy
Zone" by Dr. Barry Sears.
Mi chiedo però come facciano i vegetariani per gli omega-3...
Le Faq di Sears consigliano olio d'alghe al posto dell'olio di pesce...
44. I'm a vegetarian and can't use fish oil, what should I do?
There is a new generation of algae-based oils that are rich in long-chain
Omega-3 fats. This allows the vegetarian to get adequate levels of these
critical fats.
Post by albè
In Italia si prevede per il 2015 che i diabetici saranno 5 milioni,
oggi ne sono 3 milioni,
Ci credo, se continuiamo l'andazzo attuale... tra l'altro, credo sia colpa
dei troppi zuccheri aggiunti dappertutto. Prova a guardare gli ingredienti
dei prodotti al supermercato, sono tantissimi quelli che hanno lo zucchero
come primo ingrediente della lista, quindi l'ingrediente più abbondante...
Lo zucchero, non è solo quello che aggiungi al caffè. Tutti i
carboidrati ingeriti, si trasformano in zuccheri. Con una strategia
mirata, si può introdurre una quantità e qualità di zuccheri (leggi
carboidrati) sufficienti a soddisfare l'effettivo bisogno e non di
più. Tale strategia, serve ad evitare un eccessivo lavoro al pancreas,

altrimenti costretto a produzione considerevole d'insulina, che a sua
volta provoca accumulo di grassi adiposi e poi si diventa obesi. Con il

persistere di tale situazione, si diventa insulino-resistente, a questo

punto per il diabete conclamato è veramente questione d'inerzia.

- Mostra testo tra virgolette -

Che stupidata è questa? Abbondante?! Cosa è una nuova unità di
misura? Minori quantità! Sarà un sottomultiplo.

Ciao Alberto.

P.S. Succedono strani fenomeni, non trovavo più il thread, era finito
nelle pagine meno recente quanto gli ultimi interventi risalgono a
non più di due giorni fa.

- Mostra testo tra virgolette -
Continua a leggere su narkive:
Loading...