Discussion:
Riso brillato
(troppo vecchio per rispondere)
Ciacio
2006-01-05 11:18:21 UTC
Cosa si intende per riso brillato?
Perchè in molte diete lo sconsigliano? forse per l'alto IG?
--
questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad ***@newsland.it
Enrico C
2006-01-05 11:31:01 UTC
On Thu, 05 Jan 2006 12:18:21 +0100, Ciacio wrote in
Post by Ciacio
Cosa si intende per riso brillato?
Perchè in molte diete lo sconsigliano? forse per l'alto IG?
Forse sì, anche se l'IG del riso dipende dalla varietà e dalla
cottura.
O anche perché, essendo brillato, ha perso la parte esterna con le
vitamine e i sali minerali contenuti.
--
Enrico C

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Andrea Tibaldi
2006-01-05 14:30:25 UTC
Post by Ciacio
Cosa si intende per riso brillato?
È il normalissimo riso bianco.
http://www.cibo360.it/alimentazione/cibi/cereali/riso.htm
Post by Ciacio
Perchè in molte diete lo sconsigliano? forse per l'alto IG?
Perchè è di moda l'IG: in realtà può essere considerato solo leggermente
superiore alla pasta.

Andrea Tibaldi
www.cibo360.it
Post by Ciacio
--
questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
Enrico C
2006-01-05 16:36:35 UTC
On Thu, 05 Jan 2006 14:30:25 GMT, Andrea Tibaldi wrote in
Post by Andrea Tibaldi
Post by Ciacio
Perchè in molte diete lo sconsigliano? forse per l'alto IG?
Perchè è di moda l'IG: in realtà può essere considerato solo leggermente
superiore alla pasta.
Beh... dipende. Secondo le tabelle, in certi casi è anche doppio, mi
pare...

Qui si possono verificare i valori di IG di alcuni alimenti di tutto
il mondo, dal database dell'Università di Sidney, con l'avvertenza che
l'IG può variare a seconda del prodotto specifico (per esempio due
varietà di riso diverse non hanno lo stesso IG), e l'IG dipende anche
dal metodo e dal tempo di cottura.

http://ziag4.mmb.usyd.edu.au/
Andrea Tibaldi
2006-01-07 09:01:20 UTC
Post by Enrico C
On Thu, 05 Jan 2006 14:30:25 GMT, Andrea Tibaldi wrote in
Post by Andrea Tibaldi
Post by Ciacio
Perchè in molte diete lo sconsigliano? forse per l'alto IG?
Perchè è di moda l'IG: in realtà può essere considerato solo leggermente
superiore alla pasta.
Beh... dipende. Secondo le tabelle, in certi casi è anche doppio, mi
pare...
Secondo le tabelle:
http://www.cibo360.it/alimentazione/dietologia/indici_tabelle/ig_alfa.htm
ha una variabilità discreta ma non esagerata: 69 ± 7
Secondo il tuo link va da 49 (molto meno della pasta) a 69 (non molto più
della pasta).

Ergo: il riso è uguale alla pasta, in pratica. Considerando che in cottura
assorbe più acqua, e quindi 100 g di riso bollito vanno a pesare più di 100
g di pasta, il riso è anche meglio della pasta perché consente di preparare
piatti più sazianti.

Andrea Tibaldi
www.cibo360.it
Post by Enrico C
Qui si possono verificare i valori di IG di alcuni alimenti di tutto
il mondo, dal database dell'Università di Sidney, con l'avvertenza che
l'IG può variare a seconda del prodotto specifico (per esempio due
varietà di riso diverse non hanno lo stesso IG), e l'IG dipende anche
dal metodo e dal tempo di cottura.
http://ziag4.mmb.usyd.edu.au/
Enrico C
2006-01-07 22:12:13 UTC
On Sat, 07 Jan 2006 09:01:20 GMT, Andrea Tibaldi wrote in
Post by Andrea Tibaldi
Post by Enrico C
On Thu, 05 Jan 2006 14:30:25 GMT, Andrea Tibaldi wrote in
Post by Andrea Tibaldi
Post by Ciacio
Perchè in molte diete lo sconsigliano? forse per l'alto IG?
Perchè è di moda l'IG: in realtà può essere considerato solo leggermente
superiore alla pasta.
Beh... dipende. Secondo le tabelle, in certi casi è anche doppio, mi
pare...
http://www.cibo360.it/alimentazione/dietologia/indici_tabelle/ig_alfa.htm
ha una variabilità discreta ma non esagerata: 69 ± 7
Secondo il tuo link va da 49 (molto meno della pasta) a 69
Ti sei fermato solo alla prima pagina di dati. In basso c'è un
pulsante Next per leggere oltre. I valori arrivano anche oltre 100, e
fino a 139 per alcuni tipi particolari...

Per esempio

Food Name and Manufaturer: White rice, type not specified, boiled 13
min (Italy) Italy
GI (vs Glucose): 102 +/-
[...]
Reference: Gatti E, Testolin G, Noè D, et al. Plasma glucose and
insulin responses to carbohydrate food (rice) with different thermal
processing. Ann Nutr Metab 1987; 331: 296-303.

Food Name and Manufaturer: Jasmine rice, white long grain, cooked in
rice cooker Thailand
GI (vs Glucose): 109 +/- 10
[...]
Reference: Jenkins DJA, Wolever TMS, Taylor RH, et al. Glycemic index
of foods: a physiological basis for carbohydrate exchange. Am J Clin
Nutr 1981; 34: 362-6.

Food Name and Manufaturer: White rice, boiled, low-amylose (Turkey)
Turkey
GI (vs Glucose): 139 +/-
[...]
Reference: Donduran S, Hamulu F, Çetinkalp S, Çolak B, Horozoglu N,
Tüzün M. Glycaemic index of different kinds of carbohydrates in Type 2
diabetes. Eating Weight Disord 1999; 4: 203-6.
Post by Andrea Tibaldi
(non molto più della pasta).
Ergo: il riso è uguale alla pasta, in pratica.
Dipende dal tipo di riso.
Post by Andrea Tibaldi
Considerando che in cottura
assorbe più acqua, e quindi 100 g di riso bollito vanno a pesare più di 100
g di pasta, il riso è anche meglio della pasta perché consente di preparare
piatti più sazianti.
Non credi sia preferibile riso integrale e/o parboiled a del semplice
riso brillato, oggetto della domanda, comunque?
Post by Andrea Tibaldi
Andrea Tibaldi
www.cibo360.it
Post by Enrico C
Qui si possono verificare i valori di IG di alcuni alimenti di tutto
il mondo, dal database dell'Università di Sidney, con l'avvertenza che
l'IG può variare a seconda del prodotto specifico (per esempio due
varietà di riso diverse non hanno lo stesso IG), e l'IG dipende anche
dal metodo e dal tempo di cottura.
http://ziag4.mmb.usyd.edu.au/
Andrea Tibaldi
2006-01-08 09:45:33 UTC
Post by Enrico C
On Sat, 07 Jan 2006 09:01:20 GMT, Andrea Tibaldi wrote in
Post by Andrea Tibaldi
Ergo: il riso è uguale alla pasta, in pratica.
Dipende dal tipo di riso.
Come forse sai, io al GI non ci guardo per niente, perché:
1) non è un valore affidabile (troppo variabile!);
2) attualmente non è dimostrato che abbia una influenza sulla salute
(esempio eclatante: i diabetici non basano l'insulina che si devono
iniettare dopo un pasto sull'IG!!!! - figuriamoci che importanza ha per un
soggetto sano!!!)
In parole povere, un soggetto normopeso, sportivo, sano non ha alcun
beneficio nello scegliere un riso integrale con basso IG rispetto a un riso
brillato. Io uso riso vialone nano brillato per i risotti perché li voglio
belli cremosi, con un riso parboiled o integrale non verrebbero altrettanto
bene. Il riso è uno di quei casi che rientrano nell'ortoressia in senso
allargato: rinuncio alla bontà dei cibi (risotto cremoso) a favore di una
indimostrata valenza dietetica. Ovvio che se uno ama il riso integrale e non
gli importa di mangiare un risotto cremoso, non sarò di certo io a dire che
sbaglia... Ma se mi viene a dire che lo mangia integrale solo per l'IG,
allora non posso che sottolineare che la sua è una mera illusione...
Consiglio di acquistare un aggeggio per la misurazione della glicemia e
verificare a mezz'ora dal pasto il picco glicemico con riso integrale o
brillato... Ci sarà tutta questa differenza? Non credo.
Se poi consideri che io di riso ne mangio 60 g conditi con 160 g di verdura
e una ripartizione dei nutrienti che spesso rasenta l'ottimo (50-30-20),
capisci che l'importanza della qualità del riso passa decisamente in secondo
piano, e la qualità della preparazione diventa il fattore determinante nei
confronti dell'IG.

Andrea Tibaldi
Enrico C
2006-01-08 10:13:32 UTC
On Sun, 08 Jan 2006 09:45:33 GMT, Andrea Tibaldi wrote in
Post by Andrea Tibaldi
Post by Enrico C
On Sat, 07 Jan 2006 09:01:20 GMT, Andrea Tibaldi wrote in
Post by Andrea Tibaldi
Ergo: il riso è uguale alla pasta, in pratica.
Dipende dal tipo di riso.
Ok, ma ora si discuteva di quale fosse il GI del riso...
Post by Andrea Tibaldi
1) non è un valore affidabile (troppo variabile!);
Vero, però, la variabilità è anche data da fattori che si possono
controllare, se si cerca una dieta a GI basso-moderato: per esempio i
tempi di cottura non eccessivi (al dente!) oppure preferendo alimenti
integrali a quelli più raffinati...
Post by Andrea Tibaldi
2) attualmente non è dimostrato che abbia una influenza sulla salute
(esempio eclatante: i diabetici non basano l'insulina che si devono
iniettare dopo un pasto sull'IG!!!! - figuriamoci che importanza ha per un
soggetto sano!!!)
Beh, di questo si era discusso in passati thread. L'IG è *uno* degli
elementi...
Post by Andrea Tibaldi
In parole povere, un soggetto normopeso, sportivo, sano non ha alcun
beneficio nello scegliere un riso integrale con basso IG rispetto a un riso
brillato.
Il mio riferimento a integrale e parboiled cmq era per un'altra
ragione, la migliore conservazione delle sostanze nutritive.
Post by Andrea Tibaldi
Io uso riso vialone nano brillato per i risotti perché li voglio
belli cremosi, con un riso parboiled o integrale non verrebbero altrettanto
bene.
Allora fai bene... mi pare giusto non ragionare solo in termini
nutrizionali ma cercare il piacere della buona cucina :)
Post by Andrea Tibaldi
Il riso è uno di quei casi che rientrano nell'ortoressia in senso
allargato: rinuncio alla bontà dei cibi (risotto cremoso) a favore di una
indimostrata valenza dietetica.
Con ordine: sono questioni distinte.
1. Qual è l'IG del riso
2. Se l'IG abbia rilevanza e per chi...
3. Se la rilevanza c'è, allora si può cercare un compromesso che salvi
capra (mangiar bene) e cavoli (aspetto nutrizionale). Se invece la
rilevanza non c'è, beh, allora è ovvia la conseguenza...
Post by Andrea Tibaldi
Ovvio che se uno ama il riso integrale e non
gli importa di mangiare un risotto cremoso, non sarò di certo io a dire che
sbaglia...
Chiaro.
Post by Andrea Tibaldi
Ma se mi viene a dire che lo mangia integrale solo per l'IG,
No, infatti, non solo per quello.
Post by Andrea Tibaldi
allora non posso che sottolineare che la sua è una mera illusione...
Se lo mangia e non gli piace, fa male, e comunque durerà poco con
questa dieta...
Post by Andrea Tibaldi
Consiglio di acquistare un aggeggio per la misurazione della glicemia e
verificare a mezz'ora dal pasto il picco glicemico con riso integrale o
brillato... Ci sarà tutta questa differenza? Non credo.
Neanch'io. Penso ci siano robusti meccanismi di autoregolazione
dell'organismo. Che però forse non andrebbero sollecitati troppo...
Post by Andrea Tibaldi
Se poi consideri che io di riso ne mangio 60 g conditi con 160 g di verdura
E questa taglia la testa al toro, cioè al Carico Glicemico... :)
Post by Andrea Tibaldi
e una ripartizione dei nutrienti che spesso rasenta l'ottimo (50-30-20),
Dunque non guardi *solo* alla cremosità del riso....
Post by Andrea Tibaldi
capisci che l'importanza della qualità del riso passa decisamente in secondo
piano, e la qualità della preparazione diventa il fattore determinante nei
confronti dell'IG.
Giusto, la preparazione è importante, AFAIK
--
Enrico C

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Enrico C
2006-01-08 18:46:50 UTC
[...]

Sento il bisogno di chiarire ancora il mio pensiero, perché nelle
linee di fondo credo di non pensarla molto diversamente da Andrea,
come magari potrebbe apparire discutendo di certi aspetti particolari
sui quali magari si cerca di puntualizzare e precisare...

Il discorso di Andrea, come l'ho capito io, è in sostanza:
non ha molta importanza se si usa riso brillato o d'altro tipo, o riso
al posto della pasta, perché comunque in un pasto con abbondante
verdura e porzioni contenute di riso o pasta, inserito all'interno di
una alimentazione equilibrata e accompagnato da attività fisica, il
risultato sarà salutare in ogni caso... A quel punto, quindi, meglio
scegliere semplicemente la pietanza che piace di più, senza
preoccuparsi troppo di quale sia l'esatto tipo di riso, se è integrale
o non integrale, ecc..., o meglio scegliendo quello che fa riuscire il
piatto dal punto di vista gastronomico... :)

Questo discorso può avere un senso, e a grandi linee è quello che
faccio (o cerco di fare) anch'io con la pasta. Quantità contenute di
pasta, insieme a ortaggi o verdura sempre presenti a tavola. Qualche
volta uso la pasta bianca, qualche volta quella "nera", integrale, un
po' più ricca di micronutrienti e di fibre, e più saziante, AFAIK...
ma mi piacciono entrambe e non credo che una delle due sia "poco
salutare"... ... L'indice glicemico, tra parentesi, non è molto
diverso, se ben ricordo...
Al di là dei ragionamenti, con entrambi i tipi di pasta ho una
sensazione di benessere alimentare, rispettando le condizioni di cui
sopra.... La differenza enorme invece è tra la quantità *contenuta* di
pasta e la quantità spropositata... ;)

Con il riso ho meno esperienza, lo mangio solo ogni tanto, quindi mi
posso basare meno sulle impressioni personali e più su quello che
leggo. Probabilmente, come riferisce Andrea, con il riso funziona come
per la pasta.
I dati che leggo sul riso tuttavia colpiscono per la grande
variabilità del suo Indice glicemico a seconda della varietà, fino ad
arrivare a valori di IG molto alti, addirittura superiori al glucosio.
Considerato in sé, quindi, il riso suscita alcuni dubbi, mi pare,
legati appunto al suo indice glicemico... quantomeno li suscita nelle
persone che, per qualche ragione, giusta o sbagliata che sia, danno
importanza all'indice glicemico...
E' chiaro che alla fine tutto dipende dalle quantità e dall'equilibrio
complessivo del pasto, anzi dall'equilibrio complessivo di
alimentazione e stile di vita, quindi, ripeto, capisco il discorso di
Andrea.

Ciò premesso, provo a chiarire meglio anche alcuni punti dove non
siamo d'accordo, o solo in parte...


On Sun, 8 Jan 2006 11:13:32 +0100, Enrico C wrote in
Post by Enrico C
On Sun, 08 Jan 2006 09:45:33 GMT, Andrea Tibaldi wrote in
Post by Andrea Tibaldi
Post by Enrico C
On Sat, 07 Jan 2006 09:01:20 GMT, Andrea Tibaldi wrote in
Post by Andrea Tibaldi
Ergo: il riso è uguale alla pasta, in pratica.
Dipende dal tipo di riso.
Ok, ma ora si discuteva di quale fosse il GI del riso...
Lo stesso sito di Andrea riporta:
http://www.cibo360.it/alimentazione/dietologia/indici_tabelle/ig_alfa.htm
"riso (48-112)",
poi riporta nella tabellina di sintesi "Risotto arborio 69 ± 7 ", ma -
andando a leggere la tabella completa, si vede che quel dato si
riferisce a un tipo specifico di riso arborio coltivato in Australia,
quindi non è molto significativo, mi pare...

http://www.ajcn.org/cgi/content-nw/full/76/1/5/T1

272 Arborio, risotto rice, boiled (Sun Rice brand, Rice Growers
Co-Op, Leeton, Australia)


Entrambi comunque abbiamo fatto riferimento alla stessa fonte per i
dati dell'IG: io al database dell'Università di Sydney consultabile
online, Andrea allo studio che li riporta come elenco.

Nello studio in questione, tra l'altro, si chiarisce la causa
dell'estrema variabilità dell'IG del riso: il diverso tipo di amido
contenuto, che può variare secondo la varietà, la zona d'origine, la
marca (più ancora delle differenze di forma del chicco).

http://www.ajcn.org/cgi/content/full/76/1/5#SEC2
Rice, for example, shows a large range of GI values, but this
variation is due to inherent botanical differences in rice from
country to country rather than to methodologic differences.
Differences in the amylose content could explain much of the variation
in the GI values of rice (and other foods) because amylose is digested
more slowly than is amylopectin starch (32). GI values for rice cannot
be reliably predicted on the basis of the size of the grain (short or
long grain) or the type of cooking method. Rice is obviously one type
of food that needs to be tested brand by brand locally.
Post by Enrico C
Post by Andrea Tibaldi
1) non è un valore affidabile (troppo variabile!);
Vero, però, la variabilità è anche data da fattori che si possono
controllare, se si cerca una dieta a GI basso-moderato: per esempio i
tempi di cottura non eccessivi (al dente!) oppure preferendo alimenti
integrali a quelli più raffinati...
Aggiungo che non capisco il ragionamento secondo cui "la variabilità è
... talmente alta che il valore perde di ogni significato".
Se un valore varia non perde significato, ma semplicemente è meno
prevedibile! Concretamente però ci saranno alcuni piatti di riso con
IG 48, altri con IG 69, altri con IG 112.
Non tutti gli alimenti hanno questa enorme variabilità, peraltro. Nel
caso della pasta, il margine appare decisamente più ristretto.
Post by Enrico C
Post by Andrea Tibaldi
2) attualmente non è dimostrato che abbia una influenza sulla salute
(esempio eclatante: i diabetici non basano l'insulina che si devono
iniettare dopo un pasto sull'IG!!!! - figuriamoci che importanza ha per un
soggetto sano!!!)
Beh, di questo si era discusso in passati thread. L'IG è *uno* degli
elementi...
Ovvero, sarebbe sbagliato usare l'IG come unico elemento di
valutazione, e magari consumare senza freni alimenti dolcificati al
fruttosio solo perché il suo IG non è alto...

Però, l'IG dà un'informazione che può essere utile se considerata
insieme alle altre, come la quantità di carbo, fibre, ecc.
I cibi con IG mediobasso e buona presenza di fibre, sono generalmente
i più sazianti, quelli che ci aiutano a non mangiare troppo, tra
l'altro, e un'alimentazione con un carico glicemico non eccessivo
(carico glicemico = IG x carb) è considerata salutare, AFAIK, per
diversi motivi...

Sempre lo studio dell'università di Sydney (linkato dalla pagina di
Andrea) spiega:


Per gram of carbohydrate, foods with a high glycemic index (GI)
produce a higher peak in postprandial blood glucose and a greater
overall blood glucose response during the first 2 h after consumption
than do foods with a low GI. Despite controversial beginnings, the GI
is now widely recognized as a reliable, physiologically based
classification of foods according to their postprandial glycemic
effect.

(Ovvero, a quanto capisco, l'IG (in inglese GI) è un valido indicatore
per classificare i cibi che mangiamo a seconda dell'effetto che
producuno sul livello glicemico nel sangue dopo il pranzo...)


In 1997 a committee of experts was brought together by the Food and
Agriculture Organization (FAO) of the United Nations and the World
Health Organization (WHO) to review the available research evidence
regarding the importance of carbohydrates in human nutrition and
health (2). The committee endorsed the use of the GI method for
classifying carbohydrate-rich foods and recommended that the GI values
of foods be used in conjunction with information about food
composition to guide food choices.

(Un comitato istituto da FAO e Organizazione mondiale della sanità ha
raccomandato che il dato dell'IG dei vari cibi sia fornito ai
consumatori insieme alle informazioni sulla composizione dei cibi per
guidare le scelte alimentari)


To promote good health, the committee advocated the consumption of a
high-carbohydrate diet ( 55% of energy from carbohydrate), with the
bulk of carbohydrate-containing foods being rich in nonstarch
polysaccharides with a low GI.


(Lo stesso comitato, raccomandando un'alimentazione con circa il 55
percento dell'energia che deriva da carboidrati, sufferisce che il
grosso dei carboidrati venga da cibi con basso IG)


In Australia, official dietary guidelines for healthy elderly people
specifically recommend the consumption of low-GI cereal foods for good
health (3), and a GI trademark certification program is in place to
put GI values on food labels as a means of helping consumers to select
low-GI foods (4).

(In Australia, le linee guida ufficiali per le persone anziani
raccomandano il consumo di cereali a basso IG per restare in buona
salute, e c'è un programma per indicare il valore dell'IG sulle
etichette, per autare i consumatori a sceglire cibi a basso IG.)


[...]
Several large-scale, observational studies from Harvard University
(Cambridge, MA) indicate that the long-term consumption of a diet with
a high glycemic load (GL; GI x dietary carbohydrate content) is a
significant independent predictor of the risk of developing type 2
diabetes (7, 8) and cardiovascular disease (9).



(Diversi studi su larga scala di Harvard indicano che un'alimentazione
con alto GL (carico glicemico = IG x carb) è, sul lungo termine, un
significativo indicatore di rischio per il diabete di tipo 2 e le
malattie cardiovascolare.)


More recently, evidence has been accumulating that a low-GI diet might
also protect against the development of obesity (10, 11), colon cancer
(12), and breast cancer (13).


(Ci sono crescenti evidenze che una dieta a basso IG possa anche
proteggere dallo sviluppo di obesità, cancro del colon e del seno, e
altri benefici descritti di seguito...)


The EURODIAB (Europe and Diabetes) study, involving >3000 subjects
with type 1 diabetes in 31 clinics throughout Europe, showed that the
GI rating of self-selected diets was independently related to blood
concentrations of glycated hemoglobin in men and women (14) and to
waist circumference in men (15). In addition, higher blood
HDL-cholesterol concentrations were observed in patients consuming
low-GI diets from the northern, eastern, and western European centers
participating in the study (15). Indeed, several studies have shown
that the dietary GI is a good predictor of HDL concentrations in the
healthy population, whereas the amount and type of fat are not
(16-18). Thus, the GI has proven to be a more useful nutritional
concept than is the chemical classification of carbohydrate (as simple
or complex, as sugars or starches, or as available or unavailable),
providing new insights into the relation between foods and health.

In parallel with these advances have been studies documenting the
importance of postprandial glycemia per se for all-cause mortality and
cardiovascular disease mortality in healthy populations (19). For
example, in the Hoorn study there was a significant association
between the 8-y risk of cardiovascular death and 2-h postload blood
glucose concentrations in subjects with normal fasting glucose
concentrations, even after adjustment for known risk factors (20).
Multiple mechanisms are probably involved. Recurring, excessive
postprandial glycemia could decrease blood HDL-cholesterol
concentrations, increase triglyceridemia, and also be directly toxic
by increasing protein glycation, generating oxidative stress, and
causing transient hypercoagulation and impaired endothelial function
(21, 22). If postprandial glycemia is indeed important, then dietary
treatment for the prevention or management of chronic diseases must
consider both the amount and type of carbohydrate consumed.

An issue that is still being debated, particularly within the United
States, is whether the GI has practical applications for the clinical
treatment of diabetes and cardiovascular disease. Three intervention
studies in adults and children with type 1 diabetes showed that low-GI
diets improve glycated hemoglobin concentrations (23-25). In subjects
with cardiovascular disease, low-GI diets were shown to be associated
with improvements in insulin sensitivity and blood lipid
concentrations (23, 26). In addition, evidence from both short-term
and long-term studies in animals and humans indicates that low-GI
foods may be useful for weight control. Laboratory studies examining
the short-term satiating effects of foods have shown that low-GI foods
are relatively more satiating than are their high-GI counterparts
(10). Compared with low-GI meals, high-GI meals induce a greater rise
and fall in blood glucose and a greater rise in blood insulin, leading
to lower concentrations of the body's 2 main fuels (blood glucose and
fatty acids) in the immediate postabsorptive period. The reduced
availability of metabolic fuels may act as a signal to stimulate
eating (11). It is also important to emphasize that many low-GI foods
are relatively less refined than are their high-GI counterparts and
are more difficult to consume. The lower energy density and
palatability of these foods are important determinants of their
greater satiating capacity. In obese children, the ad libitum
consumption of a low-GI diet has been associated with greater
reductions in body mass indexes (27). However, some experts have
raised concerns about the difficulties of putting advice about GI
values into practice and of the potentially adverse effects on food
choice and fat intake. For this reason, the American Diabetes
Association does not recommend the use of GI values for dietary
counseling. However, the European Association for the Study of
Diabetes (28), the Canadian Diabetes Association (29), and the
Dietitians Association of Australia (30) all recommend high-fiber,
low-GI foods for individuals with diabetes as a means of improving
postprandial glycemia and weight control.


[...]
Andrea Tibaldi
2006-01-14 08:33:40 UTC
Post by Enrico C
[...]
Però, l'IG dà un'informazione che può essere utile se considerata
insieme alle altre, come la quantità di carbo, fibre, ecc.
I cibi con IG mediobasso e buona presenza di fibre, sono generalmente
i più sazianti, quelli che ci aiutano a non mangiare troppo, tra
l'altro, e un'alimentazione con un carico glicemico non eccessivo
(carico glicemico = IG x carb) è considerata salutare, AFAIK, per
diversi motivi...
Il concetto che sta alla base del mio non prendere in considerazione l'IG in
una alimentazione sana è riassumibile con l'assunto che in una dieta che
soddisfa:
1) le calorie (assunte=consumate)
2) la ripartizione 50 30 20
al 90% è composta anche da alimenti tendenzialmente a basso IG.

Io cioè tendo ad escludere i consigli che sono diretta conseguenza di altri
più importanti, tendo a tenere buone solo le condizioni necessarie e
sufficienti, qualunque altra aggiunta è inutile e quindi dannosa, perché
limita inutilmente la libertà di mangiare ciò che si vuole. L'IG NON è una
condizione necessaria nè sufficiente, quindi lo escludo.
Post by Enrico C
I cibi con IG mediobasso e buona presenza di fibre, sono generalmente
i più sazianti
Giriamo l'assunto: i cibi ad alto indice di sazietà sono al 90% anche a
basso indice glicemico.
Per rimanere magro devo puntare su cibi ad alto indice di sazietà e quindi,
anche se dell'IG non me ne frega nulla, in realtà la mia alimentazione è
composta prevalentemente da alimenti con IG basso. L'indice di sazietà è
condizione più necessaria dell'IG per mantenere il peso forma, quindi viene
preferita all'IG che passa in secondo piano!
Dire che non mi importa dell'IG non significa dire che mangio alimenti ad
alto IG, ma solamente che non consiglierei mai a un soggetto di puntare su
alimenti a basso IG, semmai gli dico di puntare su alimenti sazianti.

Idem per il carico glicemico. È vero che è importante, ma se assumo la
giusta quantità di calorie e rispetto la ripartizione, NON POSSO assumere
carichi glicemici eccessivi. Ergo: anche il calcolo del carico glicemico non
mi interessa, se non puramente per curiosità.

Andrea Tibaldi
Post by Enrico C
Sempre lo studio dell'università di Sydney (linkato dalla pagina di
Per gram of carbohydrate, foods with a high glycemic index (GI)
produce a higher peak in postprandial blood glucose and a greater
overall blood glucose response during the first 2 h after consumption
than do foods with a low GI. Despite controversial beginnings, the GI
is now widely recognized as a reliable, physiologically based
classification of foods according to their postprandial glycemic
effect.
(Ovvero, a quanto capisco, l'IG (in inglese GI) è un valido indicatore
per classificare i cibi che mangiamo a seconda dell'effetto che
producuno sul livello glicemico nel sangue dopo il pranzo...)
In 1997 a committee of experts was brought together by the Food and
Agriculture Organization (FAO) of the United Nations and the World
Health Organization (WHO) to review the available research evidence
regarding the importance of carbohydrates in human nutrition and
health (2). The committee endorsed the use of the GI method for
classifying carbohydrate-rich foods and recommended that the GI values
of foods be used in conjunction with information about food
composition to guide food choices.
(Un comitato istituto da FAO e Organizazione mondiale della sanità ha
raccomandato che il dato dell'IG dei vari cibi sia fornito ai
consumatori insieme alle informazioni sulla composizione dei cibi per
guidare le scelte alimentari)
To promote good health, the committee advocated the consumption of a
high-carbohydrate diet ( 55% of energy from carbohydrate), with the
bulk of carbohydrate-containing foods being rich in nonstarch
polysaccharides with a low GI.
(Lo stesso comitato, raccomandando un'alimentazione con circa il 55
percento dell'energia che deriva da carboidrati, sufferisce che il
grosso dei carboidrati venga da cibi con basso IG)
In Australia, official dietary guidelines for healthy elderly people
specifically recommend the consumption of low-GI cereal foods for good
health (3), and a GI trademark certification program is in place to
put GI values on food labels as a means of helping consumers to select
low-GI foods (4).
(In Australia, le linee guida ufficiali per le persone anziani
raccomandano il consumo di cereali a basso IG per restare in buona
salute, e c'è un programma per indicare il valore dell'IG sulle
etichette, per autare i consumatori a sceglire cibi a basso IG.)
[...]
Several large-scale, observational studies from Harvard University
(Cambridge, MA) indicate that the long-term consumption of a diet with
a high glycemic load (GL; GI x dietary carbohydrate content) is a
significant independent predictor of the risk of developing type 2
diabetes (7, 8) and cardiovascular disease (9).
(Diversi studi su larga scala di Harvard indicano che un'alimentazione
con alto GL (carico glicemico = IG x carb) è, sul lungo termine, un
significativo indicatore di rischio per il diabete di tipo 2 e le
malattie cardiovascolare.)
More recently, evidence has been accumulating that a low-GI diet might
also protect against the development of obesity (10, 11), colon cancer
(12), and breast cancer (13).
(Ci sono crescenti evidenze che una dieta a basso IG possa anche
proteggere dallo sviluppo di obesità, cancro del colon e del seno, e
altri benefici descritti di seguito...)
The EURODIAB (Europe and Diabetes) study, involving >3000 subjects
with type 1 diabetes in 31 clinics throughout Europe, showed that the
GI rating of self-selected diets was independently related to blood
concentrations of glycated hemoglobin in men and women (14) and to
waist circumference in men (15). In addition, higher blood
HDL-cholesterol concentrations were observed in patients consuming
low-GI diets from the northern, eastern, and western European centers
participating in the study (15). Indeed, several studies have shown
that the dietary GI is a good predictor of HDL concentrations in the
healthy population, whereas the amount and type of fat are not
(16-18). Thus, the GI has proven to be a more useful nutritional
concept than is the chemical classification of carbohydrate (as simple
or complex, as sugars or starches, or as available or unavailable),
providing new insights into the relation between foods and health.
In parallel with these advances have been studies documenting the
importance of postprandial glycemia per se for all-cause mortality and
cardiovascular disease mortality in healthy populations (19). For
example, in the Hoorn study there was a significant association
between the 8-y risk of cardiovascular death and 2-h postload blood
glucose concentrations in subjects with normal fasting glucose
concentrations, even after adjustment for known risk factors (20).
Multiple mechanisms are probably involved. Recurring, excessive
postprandial glycemia could decrease blood HDL-cholesterol
concentrations, increase triglyceridemia, and also be directly toxic
by increasing protein glycation, generating oxidative stress, and
causing transient hypercoagulation and impaired endothelial function
(21, 22). If postprandial glycemia is indeed important, then dietary
treatment for the prevention or management of chronic diseases must
consider both the amount and type of carbohydrate consumed.
An issue that is still being debated, particularly within the United
States, is whether the GI has practical applications for the clinical
treatment of diabetes and cardiovascular disease. Three intervention
studies in adults and children with type 1 diabetes showed that low-GI
diets improve glycated hemoglobin concentrations (23-25). In subjects
with cardiovascular disease, low-GI diets were shown to be associated
with improvements in insulin sensitivity and blood lipid
concentrations (23, 26). In addition, evidence from both short-term
and long-term studies in animals and humans indicates that low-GI
foods may be useful for weight control. Laboratory studies examining
the short-term satiating effects of foods have shown that low-GI foods
are relatively more satiating than are their high-GI counterparts
(10). Compared with low-GI meals, high-GI meals induce a greater rise
and fall in blood glucose and a greater rise in blood insulin, leading
to lower concentrations of the body's 2 main fuels (blood glucose and
fatty acids) in the immediate postabsorptive period. The reduced
availability of metabolic fuels may act as a signal to stimulate
eating (11). It is also important to emphasize that many low-GI foods
are relatively less refined than are their high-GI counterparts and
are more difficult to consume. The lower energy density and
palatability of these foods are important determinants of their
greater satiating capacity. In obese children, the ad libitum
consumption of a low-GI diet has been associated with greater
reductions in body mass indexes (27). However, some experts have
raised concerns about the difficulties of putting advice about GI
values into practice and of the potentially adverse effects on food
choice and fat intake. For this reason, the American Diabetes
Association does not recommend the use of GI values for dietary
counseling. However, the European Association for the Study of
Diabetes (28), the Canadian Diabetes Association (29), and the
Dietitians Association of Australia (30) all recommend high-fiber,
low-GI foods for individuals with diabetes as a means of improving
postprandial glycemia and weight control.
[...]
Enrico C
2006-01-14 10:22:42 UTC
On Sat, 14 Jan 2006 08:33:40 GMT, Andrea Tibaldi wrote in
<news:EH2yf.43933$***@twister2.libero.it> on
it.salute.alimentazione :


[...cut...]
Post by Andrea Tibaldi
Il concetto che sta alla base del mio non prendere in considerazione l'IG in
una alimentazione sana è riassumibile con l'assunto che in una dieta che
1) le calorie (assunte=consumate)
2) la ripartizione 50 30 20
al 90% è composta anche da alimenti tendenzialmente a basso IG.
Ok, ma per poter soddisfare il criterio 1) ti serve anche un criterio
3), mi pare, quello di scegliere alimenti sazianti, giusto?
Post by Andrea Tibaldi
Io cioè tendo ad escludere i consigli che sono diretta conseguenza di altri
più importanti, tendo a tenere buone solo le condizioni necessarie e
sufficienti, qualunque altra aggiunta è inutile e quindi dannosa, perché
limita inutilmente la libertà di mangiare ciò che si vuole. L'IG NON è una
condizione necessaria nè sufficiente, quindi lo escludo.
Ok, dunque parli soprattutto di come divulgare, dare solo le
informazioni essenziali e non altre che potrebbero creare
fraintendimenti... Concordo che un uso troppo disinvolto dell'IG può
creare alcuni equivoci, come nel caso del fruttosio. Infatti, è solo
uno dei dati da prendere in considerazione, non l'unico.
Post by Andrea Tibaldi
Post by Enrico C
I cibi con IG mediobasso e buona presenza di fibre, sono generalmente
i più sazianti
Giriamo l'assunto: i cibi ad alto indice di sazietà sono al 90% anche a
basso indice glicemico.
Sì, spesso le due cose coincidono, e in termini pratici potrei essere
d'accordo: meglio l'indice di sazietà che l'IG. Il problema è che
sull'indice di sazietà ci sono pochi dati e pochi studi, e non so
neanche se esistono criteri oggettivi accettati da tutti.
Ne avevamo parlato in altri thread. In pratica, l'unica tabella di
sazietà che ho trovato (oltre a quella dell'ing. Albanesi) è quella
della Holt, ma c'è chi preferisce altri indici, come il Fullness
Index...
E' chiaro che ognuno potrebbe capirlo da solo, cosa lo sazia e cosa
no, sperimentando un po'... Ci sono però molte persone che per un
motivo o per un altro hanno bisogno di indicazioni e conferme esterne!
Post by Andrea Tibaldi
Per rimanere magro devo puntare su cibi ad alto indice di sazietà e quindi,
anche se dell'IG non me ne frega nulla, in realtà la mia alimentazione è
composta prevalentemente da alimenti con IG basso. L'indice di sazietà è
condizione più necessaria dell'IG per mantenere il peso forma, quindi viene
preferita all'IG che passa in secondo piano!
Sono d'accordo, per quel che posso capire, almeno per l'adulto normale
sano (non so se valga anche per i diabetici).
Resta però il problema che, in pratica, sono disponibili solo le info
sull'IG, alcune catene di supermercati all'estero addirittura hanno
cominciato a metterle in etichetta, mentre non esistono le stesse info
sull'indice di sazietà.
Post by Andrea Tibaldi
Dire che non mi importa dell'IG non significa dire che mangio alimenti ad
alto IG, ma solamente che non consiglierei mai a un soggetto di puntare su
alimenti a basso IG, semmai gli dico di puntare su alimenti sazianti.
L'indice di sazietà ha anche il vantaggio di riguardare tutti gli
alimenti, mentre l'IG riguarda in realtà solo i cibi ricchi di carbo
(gli altri lo hanno necessariamente basso).
Post by Andrea Tibaldi
Idem per il carico glicemico. È vero che è importante, ma se assumo la
giusta quantità di calorie e rispetto la ripartizione,
Tra parentesi: capire se si rispettano certe percentuali esatte di
nutrienti non è per niente facile.
Personalmente ho provato a monitorare le mie percentuali per un
periodo, ed è stata una faticaccia!
Io stesso non so mica le percentuali *esatte* di P/C/G che mangio ogni
giorno, ne ho solo una vaga idea...
Post by Andrea Tibaldi
NON POSSO assumere
carichi glicemici eccessivi.
Sì, se aggiungi un criterio 4), di ripartire quelle calorie in almeno
3 o magari anche 4/5 pasti giornalieri... :)
Post by Andrea Tibaldi
Ergo: anche il calcolo del carico glicemico non
mi interessa, se non puramente per curiosità.
Andrea Tibaldi
Post by Enrico C
Sempre lo studio dell'università di Sydney
[...]

I benefici riportati in quello studio si riferivano ad osservazioni
proprio su diete a basso IG, però. Il che ci fa tornare alla domanda
iniziale sul riso brillato, che provo a riformularti nei seguenti
termini:

Mettiamo in ipotesi che un produttore di riso fornisca in etichetta
l'IG dei suoi risi.

RisoAlto ha IG 110 e RisoBasso ha IG 40.
Entrambi sono piacevoli al palato.

Quale consiglieresti di consumare *abitualmente*?
--
Enrico C

* cut the ending "cut-togli.invalid" string when replying by email *
Andrea Tibaldi
2006-01-14 11:09:16 UTC
Post by Enrico C
On Sat, 14 Jan 2006 08:33:40 GMT, Andrea Tibaldi wrote in
E' chiaro che ognuno potrebbe capirlo da solo, cosa lo sazia e cosa
no, sperimentando un po'... Ci sono però molte persone che per un
motivo o per un altro hanno bisogno di indicazioni e conferme esterne!
Si parte dalla tabella di Albanesi per poi costruirsi la propria.
Post by Enrico C
Tra parentesi: capire se si rispettano certe percentuali esatte di
nutrienti non è per niente facile.
Personalmente ho provato a monitorare le mie percentuali per un
periodo, ed è stata una faticaccia!
Io stesso non so mica le percentuali *esatte* di P/C/G che mangio ogni
giorno, ne ho solo una vaga idea...
Appunto. Se non controlli un fattore importante chette frega di controllarne
uno meno importante?
Ecco che l'IG diventa:
1) un alibi per pensare di avere tutto sotto controllo (controllo l'IG
ovvero mangio bene) oppure
2) una perdita di tempo
Post by Enrico C
Post by Andrea Tibaldi
NON POSSO assumere
carichi glicemici eccessivi.
Sì, se aggiungi un criterio 4), di ripartire quelle calorie in almeno
3 o magari anche 4/5 pasti giornalieri... :)
Bisogna capire cos'è un carico glicemico eccessivo.
Concentrare i carbo in 2 pasti su 3 non è un errore. Ergo un pasto di soli
carbo per me non è un errore.
Se me ne posso concedere 300 g al giorno, un pasto con 150 g di carbo non è
sbagliato, l'importante è non sforare con i 300 g.
Post by Enrico C
Quale consiglieresti di consumare *abitualmente*?
Mi sembra ovvio, quello con IG minore.

Andrea Tibaldi
www.cibo360.it
Post by Enrico C
--
Enrico C
* cut the ending "cut-togli.invalid" string when replying by email *
Enorme
2006-01-14 11:24:39 UTC
Post by Andrea Tibaldi
Se me ne posso concedere 300 g al giorno,
un pasto con 150 g di carbo non è sbagliato
non sarà sbagliato, ma sicuramente nemmeno consigliabile!
certamente circa la metà di quei carbo verranno convertiti in una 30ina di g
di ciccia.

ciao!!!
Andrea Tibaldi
2006-01-14 18:07:50 UTC
Post by Enorme
Post by Andrea Tibaldi
Se me ne posso concedere 300 g al giorno,
un pasto con 150 g di carbo non è sbagliato
non sarà sbagliato, ma sicuramente nemmeno consigliabile!
certamente circa la metà di quei carbo verranno convertiti in una 30ina di g
di ciccia.
E perché mai? Se arrivo a sera con 100 g di glicogeno da ripristinare nei
muscoli e 50 nel fegato, lì andranno e non in ciccia.
Se assumo le calorie che consumo non ingrasso, questo bisognerebbe sempre
tenerlo a mente...

Andrea Tibaldi
Post by Enorme
ciao!!!
Enorme
2006-01-15 12:30:07 UTC
Post by Andrea Tibaldi
E perché mai? Se arrivo a sera con 100 g di glicogeno da ripristinare nei
muscoli e 50 nel fegato, lì andranno e non in ciccia.
Se assumo le calorie che consumo non ingrasso,
questo bisognerebbe sempre tenerlo a mente...
Guarda che le nostre riserve di gliocogeno non sono serbatoi che puoi
riempire e vuotare così semplicemente!

Ammesso e non concesso che *tutti* i tuoi muscoli siano scarichi di
glicogeno (fai uno sport così completo che copre la muscolatura di tutto il
corpo??) ci vogliono diverse ore per ripristinarlo, se gli "versi dentro"
150g di carbo in una botta sola l'insulina non farà in tempo a ripristinarla
in tutti i muscoli e il fegato sintetizzerà prima cmq prima dei trigliceridi
che andranno a formare altro grasso.

(e poi come faresti a mangiare 150g di carbo in una botta sola quando una
pizza medio-grande ne contiene già 100? cosa fai dopo la pizza ti fai 2-3
fette di sacher? Sarebbe questa una dieta ragionevole?)

ciao!!!
Andrea Tibaldi
2006-01-16 16:19:20 UTC
Post by Enorme
Guarda che le nostre riserve di gliocogeno non sono serbatoi che puoi
riempire e vuotare così semplicemente!
Se vai in palestra e da buon body builder tiri su 4 pesi in croce, allora
hai ragione.
Dopo averti risposto, io invece andrò ad allenarmi di corsa nel circuito di
fianco a casa.
Oggi farò 2 km di riscaldamento, seguiti da 6 ripetizioni sui 1000 metri,
seguiti da un km di defaticamento.
Totale: 9 km, per 630 kcal circa. Di queste, concedimi almeno che il 70%
siano carbo, visto che le ripetute sono al massimo delle mie capacità. Fai
due conti, e scopri che ho consumato 110 g di carbo, la maggior parte dei
quali ovviamente da glicogeno muscolare. Come vedi non ci vuole poi molto
per dapauperare le scorte di glicogeno.

Per quanto riguarda il fegato, contiene circa 100 g di glucosio, basta stare
a digiuno per una 15ina di ore per esaurirle... Come vedi non ci vuole molto
nemmeno per queste.
Post by Enorme
Ammesso e non concesso che *tutti* i tuoi muscoli siano scarichi di
glicogeno (fai uno sport così completo che copre la muscolatura di tutto il
corpo??) ci vogliono diverse ore per ripristinarlo, se gli "versi dentro"
150g di carbo in una botta sola l'insulina non farà in tempo a ripristinarla
in tutti i muscoli e il fegato sintetizzerà prima cmq prima dei trigliceridi
che andranno a formare altro grasso.
Queste ovviamente sono cose che ti stai inventando di sana pianta... Il
glicogeno viene ripristinato in modo ottimale entro 4 ore dall'attività...
Più aspetti più cala l'efficienza del ripristino. Quindi perché aspettare?
Post by Enorme
(e poi come faresti a mangiare 150g di carbo in una botta sola quando una
pizza medio-grande ne contiene già 100? cosa fai dopo la pizza ti fai 2-3
fette di sacher? Sarebbe questa una dieta ragionevole?)
Non ho detto che è possibile farlo tutti i giorni, ma una volta la settimana
sì, per esempio durante le occasioni conviviali ti assicuro che è molto più
semplice di quanto tu creda fare un pasto da 1500 kcal, la metà dei quali di
carbo...

Andrea Tibaldi
www.cibo360.it
Post by Enorme
ciao!!!
Enorme
2006-01-16 18:56:53 UTC
"Andrea Tibaldi" <***@inwind.it> ha scritto nel messaggio
news:cIPyf.130958
Post by Andrea Tibaldi
Oggi farò 2 km di riscaldamento, seguiti da 6 ripetizioni sui 1000 metri,
seguiti da un km di defaticamento.
Totale: 9 km, per 630 kcal circa. Di queste, concedimi almeno che il 70%
siano carbo, visto che le ripetute sono al massimo delle mie capacità. Fai
due conti, e scopri che ho consumato 110 g di carbo, la maggior parte dei
quali ovviamente da glicogeno muscolare.
Mi pare di capire che depauperi di glicogeno solo le gambe e il fegato,
quindi la vedo molto dura che tu abbia consumato 110g di carbo visto che...
Post by Andrea Tibaldi
Per quanto riguarda il fegato, contiene circa 100 g di glucosio,
il fegato _non ne contiene 100g_, ne contiene mediamente 70g e...
Post by Andrea Tibaldi
a digiuno per una 15ina di ore per esaurirle...
se fai i conti di ore per esaurire il glicogeno del fegato ne bastano solo
5-6 (quello che avviene sempre durante il digiuno notturno) per chi ha un MB
di 60-70cal/h.
Post by Andrea Tibaldi
Queste ovviamente sono cose che ti stai inventando di sana pianta... Il
glicogeno viene ripristinato in modo ottimale entro 4 ore dall'attività...
Appunto necessitano 4 ore per ripristinarlo, la glicemia non può rimanere
alta così a lungo (verificalo col tuo bel glucometro se non ci credi), ergo:
prima che venga ripristinata nei muscoli dopo 1,5-2 ore inizia ad essere
stoccata in grasso.
Post by Andrea Tibaldi
Più aspetti più cala l'efficienza del ripristino. Quindi perché aspettare?
per fornire glucosio lentamente nei muscoli e nel fegato ed evitare il non
desiderabile accumulo/catabolismo dei lipidi.
Post by Andrea Tibaldi
Non ho detto che è possibile farlo tutti i giorni
hai solo detto: "se me ne posso concedere 300 g al giorno, un pasto con 150
g di carbo non è sbagliato", teoria che per i motivi suddetti mi pare
un'assurdità.

ciao!!!
Andrea Tibaldi
2006-01-18 10:23:05 UTC
Post by Enorme
news:cIPyf.130958
Non vorrei sembrare il solito sapientone rompicoglioni, ma ti consiglio
vivamente di prenderti un bel libro di fisiologia e di studiartelo per bene,
da quello che capisco (ma potrei sbagliarmi...) la tua preparazione si basa
su informazioni giuste, ma che non hanno un filo logico, in parole povere tu
ti costruisci la "tua" fisiologia partendo da assunti veri o quasi veri
capatati e letti qua e là, e cercando di giungere a conclusioni sul
funzionamento dell'organismo utilizzando la logica... Ma purtroppo così
facendo arrivi a conclusioni palesemente errate.
Ti dico questo a costo di sembrare, appunto, il solito sapientone
rompipalle, anche per il bene del nsg, dove mi sembra che ormai gli unici
laureati in biologia, farmacia, medicina, ecc. siano scappati via da un
pezzo, proprio perché i discorsi fatti con quelli che leggono 4 articoli su
internet e pensano di aver scoperto l'america sono sterili e non portano da
nessuna parte.

PS: ieri sono stato a cena con un ragazzo che aveva appena corso 21 km, si è
mangiato 2 megapiatti di trofie al pesto, 4 polpette con verdura, 150 g di
pane e una arancia... Come lo vedi come carico glicemico? Secondo la tua
magnifica teoria come dovrebbe fare per ripristinare le scorte, mettersi una
flebo di glucosio a rilascio graduale!?!?!?!

Andrea Tibaldi
www.cibo360.it
Post by Enorme
Post by Andrea Tibaldi
Oggi farò 2 km di riscaldamento, seguiti da 6 ripetizioni sui 1000 metri,
seguiti da un km di defaticamento.
Totale: 9 km, per 630 kcal circa. Di queste, concedimi almeno che il 70%
siano carbo, visto che le ripetute sono al massimo delle mie capacità. Fai
due conti, e scopri che ho consumato 110 g di carbo, la maggior parte dei
quali ovviamente da glicogeno muscolare.
Mi pare di capire che depauperi di glicogeno solo le gambe e il fegato,
quindi la vedo molto dura che tu abbia consumato 110g di carbo visto che...
Post by Andrea Tibaldi
Per quanto riguarda il fegato, contiene circa 100 g di glucosio,
il fegato _non ne contiene 100g_, ne contiene mediamente 70g e...
Post by Andrea Tibaldi
a digiuno per una 15ina di ore per esaurirle...
se fai i conti di ore per esaurire il glicogeno del fegato ne bastano solo
5-6 (quello che avviene sempre durante il digiuno notturno) per chi ha un MB
di 60-70cal/h.
Post by Andrea Tibaldi
Queste ovviamente sono cose che ti stai inventando di sana pianta... Il
glicogeno viene ripristinato in modo ottimale entro 4 ore
dall'attività...
Appunto necessitano 4 ore per ripristinarlo, la glicemia non può rimanere
prima che venga ripristinata nei muscoli dopo 1,5-2 ore inizia ad essere
stoccata in grasso.
Post by Andrea Tibaldi
Più aspetti più cala l'efficienza del ripristino. Quindi perché aspettare?
per fornire glucosio lentamente nei muscoli e nel fegato ed evitare il non
desiderabile accumulo/catabolismo dei lipidi.
Post by Andrea Tibaldi
Non ho detto che è possibile farlo tutti i giorni
hai solo detto: "se me ne posso concedere 300 g al giorno, un pasto con 150
g di carbo non è sbagliato", teoria che per i motivi suddetti mi pare
un'assurdità.
ciao!!!
Enorme
2006-01-18 11:57:07 UTC
Post by Andrea Tibaldi
Non vorrei sembrare il solito sapientone rompicoglioni, ma ti consiglio
vivamente di prenderti un bel libro di fisiologia
Io innanzitutto ti consiglio di imparare a quotare decentemente se vuoi
partecipare ad un ng, visto che il tuo quoting è assolutamente
inaccettabile...
Post by Andrea Tibaldi
e di studiartelo per bene,
da quello che capisco (ma potrei sbagliarmi...) la tua preparazione si
basa su informazioni giuste, ma che non hanno un filo logico,
in parole povere tu ti costruisci la "tua" fisiologia partendo da assunti
veri o
Post by Andrea Tibaldi
quasi veri capatati e letti qua e là, e cercando di giungere a
conclusioni sul funzionamento dell'organismo utilizzando la logica...
Bravo, belle parole, ma sentirmi dire semplicemente "prenditi un libro di
fiosiologia" mi sembra un infimo sistema per evitare il confronto.
Se la metti così, pure io potevo rispondere al tuo primo messaggio "sei
molto fantasioso, ma ora inizia a studiare sui libri".
Post by Andrea Tibaldi
Ma purtroppo così
facendo arrivi a conclusioni palesemente errate.
Ti dico questo a costo di sembrare, appunto, il solito sapientone
rompipalle
No guarda, che tu sia un sapientone non l'ho mai pensato, e pure in questa
tua risposta non dai prova di esserlo.
Io ti ho risposto secondo le mie conoscenze spiegando i vari processi, tu ti
limiti a fare affermazioni lasciando intendere "così è, e non c'è bisogno di
spiegarlo".
Post by Andrea Tibaldi
Come lo vedi come carico glicemico? Secondo la tua
magnifica teoria come dovrebbe fare per ripristinare le scorte, mettersi
una flebo di glucosio a rilascio graduale!?!?!?!
Altra bassezza: paragonare i contenuti del messaggio dell'interlocutore ad
esempi estremisti... complimenti.
Vuoi fare l'Albanesi dei poveri ma ne sei solo la fotocopia venuta male.

ciao!!!
Alessandro Morelli
2006-01-18 14:07:15 UTC
Dunque, io non sono laureato, ma credo che il corpo umano non sia così
chiuso in schemi fissi, del tipo consumo lo zucchero nelle riserve delle
gambe perché corro, se mi manca lo zucchero qui glielo devo dare entro 4
ore, bisogna dargliene poco per volta perché sennò diventa grasso anche se
le riserve del fegato e dei muscoli non sono ristabilite, ecc... Come la
vedresti possibile la vita in questi termini?? A parte cio...
Post by Enorme
Vuoi fare l'Albanesi dei poveri ma ne sei solo la fotocopia venuta male.
ciao!!!
... non credo veramente che sia il caso di insultarsi in un ng, quanto
piuttosto chiarire i vari punti di vista. Questo argomento mi interessa, e
se Andrea volesse spiegarmi o indicarmi un link (non il solito libro di
fisiologia, please! ^__^) dove ci sia spiegato bene come funzioni il
riassorbimento delle scorte di zucchero nei muscoli e nel fegato, che
rapporto abbia questo fatto con l'insulina e in quale caso quest'ultima sis
invece causa dello stoccaggio di grassi, mi farebbe veramente, ma veramente,
piacere!
Enrico C
2006-01-18 15:21:55 UTC
On Wed, 18 Jan 2006 10:23:05 GMT, Andrea Tibaldi wrote in
Post by Andrea Tibaldi
Ti dico questo a costo di sembrare, appunto, il solito sapientone
rompipalle, anche per il bene del nsg, dove mi sembra che ormai gli unici
laureati in biologia, farmacia, medicina, ecc. siano scappati via da un
pezzo, proprio perché i discorsi fatti con quelli che leggono 4 articoli su
internet e pensano di aver scoperto l'america sono sterili e non portano da
nessuna parte.
Più che altro sarebbe interessante avere sul ng il parere di chi è
specializzato in scienza della nutrizione, più che laureati generici
in medicina, farmacia, biologia, ecc...

Tuttavia, credo che conti più *cosa* si dice, e con quali prove e
informazioni, che *chi* lo dice.
--
Enrico C

* cut the ending "cut-togli.invalid" string when replying by email *
Enrico C
2006-01-14 13:31:44 UTC
On Sat, 14 Jan 2006 11:09:16 GMT, Andrea Tibaldi wrote in
Post by Andrea Tibaldi
Si parte dalla tabella di Albanesi per poi costruirsi la propria.
Ma la tabella di Albanesi,
http://www.albanesi.it/Alimentazione/sazieta.htm
che pur apprezzo, non ha validità scientifica, non è mica uno studio
peer reviewed...! :)
è comunque limitata a un piccolo numero di alimenti (per esempio non
trovo la ricotta di pecora, non trovo il cioccolato fondente ad alta %
di cacao, non trovo il pane di segale, ...),
e soprattutto, così come l'IG, anche l'indice di sazietà varia molto
in base a molti fattori: il prodotto esatto considerato, il tipo di
preparazione, o persino in base alle abitudini alimentari e ai gusti
del soggetto, quindi è un po' soggettivo. Lo stesso Albanesi avverte
che ci sono differenze tra l'indice fornito (una media sul campione
del test) e quello individuale di ciascuno.
E ancora, come avverte sempre Albanesi, l'indice di sazietà di una
ricetta che comprende diversi ingredienti non si ricava semplicemente
dalla media pesata dei vari indici...

Tutto questo per dire che il fattore "sazietà" è importantissimo ma
difficilmente riassumibile in formule o indici...
Post by Andrea Tibaldi
Appunto. Se non controlli un fattore importante chette frega di controllarne
uno meno importante?
1) un alibi per pensare di avere tutto sotto controllo (controllo l'IG
ovvero mangio bene) oppure
2) una perdita di tempo
Sono d'accordo che l'IG può portare a risultati paradossali, se usato
senza grano salis.
Però allora anche altri criteri possono essere usati male.
Per esempio, basandomi *solo* sui tuoi criteri 1 e 2
| 1) le calorie (assunte=consumate)
| 2) la ripartizione 50 30 20
potrei anche mangiare solo salmone e pane burro e marmellata, per
dire, e sentirmi in regola... ;)
Post by Andrea Tibaldi
Post by Enrico C
Sì, se aggiungi un criterio 4), di ripartire quelle calorie in almeno
3 o magari anche 4/5 pasti giornalieri... :)
Bisogna capire cos'è un carico glicemico eccessivo.
Concentrare i carbo in 2 pasti su 3 non è un errore. Ergo un pasto di soli
carbo per me non è un errore.
Ma in ogni caso dovrai evitare di concentrare tutte le calorie in soli
due pasti, insomma un terzo criterio... Voglio dire che non esiste un
unico criterio del "mangiar sano", ma i criteri sono necessariamente
complessi, tanto complessi che spesso è più efficace affidarsi a prove
ed esperienze sul campo che a calcoli teorici... Chi riesce a
calcolare le calorie, le proteine, i grassi e i carbo ogni giorno?
Post by Andrea Tibaldi
Se me ne posso concedere 300 g al giorno, un pasto con 150 g di carbo non è
sbagliato, l'importante è non sforare con i 300 g.
Non sono uno zonista, quindi non sono neanch'io un maniaco delle
ripartizioni sempre costanti a ogni pasto, anche quelle mi paiono una
teoria troppo complicata e non realmente necessaria...
Però, credo anche che puntare a pasti *in qualche modo* bilanciati,
senza eccessi di un solo nutriente, almeno i pasti principali, aiuta a
tenere sotto controllo l'equilibrio complessivo.
Post by Andrea Tibaldi
Post by Enrico C
Quale consiglieresti di consumare *abitualmente*?
Mi sembra ovvio, quello con IG minore.
E allora, vista l'estrema variabilità dell'IG del riso, non sarebbe
utile l'indicazione dell'IG dello specifico tipo di riso in etichetta?
:)

Ho capito che temi anche usi distorti di quell'informazione, e
concordo... Però simili distorsioni possono avvenire anche con le
altre info nutrizionali, se per esempio si guarda solo alle calorie
per grammo o ai carbo o ai grassi... per sentenziare "ingrassa" o "non
ingrassa"!
Andrea Tibaldi
2006-01-15 11:09:25 UTC
Post by Enrico C
On Sat, 14 Jan 2006 11:09:16 GMT, Andrea Tibaldi wrote in
Provo un attimo a chiudere le fila del discorso, che altrimenti rischia di
diventare improduttivo e infinito.

Dato che l'alimentazione non è una scienza esatta, come e forse peggio della
medicina generale, ogni parametro andrebbe valutato con gli effetti che
produce. Quindi io assumo le calorie che mi servono e il risultato è che
sono in peso forma, assumo alimenti sazianti e il risultato è che non soffro
la fame, assumo la giusta ripartizione dei nutrienti e il risultato è che
mantengo la massa muscolare, la glicemia è sotto controllo, il colesterolo
non aumenta, ecc.
Poi ci sono fattori non quantificabili direttamente, ma con studi ormai
verificati, come i grassi essenziali, i grassi saturi da limitare, ecc.
Sull'indice glicemico non c'è ancora nulla di definitivo, anzi diciamo pure
che non c'è nulla. Se un diabetico se ne può fregare, perché me ne devo
preoccupare io?!?!? Capisci che è assurdo?
Se pensi che l'IG sia così importante, comprati un misuratore di glicemia,
misuratela dopo ogni pasto e scegli gli alimenti che la mantengono più
bassa: semplice.

Lo stesso vale per l'attività fisica: se faccio sport e il colesterolo HDL
non aumenta, la pressione non cala, rimango sovrappeso, il battito cardiaco
a riposo non scende, ecc. Sto facendo sport in modo sbagliato.

Se prendi le regole della dieta italiana, che sintetizzano bene tutto ciò
che serve, e le segui tutte, vedrai che dell'indice glicemico non ne hai più
bisogno.
www.albanesi.it/Dietologia/dietaitalianaregole.htm
Però se usi l'indice glicemico perché "è comodo" e tralasci cose ben più
importanti come l'assunzione di una sufficiente quantità di proteine o di
grassi essenziali...

Andrea Tibaldi
www.cibo360.it
Post by Enrico C
Post by Andrea Tibaldi
Post by Enrico C
Quale consiglieresti di consumare *abitualmente*?
Mi sembra ovvio, quello con IG minore.
E allora, vista l'estrema variabilità dell'IG del riso, non sarebbe
utile l'indicazione dell'IG dello specifico tipo di riso in etichetta?
:)
Ho capito che temi anche usi distorti di quell'informazione, e
concordo... Però simili distorsioni possono avvenire anche con le
altre info nutrizionali, se per esempio si guarda solo alle calorie
per grammo o ai carbo o ai grassi... per sentenziare "ingrassa" o "non
ingrassa"!
Enorme
2006-01-15 12:30:06 UTC
Post by Andrea Tibaldi
Se pensi che l'IG sia così importante, comprati un misuratore di glicemia,
misuratela dopo ogni pasto e scegli gli alimenti che la mantengono più
bassa: semplice.
ROTFL, stai consigliando un comportamento fortemente nevrotico!
E poi ce ne vogliono almeno 3 di misurazioni dopo tot minuti dopo pasto per
capire la velocità di assimilazione.
Spero che tu stia scherzando.

ciao!!!
Enrico C
2006-01-15 15:16:18 UTC
On Sun, 15 Jan 2006 11:09:25 GMT, Andrea Tibaldi wrote in
Post by Andrea Tibaldi
Sull'indice glicemico non c'è ancora nulla di definitivo, anzi diciamo pure
che non c'è nulla.
Io non so se sia così importante.
La tua pagina sull'indice glicemico linka uno studio che lo sostiene.
http://www.ajcn.org/cgi/content/full/76/1/5
--
Enrico C

* cut the ending "cut-togli.invalid" string when replying by email *
Andrea Tibaldi
2006-01-16 16:22:14 UTC
Post by Enrico C
On Sun, 15 Jan 2006 11:09:25 GMT, Andrea Tibaldi wrote in
Post by Andrea Tibaldi
Sull'indice glicemico non c'è ancora nulla di definitivo, anzi diciamo pure
che non c'è nulla.
Io non so se sia così importante.
La tua pagina sull'indice glicemico linka uno studio che lo sostiene.
http://www.ajcn.org/cgi/content/full/76/1/5
Dovresti sapere che UNO studio non significa nulla.
Basandosi su un solo studio puoi dimostrare tutto e il contrario di tutto,
lo dimostra il fatto che basta imparare ad utilizzare pubmed e si può venire
su questo newsgroup a sostenere qualunque tesi. Purtroppo non è così
semplice, una sola ricerca non è scienza...

Andrea Tibaldi
www.cibo360.it
Post by Enrico C
--
Enrico C
* cut the ending "cut-togli.invalid" string when replying by email *
Enrico C
2006-01-16 17:29:47 UTC
On Mon, 16 Jan 2006 16:22:14 GMT, Andrea Tibaldi wrote in
Post by Andrea Tibaldi
Post by Enrico C
On Sun, 15 Jan 2006 11:09:25 GMT, Andrea Tibaldi wrote in
Post by Andrea Tibaldi
Sull'indice glicemico non c'è ancora nulla di definitivo, anzi diciamo pure
che non c'è nulla.
Io non so se sia così importante.
La tua pagina sull'indice glicemico linka uno studio che lo sostiene.
http://www.ajcn.org/cgi/content/full/76/1/5
Dovresti sapere che UNO studio non significa nulla.
Basandosi su un solo studio puoi dimostrare tutto e il contrario di tutto,
lo dimostra il fatto che basta imparare ad utilizzare pubmed e si può venire
su questo newsgroup a sostenere qualunque tesi. Purtroppo non è così
semplice, una sola ricerca non è scienza...
Ma quello citato faceva una rassegna di altri studi. E vari altri ne
sono seguiti... Nulla di definitivo, ok, ma non "nulla"... :)

Per esempio, ecco un recente articolo che, spulciandosi 15 "individual
cohort studies" (cioè il tipo di studi generalmente più attendibili,
come spiegato su
http://www.hsph.harvard.edu/nutritionsource/media.html )
apparsi su Pubmed, ha esaminato il tipo di alimentazione in relazione
all'incidenza del diabete di tipo 2, concludendo tra l'altro che...

"...glycemic index, and glycemic load were significantly positively
correlated with the incidence of type 2 diabetes in several papers"

Tra parentesi, è interessante notare che un altro fattore di rischio è
apparso essere il consumo di "processed meat", carni lavorate...
Al contrario, il consumo di cereali integrali ha mostrato funzione
protettiva.

Comunque, come già detto, credo anch'io che la scelta di alimenti
*sazianti* sia fondamentale, forse anche più dell'IG, come dici, e che
probabilmente una dieta ad alto indice saziante porta spesso come
corrollario un basso-medio indice glicemico, quindi praticamente basta
guardare al primo punto senza preoccuparsi troppo del secondo, (che in
certi casi particolari può portare dei paradossi...) Insomma, le due
cose vanno spesso a braccetto, non sono affatto in contraddizione...


===

http://www.google.it/search?q=define%3A+cohort&start=0&ie=utf-8&oe=utf-8&client=firefox-a&rls=org.mozilla:en-US:official

J Nutr Sci Vitaminol (Tokyo). 2005 Aug;51(4):292-310.

Effect of dietary factors on incidence of type 2 diabetes: a
systematic review of cohort studies.

Murakami K, Okubo H, Sasaki S.

Department of Food and Nutritional Sciences, Graduate School of
Nutritional and Environmental Sciences, University of Shizuoka, Japan.

We systematically reviewed cohort studies on the effect of
nutrient and food intake (except for alcohol) on the incidence of type
2 diabetes, which had been published in English as of May 2004. Using
the MEDLINE (PubMed) database as well as reference lists of searched
papers, 15 individual cohort studies (a total of 31 papers) were
identified. The number of subjects (n= 895-85,060), follow-up length
(5.9-23 y), the number of diabetes cases (n= 74-4,085), dietary
assessment method used (simple food questionnaire, food frequency
questionnaire, food frequency interview, diet history interview, and
24-h recall), and method of case ascertainment (questionnaire, oral
glucose tolerance test, fasting glucose level, death certificate, and
nationwide registry) varied among studies. For nutrients, intakes of
vegetable fat, polyunsaturated fatty acid, dietary fiber (particularly
cereal fiber), magnesium, and caffeine were significantly inversely
correlated and intakes of trans fatty acid and heme-iron, glycemic
index, and glycemic load were significantly positively correlated with
the incidence of type 2 diabetes in several papers. For foods and food
groups, several papers showed significantly decreased risk for type 2
diabetes with the higher consumption of grain (particularly whole
grain) and coffee, and significantly increased risk with processed
meat consumption. Because all the studies were carried out in Western
countries, however, research in non-Western countries including Japan
is needed.

PMID: 16262005 [PubMed - in process]

===
Enrico C
2006-01-17 09:51:03 UTC
Post by Enrico C
Post by Enrico C
http://www.ajcn.org/cgi/content/full/76/1/5
Ma quello citato faceva una rassegna di altri studi. E vari altri ne
Tra parentesi, l'articolo è della Holt, la stessa studiosa dell'Indice
di Sazietà... :)
--
Enrico C

* cut the ending "cut-togli.invalid" string when replying by email *
Enrico C
2006-01-17 15:13:45 UTC
On Mon, 16 Jan 2006 16:22:14 GMT, Andrea Tibaldi wrote in
Post by Andrea Tibaldi
Post by Enrico C
On Sun, 15 Jan 2006 11:09:25 GMT, Andrea Tibaldi wrote in
Post by Andrea Tibaldi
Sull'indice glicemico non c'è ancora nulla di definitivo, anzi diciamo pure
che non c'è nulla.
Io non so se sia così importante.
La tua pagina sull'indice glicemico linka uno studio che lo sostiene.
http://www.ajcn.org/cgi/content/full/76/1/5
Dovresti sapere che UNO studio non significa nulla.
Basandosi su un solo studio puoi dimostrare tutto e il contrario di tutto,
lo dimostra il fatto che basta imparare ad utilizzare pubmed e si può venire
su questo newsgroup a sostenere qualunque tesi. Purtroppo non è così
semplice, una sola ricerca non è scienza...
Ma quello citato faceva una rassegna di altri studi. E vari altri ne
sono seguiti... Nulla di definitivo, ok, ma non "nulla"... :)

Per esempio, ecco un recente articolo che, spulciandosi 15 "individual
cohort studies" (cioè il tipo di studi generalmente più attendibili,
come spiegato su
http://www.hsph.harvard.edu/nutritionsource/media.html )
apparsi su Pubmed, ha esaminato il tipo di alimentazione in relazione
all'incidenza del diabete di tipo 2, concludendo tra l'altro che...

"...glycemic index, and glycemic load were significantly positively
correlated with the incidence of type 2 diabetes in several papers"

Tra parentesi, è interessante notare che un altro fattore di rischio è
apparso essere il consumo di "processed meat", carni lavorate...
Al contrario, il consumo di cereali integrali ha mostrato funzione
protettiva.

Comunque, come già detto, credo anch'io che la scelta di alimenti
*sazianti* sia fondamentale, forse anche più dell'IG, come dici, e che
probabilmente una dieta ad alto indice saziante porta spesso come
corrollario un basso-medio indice glicemico, quindi praticamente basta
guardare al primo punto senza preoccuparsi troppo del secondo, (che in
certi casi particolari può portare dei paradossi...) Insomma, le due
cose vanno spesso a braccetto, non sono affatto in contraddizione...


===

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/entrez/query.fcgi?cmd=Retrieve&db=pubmed&dopt=Abstract&list_uids=16262005&query_hl=1&itool=pubmed_docsum

J Nutr Sci Vitaminol (Tokyo). 2005 Aug;51(4):292-310.

Effect of dietary factors on incidence of type 2 diabetes: a
systematic review of cohort studies.

Murakami K, Okubo H, Sasaki S.

Department of Food and Nutritional Sciences, Graduate School of
Nutritional and Environmental Sciences, University of Shizuoka, Japan.

We systematically reviewed cohort studies on the effect of
nutrient and food intake (except for alcohol) on the incidence of type
2 diabetes, which had been published in English as of May 2004. Using
the MEDLINE (PubMed) database as well as reference lists of searched
papers, 15 individual cohort studies (a total of 31 papers) were
identified. The number of subjects (n= 895-85,060), follow-up length
(5.9-23 y), the number of diabetes cases (n= 74-4,085), dietary
assessment method used (simple food questionnaire, food frequency
questionnaire, food frequency interview, diet history interview, and
24-h recall), and method of case ascertainment (questionnaire, oral
glucose tolerance test, fasting glucose level, death certificate, and
nationwide registry) varied among studies. For nutrients, intakes of
vegetable fat, polyunsaturated fatty acid, dietary fiber (particularly
cereal fiber), magnesium, and caffeine were significantly inversely
correlated and intakes of trans fatty acid and heme-iron, glycemic
index, and glycemic load were significantly positively correlated with
the incidence of type 2 diabetes in several papers. For foods and food
groups, several papers showed significantly decreased risk for type 2
diabetes with the higher consumption of grain (particularly whole
grain) and coffee, and significantly increased risk with processed
meat consumption. Because all the studies were carried out in Western
countries, however, research in non-Western countries including Japan
is needed.

PMID: 16262005 [PubMed - in process]

===
Iome
2006-01-09 19:16:10 UTC
Post by Ciacio
Cosa si intende per riso brillato?
Perchè in molte diete lo sconsigliano? forse per l'alto IG?
--
....veramente per riso brillato si intende il riso sottoposto a lucidatura
con talco, glucosio e oli di vario genere.(Adesso il più usato dalle
industrie è l'olio di Girasole, fino a pochi anni fa veniva usata la
Paraffina)
Per forza gli aumenta l'IG.
Ciao
Antonio